One day at Soyo airport

Salgo sul pulmino che mi porterà all’aeroporto e di colpo vengo investito da 100 db di musica africana fatta di percussioni e cori ripetitivi.  A qualcuno non dispiace, ma io infilo gli auricolari e cerco di prendere l’arcobaleno…

Alzo il volume e mi isolo dal resto. La voce incredibile di Ronnie James Dio e la chitarra di Blackmore mi trascinano via. Arrivo al piccolo aeroporto di Soyo e consegno il passaporto per l’ispezione. Entro nella già affollatissima sala d’attesa e trovo una sedia vicino alla porta d’uscita così da avere un po’ di aria fresca da fuori. Siamo a 600 km dall’equatore ma ci sono 21 gradi e se gli angolani hanno il piumino io mi godo il vento fresco sulla pelle delle braccia. Accanto a me c’è un cinese dall’età difficilmente definibile. Sono le 6 e 50 e evidentemente sta facendo colazione. Di tanto intanto affonda una mano dentro ad un sacchetto molto unto e ne tira fuori dei pescetti fritti insaporiti con aceto di mele. La mia colazione si agita nello stomaco… ma evidentemente a lui quella roba piace parecchio perchè intercala un paio di pesci a rutti sonori.

Mi riportano il passaporto e mi consegnano il biglietto: il mio volo sarà alle 10 e 30… guardo l’ipod e deciso di rimettere gli auricolari, contro l’aceto di mele non potranno nulla, ma almeno i rutti me li risparmio! Ieri sera, prima di cena stavo ascoltando una canzone stupenda e allora decido di andarla a riprendere.

Mentre ascolto mi guardo attorno. Un sudafricano di almeno 130 kg sta scrivendo fitto in un libretto da quando sono entrato, un gruppo di filippini sta in disparte ascoltando musica e parlando fitto. Alcune donne angolane parlano a voce altissima nel bel mezzo della sala, alcuni italiani guardano con sguardi inequivocabili alcune ragazzine angolane che hanno si e no 16 o 17 anni…

Per fortuna che James Hetfield mi ricorda che nella vita ad importare è ben altro

Il tempo passa lentamente mentre il cinese ha finito la sua colazione e si alza per andare a guardare fuori dalla porta. Nelle orecchie adesso ho un’altra delle grandi voci del rock accompagnata dalla Gibson forse più grande almeno per gli anni ’60

Robert e Jimmy mi proiettano nel mondo fantasy che avevano immaginato come sfondo a questa che forse è la canzone rock più famosa al mondo. Quando cominci a suonare la chitarrra non puoi fare a meno di cimentarti con l’intro di questo monumento!

Guardo fuori: l’aereo è arrivato, finalmente. Mi metto in fila, consegno il biglietto, controllano ancora il passaporto e mi fan salire.

La prossima volta che salirò su un aereo sarà per tornare a casa e allora la colonna sonora sarà:

So che mi attirerò gli strali dei puristi del rock, ma a mio avviso il mio amico Mark è il chitarrista con la tecnica più raffinata e l’espressività più grande al mondo… con tutto il rispetto per tutti gli altri grandissimi

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