TAV: la storia delle contestazioni

Mentre la politica procedeva con il progetto della linea ad alta velocità Torino-Lione anche le proteste crescevano, di seguito una breve cronistoria di come l’opposizione al traforo del tunnel di base sia aumentata sino ad arrivare ai livelli attuali.

E’ nel 1991 che iniziano le prime inquitudini relative al progetto, la comunità montana della bassa val di Susa chiede chiarimenti su dove dovrebbe passare la linea ad alta velocità, le ferrovie italiane al momento non hanno ancora definito il tracciato, quaindi la domanda resta senza risposta, almeno sijno all’anno dopo, quando il tunnel di base viene per la prima volta al consiglio regionale piemontese.

A quel punto le iniziative contro la nuova linea iniziano a prendere consistenza, in dicembre nel cinema di Condove l’associazione Habitat simula, sulla base di una registrazione del TGV francese, il rumore che farebbe il treno ad alta velocità in Val di Susa.

Nel 1993 le uniche forze politiche regionali contrarie all’opera in piemonte erano Rifondazione Comunista, i Verdi e la Lega Nord, che avrebbe cambiato ben presto idea, dopo una purga interna; del tutto diversa la posizione dei politici locali, il primo comune a deliberare contro la linea TAV è quello di Condove, seguito a breve da altri sei (Mompantero, Bussoleno, S. Didero, Villarfocchiardo, Vaie, VillarDora). Poco prima della fine dell’anno sono 17 i comuni che firmano il cosiddetto “documento dei quattro no”, in cui i rappresentanti dei comuni dichiarano di essere contrari alla linea TAV per i seguenti motivi:

No perchè la valle di Susa non è in grado di sopportare altre infrastrutture;
No Perchè la qualità dell’ambiente è un diritto fondamentale della comunità locale;
No perchè le scelte vengono assunte in palese contrasto con il diritto dei cittadini di avvalersi del bene natura quale elemento prioritario della vita;
No perchè è demagogico affermare che la costruzione della linea ad Alta velocità risolva il problema occupazionale in valle.

I comuni che sottoscrivono il documento diventano 25 nel gennaio 1994, anno in cui le contestazioni pubbliche ai politici regionali si moltiplicano, nonostante questo a Essen il progetto della Torino-Lione, come parte del corridoio 5, viene approvato dalla Comunità Europea.

Proteste, convegni e contestazioni continuano sino al 1996, quando l’escalation del conflitto fa due  passi avanti. Il primo è la causa intentata dai comuni per impugnare il decreto con cui il prefetto ha concesso alla società Alpentunnel di iniziare i sondaggi preliminari (la richiesta di sospensione verrà rspinta dal TAR), il secondo un attentato che danneggia una delle trivelle impiegate per i sondaggi. In questi due anni praticamente tutti i comuni della valle si uniscono al fronte del no, a eccezione di Susa, che spera di avere una stazione della linea.

Da questo momento sino al 1999 la linea TAV sembra andare incontro a una cancellazione, prima per la crisi giudiziaria che spazza via i vertici delle ferrovie, poi per le perplessità date dalla realizzazione da parte della Svizzera di tunnel feroviari che alleggerirebbero il carico di traffico sulla direttrice italo-francese, ma l’incidente del tutnnel del Monte Bianco del 24 marzo cambia le cose, e il prpgetto torna a riprendere forza. Allo stesso modo le proteste ricominciano, e l’opposizione al progetto si allarga, superando i confini del Piemonte e spandendosi in tutta Italia. Iniziano così le marce e le manifestazioni di massa, e si inizia a pensare a formare liste noTAV per le elezioni regionali e provinciali, arrivando così al primo confronto sul terreno: dopo il prologo della marcia Susa-Venaus nell’ottobre 2005 si formano dei presidi a Borgone, Bruzolo e Venaus.

Si tratta di una protesta non violenta contro i cantieri per le trivellazioni geognostiche, tra alterne vicende le occupazioni continueranno sino a fine anno, quando con un blitz notturno i carabinieri sgombrano il cantiere di Venaus, una trentina di contusi il bilancio degli scontri, a seguire viene proclamato lo sciopero generale della Val di Susa.

Nel 2006 si tengono le olimpiadi invernali a Torino, e il movimento noTAV ne approfitta per farsi propaganda durante il passaggio della fiaccola olimpica, mentre negli anni successivi è un succedersi di incidenti, scontri, occupazioni di cantieri e manifestazioni di protesta, tra questi possiamo ricordare l’incendio doloso che , nel dicembre 2009, distrusse il presidio noTAV di Bruzolo e, nel gennaio 2010 il blocco dell’autostrada del Frejus.

Sul fronte politico va ricordato che le elezioni regionali del 2010 vedono vittorioso il candidato del centro-destra, Roberto Cota, che prevale per meno di 10.000 voti su Mercedes Bresso, presidente uscente; il movimento Cinque Stelle e la galassia di partitini facenti capo a Renzo Rebellino, entrambi ferocemente contrari alla linea TAV, ottennero oltre 126.000 voti, più del 5%.

Durante la campagna elettorale venne diffuso un video contro la Bresso, che in seguito si rivelò una montatura, non è azzardato affermare che la questione TAV è costata al centrosinistra il governo della regione Piemonte.

I fatti recenti sono cronaca, e vedono un ulteriore inasprirsi dello scontro, tra battaglie campali (a proposito delle quali si è parlato di eversione) e invio di pallottole; una cosa sola è certa, in futuro ci saranno scontri altrettanto duri, anzi probabilmente assisteremo a un ulteriore inasprirsi della lotta.

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