Zombie

Era un brutto affare, due impiegati uccisi e un terzo ferito gravemente. C’erano un sacco di testimoni che avevano visto l’accusato sparare a bruciapelo col fucile da caccia del padre e avevano descritto la scena ai poliziotti intervenuti da li a pochi minuti. L’accusato non era fuggito, non aveva cercato di attaccare altre persone. Era rimasto seduto davanti alla porta di casa dopo aver gettato il fucile. Aveva chiamato lui stesso la polizia e poi aveva aspettato la pattuglia senza dire una parola. Un brutto affare, ma un caso semplice. Questo passava per la testa dell’avvocato d’ufficio mentre leggeva i rapporti della polizia. I tre impiegati lavoravano per una ditta specializzata in recupero crediti incaricata dallo Stato di esigere il pagamento delle multe. Un lavoro semplice: il cervellone della polizia mandava a quello della ditta la lista con nomi ed indirizzi di chi aveva una multa da pagare assieme a tutti i dettagli necessari e quasta spediva le raccomandate per avvisare il cittadino che doveva pagare una multa. Se non pagava procedeva al recupero forzoso del dovuto più la multa di legge.  L’avvocato stava aspettando il suo cliente nella sala incontri del carcere. Una telecamera lo scrutava dall’alto, ma questa non era una scena inconsueta per lui, in dieci anni di cariera come avvocato era stato forse centinaia di volte in quella situazione. Ora nel suo studio mancavano i praticanti e gli era toccata questa piccola grana della difesa d’ufficio di uno tizio che era andato di testa ed aveva sparato davanti a un mare di testimoni. Non ci sarebbe voluto tanto.

La porta si aprì ed entrò per prima la guardia con il solito sorriso, salutò e fece entrare l’accusato che si sedette di fronte all’avvocato mormorando un saluto. Lo guardò stupendosi della sua età e del suo aspetto. Diede un occhiata alle carte nella cartelletta e vi lesse età e professione:40 anni, professione funzionario di banca, divorziato. I figli vivevano con la ex moglie in un’altra città.

Alzò gli occhi e si rese conto di essere stato in silenzio per qualche minuto, guardò il suo cliente e gli chiese di descrivergli quello che si ricordava di quanto successo quella mattina.

-Vede avvocato – cominciò il cliente – la storia è iniziata qualche mese fa e non potrà capire cosa è successo oggi se non le racconto tutto. All’inizio dello scorso anno io e mia moglie, la mia ex moglie, abbiamo deciso di separarci e nel giro di un anno abbiamo ottenuto il divorzio, essendo la richiesta consensuale. Lei ha un buon lavoro e di comune accordo abbiamo deciso che io mi sarei trasferito nella casa che occupo ora, che era la nostra casa di campagna. Fortunatamente si trova anche piuttosto vicina alla banca dove sono stato trasferito e quindi mi sembrava una buona soluzione. Partecipiamo entrambi alle spese di mantenimento dei figli, anche se alla fine pago parecchio di più io, ma almeno non ho avuto da pagare anche gli alimenti. Posso andare a vedere i miei figli quando voglio, ma negli ultimi mesi la mia ex moglie ha iniziato una relazione con un collega e quindi abbiamo deciso che poteva essere sconveniente ed imbarazzante se io fossi andato a trovarli mentre lui era a casa con lei… mi capisce vero, avvocato? Così abbiamo deciso che i giorni migliori sono il venerdì ed il lunedì, vado a prendere i ragazzi a scuola e li porto da me… sa com’è, un bel weekend lungo e i ragazzi si divertono quando sono con me. Purtroppo un lunedì ho avuto un incontro piuttosto lungo in banca e sono uscito in ritardo. Ho provato a chiamare la mia ex moglie per chiederle di andare a prendere i ragazzi  a scuola, ma era impegnata e mi ha anche detto che gli accordi erano chiari e che non potevo cambiarli sempre per i fatti miei, poi la linea è caduta perchè come sanno tutti nelle gallerie del centro commerciale nuovo la linea è pessima… Così son corso fuori dalla banca ed ho preso la mia macchina sapendo che sarei arrivato in ritardo. Di sicuro devo aver passato qualche multavelox e in un giorno ho preso tre multe per eccesso di velocità.  Dopo qualche mese mi è arrvata una cartella esattoriale che mi richiedeva un pagamento spropositato: ogni multa è triplicata ed in più dovevo pagare una ulteriore multa per  il ritardo. Mi sono rivolto al comando di polizia che ha elevato le contravvenzioni e mi è stato detto che avevano spedito una raccomandata pochi giorni dopo il fatto e che non era mai stata recapitata, quindi si sono rivolti all’agenzia di recupero crediti incaricata dallo Stato che ha provato per due volte a recapitarmi le ingiunzioni di pagamento, purtroppo avevano l’indirizzo a cui abitavo da sposato e la mia ex moglie non ha voluto ritirare la raccomandata. Nel frattempo i miei rapporti con lei si erano piuttosto complicati e non mi ha mai detto di quelle raccomandate… Il risultato è che questa agenzia mi richiede quasi cinquantamila euro. Lei capisce avvocato, che col divorzio ho dovuto farmi carico di molte spese e ora ho il mutuo della casa tutto sulle mie spalle e in più le rate della macchina e le spese dei figli: io quei soldi non li ho… E così han deciso che dovevano pignorarmi i mobili e anche la moto e che avrebbero messo un’ipoteca sul mio stipendio. Qualche giorno dopo sono andato a prendere i miei figli e la mia ex moglie mi ha comunicato che per un po’ non avrei potuto vederli, almeno fino a quando non mi fossi sistemato; voleva evitare ai suoi figli lo shock di avere un padre in bancarotta e siccome a casa sua si era traferito lui, non era il caso di stare li con loro… lei capisce avvocato, sarebbe stato imbarazzante.

