Retromarcia

Ve li ricordate i peana al liberismo, alla deregulation, al mercato visto come organismo perfetto e autoregolantesi?

Teorizzato dalla scuola di Chicago, propugnato da economisti come Milton Friedman e Alfred E. Kahn, realizzato da politici come Jimmy Carter, Margaret Thatcher e Ronald Reagan, esportato in tutto il mondo da organizzazione come Banca Mondiale, WTO e FMI l’ultraliberismo sembrava essere la panacea a tutti i mali, la bacchetta magica in grado di risolvere i problemi del mondo.

Poco importava se l’applicazione delle dottrine dei “Chicago boys” aveva portato l’Argentina al fallimento e causato la crisi economica attuale (no, non ne siamo fuori, anzi), poco importava se lo stato, nemico principe dell’ultraliberismo, veniva invocato per salvare banche e industrie “too big to fail”, il mercato doveva essere libero… e selvaggio, aggiungo io.

Ora due notizie segnano una decisa inversione di tendenza; per prima la Banca Nazionale Svizzera, che è intervenuta per evitare un ulteriore apprezzamento del franco svizzero con toni molto duri (i grassetti li ho messi io, loro li hanno solo pensati):

Con effetto immediato non sarà più tollerato un cambio euro/franco al di sotto di 1,2

Il franco a 1,2 contro euro è comunque sopravvalutato La Banca centrale punta ad un sostanziale e sostenuto indebolimento della moneta

L’azione sarà all’insegna della massima determinazione, siamo pronti ad acquistare quantitativi illimitati di valuta estera

Se la situazione economica dovesse renderlo necessario, o se dovessero emergere rischi deflattivi, saranno adottate misure supplementari.”

In pratica la massima autorità economica svizzera impedirà con ogni mezzo al mercato di regolare il valore della propria moneta, una vera e propria opzione nucleare che non mi risulta abbia precedenti, questo l’effetto della decisione sul cambio:

Per l’andamento del cambio nei mesi precedenti vi rimando a questo post.

L’altra notizia è relativa al piano del presidente americano Obama, definto American Jobs Act, e teso a ridurre la disoccupazione; anche qui non mancano i toni forti:

La questione stasera è se di fronte a una crisi nazionale saprete fermare il circo della politica e fare qualcosa per aiutare l’economia

Mentre la maggioranza degli americani fa fatica ad arrivare a fine mese, una minoranza opulenta e le grandi imprese godono di privilegi fiscali esclusivi

La normativa fiscale dovrebbe favorire le imprese che creano più lavoro, non quelle che possono permettersi i migliori lobbisti

Il piano prevede un esborso complessivo di 400 miliardi di dollari che saranno finanziati, e questa è la bomba, dagli introiti ricavati dal ritorno delle imprese delocalizzate all’estero, che ritornando in patria godrebbero di una tassazione al 5%. I conti sono presto fatti, stiamo parlando di un reddito globale di 8.000 miliardi di dollari, mica noccioline, che tornerebbe in USA alla faccia della globalizzazione e del neoliberismo… una misura in perfetta ottica protezionistica, che tra l’altro beffa le industrie rimaste sempre in patria.

Non so se Obama riuscirà a far approvare il suo piano, in ogni caso si tratta di due notizie di portata epocale, tale da decretare un addio o almeno un serio ripensamento sul Re Mercato, entità da lasciare libera (e selvaggia)… almeno sino a ora.

Naturalmente i TG italiani sono concentrati su altro, e poi comincia il campionato di calcio.
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