La manovra calzino

In un balletto che ha dell’allucinante e che sarebbe comico se il palcoscenico non fosse affacciato su un cratere ribollente di magma, la manovra correttiva si sta avvicinando alla sua forma definitiva. Forse in onore del profilo a stivale dell’Italia i provvedimenti iniziali sono stati cambiati più volte, rivoltando la stesura iniziale come un calzino… un calzino puzzolente a dire il vero.

Non è detto che non ci siano altri stravolgimenti, ma se le cose rimangono così la formalizzazione della manovra potrebbe significare la pietra tombale sulle speranze dell’Italia a dell’Euro di evitare il fallimento. Ma quale è stato il percorso che ci ha portato a questa situazione?

Tutto nasce con l’accordo per il pareggio di bilancio, in pratica abbiamo promesso all’Europa che nel 2014 l’Italia avrebbe raggiunto l’obiettivo del deficit zero, non il ridicolo “avanzo primario” sbandierato negli anni scorsi, il vero e proprio pareggio.

La finanziaria di luglio lasciò interdette molte persone, in pratica non si faceva niente sino al 2014, casulmente data delle elezioni, poi entravano in vigore una serie di norme che avrebbero portato i conti in ordine. Una persona normale che debba rientrare dal debito in tre anni inizia subito a risparmiare, non conta di risolvere la situazione all’ultimo minuto, il rischio è troppo grande, così politici ed economisti hanno iniziato ad agitarsi, e i mercati finanziari hanno iniziato a mettere in crisi i titoli di stato italiani.

E quì necessita una breve spiegazione, il nostro debito sovrano è pari a 1.900 miliardi di euro, pertanto se il tasso di interesse che dobbiamo pagare a chi ci presta i soldi aumenta dell’un percento noi dobbiamo sborsare la bellezza di 19 miliardi di euro in più, una manovra economica in fumo. E’ evidente che dobbiamo cercare di mantenere il tasso il più basso possibile, ma in realtà questo si è rivelato impossibile, si parla molto di spread tra i bund tedeschi e i BTP italiani, quello è il prezzo della minore fiducia che ha l’investitore nel nostro paese. Come si vede dal grafico i nostri titoli decennali stanno subendo una vera e propria impennata dei tassi.

Il rally dei tassi è iniziato il 4 agosto, il giorno prima Berlusconi è andato a dire alle camere che andava tutto bene, che il paese era solido, che al pareggio di bilancio ci si sarebbe arrivati presto, che la manovra appena preparata andava bene, insomma il paese dei balocchi dietro l’angolo. Purtroppo il giorno dopo si è scatenato l’inferno sui mercati, mentre la borsa crollava si alzava anche il differenziale tra i nostri tassi e quelli tedeschi, mentre si abbassava quello con i titoli spagnoli, la soglia del 6% è vicina, e anche la strada già intrapresa da Grecia, Irlanda e Portogallo, paesi ormai falliti e tenuti in vita artificialmente.

A questo punto la Banca Centrale Europea si adoperava per calmare le cose, comprando i nostri titoli, in attesa di una manovra bis, che veniva preparata e poi ri-ri-rivoltata.

Ecco, credo possiamo dire che hanno buttato i loro soldi, a meno che… c’è una possibilità che mi frulla in testa, è altamente improbabile ma potrebbe essere corretta. Per non giocarsi del tutto la rielezione il presidente del consiglio potrebbe accogliere alcuni degli emendamenti dell’opposizione, rimpolpare la manovra dal punto di vista finanziario e mettere tutti sullo stesso piano.

Difficile che sia così, troppo fine, semplicemente Berlusconi ha da tempo perso la testa, del resto ha ormai 75 anni, non vuole andarsene ma nemmeno riesce più a capire cosa è necessario fare per rimettere in rotta l’Italia, e la sua corte dei miracoli ne capisce ancora meno, aspettiamo e vediamo, sperando che l’italico stellone ci dia una mano.

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