Statale 586 della Valle dell’Aveto, estate 2011

Val d’Aveto, estate. Sto guidando piano in equilibrio tra i tornanti e il cielo blu senza una nuvola che  incornicia la valle e colora il fiume che scorre un centinaio di metri più in basso di un verde smeralo intenso. Non ho voglia di correre, ho solo voglia di lasciar rotolare gli ultimi mesi fuori dalla testa: l’hanno affollata per troppo tempo e ora devo cambiare l’aria stanca che mi aleggia tra i pensieri. La mia moto mi asseconda e il motore gira sornione senza disturbare troppo con il suo rumore, coccolandomi tra una piega e l’altra. So che quando rientrerò a casa i miei fantasmi saranno ancora li, ma per ora sto bene ed è questo che conta. Lascio correre lo sguardo lungo la striscia d’asfalto e vedo in lontananza una figura che scavalca le barriere che separano la strada dalla forra in cui scorre il fiume. Rallento. Che vorrà fare quel tizio? Accosto e mi fermo dietro la sua auto. Non da segno di avermi notato. Lascio la moto sul cavalletto, tolgo il casco e lo appoggio sul serbatoio. -Serve aiuto?- Mi guarda e non dice nulla, poi si volta e guarda ancora verso il fiume. Guardo anch’io il precipizio e mi avvicino lentamente. -Se hai perso qualcosa posso darti una mano a cercarlo…- Comincio e lui mi interrompe. -Cosa vuoi?- mi chiede senza guardarmi. -Nulla, davvero, ero solo stanco e ho pensato di femarmi qui per qualche minuto, ti ho visto scavalcare e ho pensato avessi perso qualcosa- Nel frattempo lo raggiungo e mi siedo sulla balaustra a meno di due metri da lui. Cerco di riempire il silenzio con qualche banalità ma ad un certo punto lui si volta verso di me e per la prima volta lo guardo negli occhi. – Anch’io mi son fermato qui perché sono stanco- mi dice. Lo osservo più attentamente e il suo viso mi comunica solo un’immensa stanchezza, non disperazione o rabbia, solo una profonda stanchezza. I suoi occhi sono arrossati e cerchiati come se non dormisse da cento notti e ha una sfumatura grigiastra, esangue, come se fosse malato. Da quando ho smesso di guardarlo e ho cominciato ad osservarlo noto altri particolari: ha un orologio di pregio e i suoi vestiti, se pur semplici sono di marca. La sua Mercedes nera è pulita ed è l’ultimo modello.

-Da dove vieni?-

Indica verso le mie spalle – Dalla pianura-

-Vengo anch’io da la- dico – anche a me piace guidare tra queste colline quando ho qualcosa che mi appesantisce la testa, qualche pensiero da far volare via-.

Mi guarda ancora, questa volta ho l’impressione che mi veda. Guarda la moto e poi comincia a parlare ricordando. – Anch’io venivo qui in moto, risalivo la valle e poi, oltre lo spartiacque, scendevo giù al mare. Era bello sentire la strada scorrere, vedere le colline coi loro boschi aprirsi di fronte alla moto e alla fine arrivare al mare.-

Lo guardo e sorrido e lui prosegue – Quando arriva l’estate non c’è nulla di meglio di una passeggiata tra queste valli per dimenticare l’afa della pianura… e magari qualche pensiero che spesso ci affligge: una delusione, una sconfitta di troppo…-

Mentre lo ascolto parlarmi del suo lavoro mi vengono in mente i versi di una vecchia canzone…:

Strangers passing in the street

by chance two separate glances meet

I am you and what I see is me”

 

Mi parla dei suoi sogni e di quante volte li ha visti crollare, ma soprattutto mi dice di quante volte ha ricominciato senza lamentarsene troppo -La prima volta che mi è capitato- mi dice -mi son sentito come un naufrago lasciato su una spiaggia. All’inizio ho creduto che avrei potuto solo morire da solo in quell’isola deserta, poi ho visto che comunque facevo quel che serviva per continuare a vivere, anche se tutto era privo di significato e avevo l’impressione che stessi limitandomi a respirare.-

Lo ascolto mentre mi racconta di come ha incontrato la donna più importante della sua vita e di come ha sognato di avere un futuro con lei. Mi racconta delle difficoltà divenute giorno dopo giorno sempre più grandi, sempre più insormontabili, fino a quando lui non ha detto basta… a quelle condizioni non poteva più continuare. -Alla fine- mi dice -sono ancora su quella spiaggia e mi limito a respirare giorno dopo giorno sperando che il mare mi porti ancora qualcosa. Il problema è che la spiaggia è la medesima, il mare anche, le situazioni sono molto simili, ma a me sembra tutto diverso e dopo averci pensato tanto credo di aver capito cosa c’è che rende tutto differente. Io sono cambiato in maniera irreversibile, sono passati dieci anni e non so se ho ancora la forza per ricominciare.-

-La vita è un po’ come quel beep-beep- gli dico e lui mi guarda senza capire. -Si, quel cazzo di roadrunner, quello inseguito da Willy il coyote.- Spiego sorridendo e lui sorride di rimando. -Ecco, noi invece siamo tutti come Willy il coyote, siamo condannati ad inseguire sempre un sogno ma abbiamo solo la nostra perseveranza e quella diavolo della A.C.M.E. assolutamente inaffidabile..Ma proprio come quel Willy non possiamo fare altro che continuare a provarci anche se sappiamo che forse non riusciremo mai ad afferrarlo davvero quel cavolo di beep-beep-

Il sorriso si allarga e si siede anche lui sulla balaustra. -Si ma se gli mettiamo le mani addosso gli facciamo il mazzo tarallo a quell’uccellaccio!- Adesso ridiamo. Mi chiede della moto e scavalca la balaustra per andarla a vedere. Chiacchieriamo ancora qualche minuto parlando di moto, passi appenninici e chilometri poi mi guarda e mi dice che è ora di rimettersi in viaggio. Lo saluto, mi metto il casco e mi siedo sulla moto Mentre sta per aprire la portiera si volta e mi dice -Grazie e buon viaggio- poi sale, accende il motore e parte piano. Lo guardo per un attimo fino a che sparisce dietro la prima curva e poi accendo la moto, metto la prima e riparto. Sono di nuovo solo dentro il mio casco e ripenso a quell’incontro. Sicuramente siamo veramente simili a Willy il coyote, ma quante botte potrà prendere quel povero Willy? Quante sconfitte potrà sostenere? Quante sconfitte potrò ancora sostenere?

Per fortuna c’è ancora la moto… e una strada da guidare…

 

Ovviamente anche questa è una storiella di pura fantasia e il personaggio (no, non erano due…) è inventato e non ha nulla a che vedere con un motociclista che potreste conoscere…

 

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3 responses to “Statale 586 della Valle dell’Aveto, estate 2011

  • lordbad

    Mi è piaciuta molto la tua storia. E proprio adesso mentre ti scrivo, dopo tanta pioggia, è spuntato il sole. E il calore del sole sulla mia pelle, questa luce che entra nella stanza…Bè è tutto così indescrivibile. Potremo sopportare mille e mille sconfitte, siamo fatti per questo.

    Siamo fatti per sopportare, per soffrire, ma anche per “apprezzare il sole”. 😉

    Grazie del link e del racconto!

  • Niente paura « orbitsville

    […] rimango qui sulla spiaggia con il filo dell’aquilone in mano e […]

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