Si avvicina un’altra partenza…

Di solito comincia una settimana prima ed i sintomi si fanno via via più accentuati con il passare dei giorni. All’inizio sembra che mi manchi qualcosa e finisce che vago tra i negozi di dischi cercando chissà cosa; sono questi i momenti in cui finisce che compro cd di gruppi che non avevo mai sentito prima, il più delle volte prendo delle ciofeche come quando mi son portato a casa un paio di dischi dei F.I.R.E.

Altre volte faccio delle belle scoperte come questa volta con Amos Lee, un cantautore folk Americano con il suo ultimo disco, Mission Bell. Sarà che risuona nel mio stato d’animo attuale, ma quel cd sta girando da un pezzo sia sul mio ipod sia nello stereo della mia auto e lo consiglio di sicuro a tutti quelli che come me quando viaggiano amano anche sentire il rumore (suono?) del motore o dell’asfalto sotto le ruote.

Col passare dei giorni che mi separano dalla partenza ho sempre meno voglia di fare, nel senso che non pianifico più nulla, semplicemente faccio quel che capita. Spesso non esco neppure di casa e mi limito a suonare la chitarra o a leggere in maniera disordinata qualche capitolo di vecchi libri. Metto la legna nella stufa e rimango a guardare il fuoco fino a che la brace arde rossa spandendo per la casa i suoi riflessi. A quel punto se ne è andata un’altra giornata e la notte incombe.

L’ultimo weekend (tutta la vita…) andrebbe passato con una persona speciale, ma non sempre mi riesce, anzi ultimamente quasi mai, quindi se il tempo lo consente lo passo con la mia moto, ma ovviamente d’inverno è complicato. Gli ultimi giorni suonano sempre come una promessa anzi come una motivazione per continuare a fare quel che faccio, ma se li passo da solo che cosa mi promettono?

Il giorno prima della partenza affitto un’automobile e riempio trolley e zaino: da anni ormai solo bagaglio a mano anche se me ne starò via per almeno otto settimane. Il frigo è svuotato e pulito, rimane solo qualche bottiglia d’acqua e qualcosa da mangiare a colazione il giorno dopo. Prima di partire abbasso il riscaldamento, controllo che le imposte siano chiuse e che tutto sia in ordine e rimango seduto ad aspettare guardando la mia casa e cercando di fissarne ogni dettaglio, perché otto settimane sono lunghe davvero… Carico in auto i bagagli, chiudo la porta di casa dopo aver dato un’ultima occhiata alle finestre e al garage per assicurarmi che tutto sia ok e mi sento ogni volta come se me ne andassi e tutta la vita si mettesse in stand by.

Di solito parto di Mercoledì con Air France, volo delle 18,10 da Linate e arrivo il giorno successivo a Luanda alle 6,30 del mattino, è Giovedì, ma per me è Lunedì e i 56 giorni successivi sono tutti dei Mercoledì mentre il giorno della mia partenza per tornare a casa sarà comunque un Venerdì

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