TAV: le posizioni politiche

L’Italia è uno strano paese, dove spesso le decisioni vengono prese in base alla convenienza politica, più che a convinzioni ideologiche o all’interesse nazionale, esemplare in proposito le posizioni su due argomenti dei referendum appena votati: la destra sul nucleare (la Prestigiacomo che dice “È finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. “… ma non era vitale per il paese fare le centrali?) e la sinistra sulla privatizzazione dell’acqua (nel 2008 Bersani sosteneva che “L’acqua è un bene pubblico, certo, ma come facciamo in modo che si perda meno acqua? Come facciamo a gestirla meglio? Devo chiamare qualcuno che sappia fare bene quel mestiere lì.“).

E’ difficile trovare una qualsiasi grande opera pubblica che veda d’accordo i due schieramenti, ma il tunnel della Torino Lione sembra sia riuscito a fare il miracolo.

Il progetto è stato portato avanti da esponenti della destra, della sinistra e anche del centro, solo l’estrema sinistra è stata quasi sempre contraria, ecco una sintetica cronistoria di come si è sviluppata la faccenda dal punto di vista politico:

Giugno 1990: Il vertice di Nizza potrebbe essere visto come il punto di partenza di tutta la questione, qui infatti viene deciso di valutare la fattibilità di un nuovo collegamento tra Italia e Francia, erano i tempi del sesto governo Andreotti.

9-10 dicembre 1994: Nel Consiglio Europeo di Essen viene definito un elenco di progetti prioritari nel settore trasporti, nel quale figura la Torino-Lione, all’epoca il presidente del consiglio era, ancora per poco, Silvio Berlusconi.

19 gennaio 1996: A Parigi i ministri dei trasporti italiano (Giovanni Caravale) e francese (Bernard Pons) costituiscono un conferenza intergovernativa (CIG) che ha lo scopo di definire il progetto, al governo troviamo Lamberto Dini.

29 gennaio 2001: Il ministro dei trasporti Pier Luigi Bersani e il collega francese Jean Claude Gayssot firmano un accordo per la realizzazione del collegamento Torino-Lione, al governo troviamo Giuliano Amato.

3 ottobre 2001: Viene costituita la società LTF (Lyon Turin Ferroviaire), filiale di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e di RFF (Réseau Ferré de France), al governo ancora Silvio Berlusconi.

19 settembre 2002: L’accordo del 29 gennaio viene ratificato dal Parlamento Italiano mediante la legge n° 228 del 27-9-2002, approvata con 410 voti favorevoli, 10 contrari e 2 astenuti, questo è probabilmente il punto di non ritorno per il traforo del tunnel, siamo ancora nell’ambito del secondo governo Berlusconi.

21 luglio 2003: La delibera n. 67 – 10050 “Nuovo collegamento ferroviario Torino – Lione. Tratta confine di stato Italia/Francia – Bruzolo” viene approvata dalla giunta regionale del Piemonte, guidata da Enzo Ghigo, appartenente a Forza Italia.

13 dicembre 2003: Il Consiglio europeo approva, tra gli altri, il progetto della Lione-Torino, e stabilisce un finanziamento del 20% a carico dell’UE.

5 maggio 2004: Italia e Francia firmano un “Memorandum d’Intesa” che prevede la divisione in parti uguali delle spese per la maggior parte della linea Torino-Lione (5,2 miliardi di Euro per entrambi i paesi), sempre Berlusconi primo ministro.

1 agosto 2005: Viene approvata dalla giunta della regione Piemonte la delibera n. 16-609 dal titolo “Integrazioni alla DGR 26-12997 del 21 luglio 2004 relativa al parere regionale sul “Nodo Urbano di Torino, potenziamento linea Bussoleno – Torino e Cintura Merci” con annesso elettrodotto a 132 KV “, la regione Piemonte è ora sotto la guida della diessina Mercedes Bresso.

28 giugno 2006 – In una riunione del governo l’allora primo ministro Romano Prodi sostiene che “Si prende atto delle ragioni di tutti, ma è il governo a decidere“.

28 giugno 2008: Viene siglato dai sindaci della Val di Susa il cosidetto “Accordo di Pra Catinat“, che dovrebbe sancire l’adesione degli amministratori locali al progetto, in realtà questo accordo non sarà che l’inizio di altre polemiche.

23 ottobre 2010: Con un voto quasi unanime (512 voti a favore, 1 contrario e 2 astenuti) viene approvata in parlamento una mozione del Partito Democratico a favore della linea Torino-Lione.

Questa breve cavalcata, necessariamente non completa, dato che per raccogliere la storia dei documenti e degli accordi relativi alla linea Torino-Lione ci vorrebbe un’enciclopedia, dimostra in modo abbastanza chiaro che l’opera pubblica più osteggiata della storia ha sempre avuto un appoggio politico quasi unanime.

E forse una delle chiavi di lettura della violenza, figurata ma anche fisica, con cui il movimento noTAV si oppone alla sua realizzazione è proprio in questa unanimità dell’Establishment, una rivolta non solo contro un’opera, ma contro un sistema sempre più lontano dalla gente.

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2 responses to “TAV: le posizioni politiche

  • jgwolf

    Finalmente in un solo post la storia (quasi) completa, bravo e soprattutto bellissimo l’ultimo capoverso. Mi trovi in completo accordo con le tue conclusioni: non è la TAV il vero problema, ma la distanza che ormai divide i governanti dai governati. La gente si è sentita scavalcata dalle lobby e ha perso la fiducia in coloro che siedono pasciuti e sicuri in Parlamento…

  • tobymallon

    Aggiungerei che la votazione di ieri in parlamento è la dimostrazione definitiva della supponenza e arroganza della casta che ci governa, tutti a dire che le province andavano abolite, ma alla prova dei fatti PDL, PD e Lega si sono ben guardati dall’eliminare uno dei pascoli politici più fertili e fruttuosi.

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