Prima regola di un regime: reprimere il dissenso

Per sostenere l’affermazione contenuta nel titolo si possono fare decine di esempi riferiti a qualunque dittatura presente o passata, di qualunque ispirazione sociale (marxista o fascista poco cambia alla fine…) e di qualsiasi ordinamento politico (le famose “repubbliche” sud e centro americane o quelle sovietiche o in generale est europee). Che ci sia un uomo solo al comando per forza dell’esercito o per mancanza di concorrenti alla carica, che esista un partito unico o un parlamento di fantocci poco cambia, la regola è sempre la medesima: chi canta fuori dal coro deve essere zittito con ogni mezzo. Nelle dittature manifeste si usa immediatamente la forza fisica (i picchiatori di fascista memoria o la polizia segreta tanto cara ai comunisti sovietici) mentre nelle democrazie apparenti si usano mezzi più raffinati. Sono le leggi votate “democraticamente” dal parlamento con la scusa di tutelare gli interessi della comunità a fungere da strumento per garantire il silenzio tanto caro alla classe (Casta?) dominante. Capita così che le leggi sui diritti d’autore vengano usate per oscurare siti che fanno controinformazione o per rimuovere contenuti sgraditi alla Cricca dei potenti. B ne ha fatto largo uso, ma il consenso sui copyright è incredibilmente trasversale. Per dar forza a questa legge si è paventato il collasso dell’industria dell’intrattenimento millantando perdite miliardarie. Qualcuno si è spinto a dire che nel futuro non sarà più possibile produrre pellicole come Avatar dati gli alti costi non coperti a causa delle copie pirata. A me sembra una stupidaggine immensa, ma ne riparlerò in un altro post, quel che conta qui è che chi detiene il potere sfrutta l’ingordigia e l’incapacità di adattarsi alle nuove realtà di imprenditori fossili per far votare leggi che sono funzionali al bisogno primario della Cricca al potere: mantenere il controllo sull’informazione riducendo al silenzio chi la pensa diversamente.

Per anni Beppe Grillo ha denunciato questo sistema di censura di stato, essendone stato vittima lui stesso varie volte, dalla cacciata dalla RAI fino alla cancellazione dei suoi video su youtube proprio con l’accusa di violazione della legge sui diritti d’autore. I suoi spettacoli sono strumenti di conoscenza per le persone che altrimenti avrebbero solo un sistema di media allineato a cui attingere. Ha scoperchiato calderoni putrescenti mostrando al pubblico l’estensione del malaffare in Italia (e non solo), ha dato voce a chi veniva schiacciato dall’indifferenza dei giornali, ma principalmente ha stigmatizzato un modo di agire tirannico delle persone che gestiscono il potere, mostrando come le leggi vengano piegate alle necessita di lobby e di politici corrotti contro l’interesse ed il benessere delle persone comuni. Dopo tutte queste battaglie non mi aspettavo certo che lo StaffGrillo cedesse al medesimo giochino. Qualche tempo fa un duo satirico (Massimo Merighi Tony Troja ha postato su youtube un video in cui si ponevano delle domande sulla posizione del comico genovese all’interno del M5S, ma se lo cercate ora riceverete questo messaggio.

Personalmente stimo molto il M5S. Quando si discute di politica e io affermo che non è possibile votare ancora certe persone spesso mi sento rispondere: perché dall’altra parte chi vorresti votare? come se esistessero solo i concetti di inizio novecento di destra e sinistra… Io di solito comincio a parlare del M5S come alternativa reale pur conoscendone bene i problemi interni. E’ sicuramente un esperimento nuovo e diverso di politica dal basso e lo ho considerato da subito molto interessante.

Però se lo StaffGrillo fa rimuovere un video che considera fastidioso, se chi compone il movimento crede fideisticamente al fondatore… se usa gli stessi mezzi che dice di combattere… allora è lecito avere dei dubbi.

Grillo dice che M5S non è un partito e forse ha ragione, ma quando si segue fideisticamente un leader forse bisognerebbe parlare di setta…

Aspetto che Grillo smentisca e faccia rimettere al suo posto il video, sarebbe un’enorme delusione non poter credere neanche in chi mi ha mostrato la possibilità di una politica diversa

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