L’avvocato lo guardava con espressione triste e cominciò a dire che date le circostanze avrebbero dovuto basare la difesa su una momentanea perdita di lucidità, un’incapacità di intendere e volere transitoria dovuta allo stress continuato a cui era stato sottoposto negli ultimi mesi. A questo punto il suo cliente lo stupì esplodendo in una fragorosa risata.

-Avvocato- disse appena si fu ripreso dalla risata – le ho chiesto più volte se lei capisse la situazione, ma vedo che è rimasto solo in superficie e non ha compreso ciò che mi è accaduto. Io non ho avuto una perdita di lucidità momentanea, ho passato gli ultimi quarant’anni in stato di semi-coscienza, per tutta una vita ho creduto ciecamente a quanto mi è stato insegnato e ho vissuto secondo i dettami di un sistema che mi ha svuotato. Quel che conta per tutti è avere la macchina bella, la casetta al mare, fare le ferie ad agosto per mostrare a tutti che si può andare in isole lontane a spendere soldi che magari non abbiamo… cresciamo i nostri figli alla stessa maniera e se non diamo un cellulare all’ultima moda ad un ragazzino di otto anni ne facciamo un emarginato nella sua classe fino ad arrivare ad allontanarlo dal padre se questi diventa “povero”. Abbiamo svuotato la società di tutto quello che per millenni l’ha tenuta assieme e lo abbiamo sostituito con oggetti da consumare in fretta. Anche l’amore si consuma in fretta, non si prova mai a ripartire, ad aggiustare… è molto più facile infilarsi in un altro letto… piuttosto che cercare di capire cosa non funziona nel proprio. Per quaranta anni ho vissuto come se avessi l’alzheimer, ricordavo cose accadute quando ero bambino ma mi sfuggiva completamente il senso della realtà che si sviluppava accanto a me. Fino a due giorni fa, quando ho realizzato cosa mi stava succedendo: ero diventato una pecora da tosare e poi da macellare quando non ci fosse più stata convenienza nel tosarla… E allora ho deciso che per un giorno non sarei stato una pecora, ho deciso che non mi avrebbero ne macellato ne tosato, che se avessero voluto avrei pagato le multe al valore originale, che non avrei mantenuto una ditta di sanguisughe che intasca corpose percentuali su quanto riscuote, che non avrei accettato uno Stato che alza bandiera bianca di fronte alla sua incapacità di esigere quanto dovuto, ma lo svende a qualche arruffone dandogli anche strumenti giuridici degni del peggior strozzino…No, non ero impazzito ieri, non sono mai stato più lucido di così.

L’avvocato gli fece notare che quella non poteva essere una linea di difesa, ma che al contrario lo avrebbe portato direttamente in carcere per omicidio volontario.

Il cliente non lo ascoltò neppure e disse

– dopo quarant’anni di incapacità di intendere e di volere ho avuto un attimo di lucidità e ho provato pena e disperazione per me stesso. Ho deciso che non avrei permesso a degli zombie di prendersi la mia dignità senza resistere. Mi spiace di aver fatto del male, ma non c’era modo di comunicare… erano incapaci di intendere e di volere… –

Ormai non ascoltava più nessuno e l’avvocato chiamò la guardia che lo ricondusse in isolamento.

