La Belva, seconda parte

Non è che ci sia bisogno di un riassunto, quindi via con la seconda parte del mio “C’era una volta”…

 

In tanto il cacciatore di draghi si incamminò nella foresta alla ricerca della Belva che lui era certo non esistesse, vestito di una corazza che lui sapeva non essere fatta di scaglie di drago. Sapeva che non esisteva perchè lui era un cacciatore vero e aveva sempre cacciato solo per nutrire la sua famiglia. Quando un gruppo di cacciatori arrivò da una città lontana li aiutò a tracciare gli animali della foresta, ma non volevano uccidere gli animali strettamente necessari per nutrire le loro famiglie, bensì volevano le pelli da vendere ad un mercato lontano. Uccisero tutti i cuccioli degli animali della sua foresta per avere le pelli più morbide e quell’inverno la gente della foresta morì di fame… Lui capì che la sola vera belva cammina su due zampe ed uccide per gioco o profitto senza curarsi delle conseguenze. Allora seguì le tracce dei cacciatori stranieri e giunse nel bel paese stretto tra montagne e mare e seppe della caccia alla Belva. Decise quindi di farsi passare per un cacciatore di draghi per poter carpire la fiducia dei cittadini e infliggere la sua vendetta uccidendo ad uno ad uno i loro cacciatori. Quella mattina erano in sei con lui, i più bravi e feroci cacciatori del villaggio. Erano gli stessi che egli stesso aveva guidato nella caccia nella sua foresta, ma nessuno lo riconobbe. Li avrebbe distanziati e poi li avrebbe uccisi nel profondo della foresta facendo cadere la colpa sulla Belva. Gli fu facile far perdere le tracce appena furono abbastanza distanti dal villaggio e iniziò a compiere un lungo giro per coglierli alle spalle. Era l’imbrunire quando udì delle voci non lontane dal sentiero che stava seguendo e quando guardò al di la di un fitto cespuglio di more quel che vide lo lasciò a bocca aperta.

Il fornaio e la moglie continuarono a parlare mentre il pane cuoceva nel forno. Erano pervasi da un senso di euforia che non avevano mai provato: il loro figliolo non era affatto impazzito. Avevano parlato a lungo con lui e ora anche loro avevano capito. Anche gli altri avrebbero potuto capire e avrebbero smesso di aver paura della Belva. Quando fu mattina la moglie del fornaio andò al pozzo e parlò con le sue amiche che la guardarono come se le fosse spuntata una seconda testa. Non tutte però andarono via, una di loro rimase e domandò di più, voleva sapere come sapesse certe cose, chi ne avesse parlato. E allora si incamminarono assieme verso il forno sempre parlando e ragionando. Intanto il fornaio parlava con circospezione ai clienti del forno dando una notizia qui, facendo una domanda la e alla fine molti clienti uscirono con un aria allarmata pensando che il male del figlio del fornaio fosse contagioso e che anche il padre fosse impazzito, ma alcuni rimasero nel negozio perchè avevano bisogno di sapere di più. Quando la moglie arrivò un’altra amica si era aggiunta e nel negozio c’erano altre tre persone che discutevano animatamente. Parlarono di vari argomenti e poi cominciarono a dire che alcune cose si sarebbe potuto farle meglio e che i maggiorenti avrebbero dovuto ascoltare alcune proposte importanti. Era quasi sera quando il figlio del fornaio passò sorridente salutando tutti. -Vado nella foresta – disse salutando e fu li che la figlia del fabbro si offrì di accompagnarlo. Poco dopo entrarono delle guardie nel forno e cominciarono a far domande alle persone li riunite. Chiesero cosa facessero e di cosa stessero discutendo. Non attesero neppure le risposte e cominciarono a dire che non si poteva parlare della Belva e che diffondere notizie riguardo quell’argomento andava contro un editto del Consiglio ed era quindi pericoloso per tutto il bel paese stretto tra montagne e mare. Il fornaio spiegò prima con calma e poi sempre più in maniera agitata, ma le guardie cominciarono ad usare parole che nel villaggio avevano sempre avuto ben altro significato. Il comandante delle guardie disse che il comportamento di quel gruppo riunito nel negozio del fornaio era di sicuro teso a diffondere notizie false nei confronti della Belva e anche a mettere in difficoltà il Consiglio ed i suoi riveriti componenti. Era anche convinto che le notizie che si stavano diffondendo da quel negozio avrebbero diffuso panico e terrore tra la popolazione di persone per bene del villaggio e che quindi, a ben vedere, quelle persone riunite nel negozio erano “terroristi”. Ordinò ai suoi uomini di ammanettare il fornaio e la moglie e minacciò gli altri, dopo aver raccolto i loro nomi. – Fatevi cogliere ancora a parlare di queste cose e farete la fine di questi terroristi- disse tirando gli sbirri di catena che legavano i due prigionieri.  Uscì con le altre guardie trascinando il fornaio e lamoglie come animali presi in una trappola. Gli altri rimasero a guardare in un silenzio sgomento.

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