Gibson Les Paul Studio Worn Brown

E’ arrivata oggi dalla Germania, acquistata on line Venerdì su Musik Produktiv. Spedita il giorno stesso con UPS, al terzo giorno lavorativo il corriere era già alla mia porta.

Ho aperto il pacco come un bimbo la mattina di Natale e già la custodia morbida è una figata: sagomata e imbottita il giusto per proteggere cotanto tesoro! Quando poi fai scorrere la cerniera e vedi l’headstock nero lucido con le scritte oro, Gibson e Les Paul Model già stai sognado… Vieni investito dal profumo della ceratura, un misto di caramella mou e cera d’api che preannuncia la bellezza del corpo in mogano con il top in acero canadese non nascosto dalle usuali laccature delle sorelle maggiori. Non che quelle non siano affascinanti, ma la bellezza delle venature del legno non ha prezzo ed il feeling unico sotto le dita è strepitoso.

Il manico è incollato ed ha il classico stile anni ’50 (è un po’ abbondante per chi come me è abituato al C shape della Stratocaster, ma è molto comodo), sull’headstock ci sono le scritte in oro di cui sopra più la cover del truss rod sulla quale è scritto “Studio” in bianco. Le meccaniche sono Grove chiavi verdi Kluson-Style.

Il ponte è un classico Tune-o-matic cromato e il Tailpiece è tipo Stopbar è sempre in Zamak cromato, l’incordatura è costituita da corde originali Gibson da 0.010 a 0.046, forse un pelo leggere sui bassi, ma la voce è garantita dai due pick up: due Gibson Burstbucker Pro.

I potenziometri sono da 300kohm lineari per i volumi (separati per i due p/u) e 500kohm non lineari per i toni, anch’essi separati

Per sentirne la voce la ho collegata ad un Line6 (vedo già i primi che storgono il naso….) e ho impostato prima tutti i DSP a zero e poi ho cercato con la Fender il suono più pulito possibile. A questo punto è stato il turno della nuova arrivata. Al manico è cupa e piena, mentre al ponte ha una voce decisamente potente. Mettendo dentro un po’ di drive dall’ampli i suoni hanno cominciato a rompersi e ne è venuto fuori un crunch con i fiocchi. Adesso non vedo l’ora di provarla su un valvolare… ma è solo questione di tempo!

Appena avrò l’occasione vi farò sapere come sono gli attacchi e il sustain delle note, con un DSP mi sa ma si mascherano un po’…

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2 responses to “Gibson Les Paul Studio Worn Brown

  • elena

    Senti un po’headstock e truss rod, ti denuncio con sustain all’Accademia della Crusca se continui così!!:))

  • jgwolf

    Ciao Elena, credo che headstock si possa tradurre con cavigliera, alcuni addirittura la chiamano “paletta”… truss rod, forse come asta di rinforzo, ma sustain proprio nonmi viene… AIUTO!!! eh eh eh

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