La Belva, terza parte

E alla fine ecco la terza parte del mio “C’era una volta”…

 

Il cacciatore non riuscì a capire ciò che aveva di fronte: decine di persone, per lo più giovani, erano sedute attorno ad un fuoco. Parlavano con accenti diversi e avevano abiti diversi, di certo molti di loro venivano da posti oltre le montagne altri da ancora più lontano. Tutti erano seduti uno accanto all’altro e tutti parlavano, qualcuno con il vicino altri a gruppi più numerosi. Apparentemente nessuno conduceva la discussione, ma di volta in volta qualcuno proponeva un argomento. Ad un certo punto un ragazzo si voltò e lo vide, era il figlio del fornaio. Gli sorrise e gli indicò di sedersi accanto a lui. Si sedette e notò la figlia del fabbro intenta a discutere con altre ragazze e ragazzi su un argomento che gli era completamente ignoto. Il cacciatore guardò il ragazzo e gli chiese cosa stessero facendo in quella radura. -Siamo qui per parlare, per sapere cosa accade in altri villaggi, per condividere le nostre esperienze e per imparare cose nuove.- rispose il giovene. Mentre ascoltava notò altri abitanti del villaggio e vide che tutti erano tra quelli che secondo i loro concittadini avevano incontrato la Belva. -E’ qui che avete incontrato la Belva?- chiese esitando. -Tu sai che non esiste una Belva- disse una voce alle sue spalle. Si voltò e vide un uomo circa della sua età vestito come non aveva mai visto nessuno. -Se avessi creduto nella Belva non ci avresti visti per quel che siamo, ma avresti subito pensato a qualcosa di pericoloso e misterioso. Invece hai visto gente che parla e si confronta con altra gente.- Parlarono a lungo ed il cacciatore seppe che altra gete era pasata da quella stessa radura, che aveva incontrato gente del villaggio, prima un taglialengna, poi alcuni contadini di un frutteto. Tutti avevano deciso di incontrarsi ancora in quel luogo per poter parlare liberamente e magari formulare delle proposte da sottoporre ai consigli dei vari villaggi. Nelle varie foreste tra le montagne c’erano molti posti come quello e gente che viaggiava da un villaggio all’altro portava notizie di luoghi lontani, nuovi modi di affrontare i problemi e nuove soluzioni. Purtroppo chi rimaneva troppo legato al vecchio sistema, per paura o interesse, non capiva cosa accadeva in quei luoghi finendo col credere all’esistenza di una Belva per giustificare la paura: addirittura non capiva più la lingua di queste persone. Arrivava fino a cambiare il significato delle parole per adattarle alle sue necessità. Così anarchia diventava “senza regole” e non più “senza capi”… perchè per i capi le regole servono solo a mantenerli al potere. Questo diceva lo sconosciuto e il cacciatore ascoltava. Non era completamente d’accordo con lui, ma il tono mite dell’uomo gli fece capire la potenza di quella novità: persone da ogni luogo che discutono su ogni argomento e propongono ogniuno una possibile alternativa. Capì anche quanto dovesse terrorizzare chi da sempre aveva un solo modo di vedere le cose e non voleva cambiarlo. Di colpo si ricordò degli altri cacciatori e disse che sicuramente sarebbero giunti fino a lì. Il figlio del fornaio si mostrò spaventato e anche gli altri del villaggio si agitarono. Lo straniero disse a tutti di far ritorno alle proprie case e di portare con se quel che avevano appreso. Lui e gli altri si sarebbero incamminati sui sentieri che conducono verso altri villaggi, ma si sarebbero incontrati ancora in quella radura.

Il fabbro attendeva ancora la figlia e aveva il volto livido per la preoccupazione.  La moglie gli aveva raccontato quanto successo nel negozio del fornaio e ora sapeva che sia il fornaio sia la moglie erano nelle prigioni del Consiglio. Uscì e andò verso il negozio del falegname e vide molti contadini riunti davanti alla bottega. Tutti erano agitati dalle notizie che avevano appreso appena giunti in città. Si fece largo e quando giunse in prima fila vide sua figlia assieme al figlio del fornaio ed al cacciatore di draghi. Stavano parlando con il falegname che stava dicendo che non si poteva andare a chiedere la liberazione dei due prigionieri, perchè le guardie del Consiglio erano di fronte alla prigione e allontanavano chiunque passassedi la. -Dobbiamo fare qualcosa per far capire che non esiste nessuna Belva e che quindi non si può incarcerare nessuno per averne parlato- disse il figlio del fornaio. In quel momento arrivarono le Guardie e si misero ad urlare contro la gente riunita. Quel che spaventò di più tutti fu che nessuno capiva quel che dicevano. Abbaiavano e latravano come cani feroci, ma non emettevano parole comprensibili. All’inizio qualcuno cercò di parlare con le guardie, ma poi venne strattonato e colpito e cercò solo di mettersi al riparo. In quel momento ogni finestra del villaggio si socchiuse e centinaia di occhi guardarono verso la strada. All’inizio sembrava che non capissero quel che i contadini stavano dicendo, ma poi anche quelle persone cominciarono a non capire più le guardie.Allora scesero in strada per sistemarsi a fianco dei contadini e degli artigiani che venivano maltrattati dalle guardie. In breve tutto il villaggio fu in piazza, spalla a spalla a fronteggiare le guardie. C’erano anche mogli e figli di molte guardie e queste smisero di urlare. Dopo un lungo momento di imbarazzo iniziarono a parlare e poi non ci fu più differenza: erano di nuovo un popolo. Si misero in cammino assieme e fecero uscire il fornaio e la moglie dalla prigione e poi andarono nella piazza grande per discutere su come migliorare il bel paese stretto tra la montagna e il mare. Dalle finestre del palazzo i maggiorenti urlavano e latravano ma nessuno li capiva e non li degnarono di alcuna attenzione. Dopo un po’ si stufarono di latrare nell’indifferenza della gente e se ne andarono dal villaggio senza che nessuno ne sentisse la mancanza.

 

Ok, avrei di certo potuto chiamare in modo diverso la Belva, tipo che ne so… la Rete, magari addirittura Internet, ma poi come facevo a far capire che Internet fisicamente non esiste? Son mica così bravo… addirittura mi sarebbe toccato chiamare col loro nome anche il Guardasigilli e tutti i Maggiorenti, forse addirittura il bel paese sarebbe diventato il Bel Paese… e il Borgomastro sarebbe rimasto con la sola iniziale… Insomma… meglio la Belva

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