L’avvocato raccolse le sue cose e si diresse verso l’uscita. Non avrebbe potuto fare molto per il suo cliente, ma quasi certamente avrebbe ottenuto la semi-infermità mentale, in effetti era chiaro quanto quella persona fosse disturbata…

Guardò l’orologio e si rese conto che era in ritardo per la visita ai suoi figli a casa della ex moglie e accelerò il passo. Raggiunse la sua Mercedes nuova e partì veloce senza pensare alle rate della casa al mare che aveva appena acquistato e non si rese neppure conto della macchina fotografica che inquadrava la sua targa e che stava trasmettendo i suoi dati al comando della polizia locale… Da bravo zombie non aveva ancora afferrato la realtà… non ancora

 

Ovviamente questa è una storiella di pura fantasia (e quando volete che capiti che qualcuno riceva una cartella esattoriale del genere…) e ogni somiglianza della ditta di recupero crediti dei tre malcapitati con equitalia è, ovviamente… ci mancherebbe altro, solo casuale. Doveste incontrare, da oggi in poi, dei personaggi che vi ricordano degli zombie … beh, anche quello è un caso…

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9 responses to “Zombie

  • tobymallon

    Bel racconto, o meglio bella immagine della nostra società… però a differenza degli zombie ci si può risvegliare, e credo che molti incomincino a farlo.

  • gracekellykitchen11

    Bello. Mi è piaciuto davvero tanto. La società sta andando a rotoli, ma possiamo cambiarla iniziando dalle piccole cose… 🙂

    • jgwolf

      Sono sempre state le piccole cose a cambiare le situazioni, le decisioni prese quotidianamente e le scelte dei singoli, prese tutte assieme hanno sempre generato il cambiamento. I “leader” sono solo persone che riescono a fungere da collettori, ma il cambiamento deve nascere dalla volontà della gente. Sono i popoli che generano i leader, non viceversa

  • marghe61

    Splendido.Ironico e nello stesso tempo triste.Speriamo davvero che qualcosa cambi nella nostra società, forse quello che ci sta succedendo, ci potrà risvegliare? In fondo per chi vuole, dagli sbagli si possono trarre degli insegnamenti.

    • jgwolf

      Benvenuta!

      Imparare dai propri errori è un processo naturale che però stiamo facendo di tutto per dimenticare. Ci vuole che le persone oneste prendano finalmente la decisione di cambiare un sistema che ha dimostrato di non funzionare e di essere sostanzialmente disumanizzante, per sostituirlo con qualcosa di più vicino alla gente. Parole come responsabilità individuale e altruismo dovrebbero riprendere il loro valore…

  • Ma l’Italia potrebbe essere un regime a sua insaputa? « orbitsville

    […] Giusto per chiarire quale sia la mia posizione su equitalia vi rimando a questo post […]

  • ninatrema

    Non concordo con la tesi del racconto. Sparare a tre ingranaggi della macchina anziché renderti libero ti fa entrare in carcere. Il protagonista passa da una stupidità a un’altra, sempre e comunque prevista dal sistema che, infatti, viene punita secondo il sistema. Gli impiegati di una ditta di recupero crediti smettono di essere persone? Dobbiamo incoraggiare la violenza?

    • jgwolf

      Assolutamente no, non mi pare che la violenza abbia mai veramente risolto nulla. Diciamo che il problema se mai è un altro: siamo zombie e non siamo più in grado di sfuggire al brainwashing che subiamo? Siamo noi, noi tutti, che se accettiamo certe logiche forse smettiamo di essere persone. Il personaggio principale di questo raccontino non è colui che ha sparato, ma l’avvocato. Crede ancora di avere una vita mentre tutte le scelte sono già state fatte al di sopra di lui.
      L’omicida è solo una persona che ha ceduto a ciò che possiamo definire “l’ultimo rifugio degli sciocchi”, la violenza

      • ninatrema

        mmm… capito. Leggendolo avevo più l’impressione del “contagio”: l’uomo che spara che parla con l’avvocato e l’avvocato che, magari, chi lo sa, ci sta pensando su e così, da cosa nasce cosa… Credo che a volte basti molto meno per far scattare un click che mette in moto l’autocritica, l’ironia, la visione di se stessi dall’esterno; quando al “dopo” Pirandello lo ha esaminato più volte e lo vedeva dal lato della pazzia. Riguardo il tema zombie sociale consiglio la visione di “Gente comune” opera prima di Redford, secondo me calza ma è un’opinione 🙂

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