L’Italia mette in vendita i beni di famiglia E Giulio Tremonti batte la pista cinese

Qualche tempo fa affermavo che ci saremmo svenduti alla Cina. Era ovvio, non serviva certo un mega-economista per prevederlo: la Cina ha la più grande riserva mondiale di denaro pronta per essere investita e l’Europa è necessaria al colosso asiatico per mantenere in piedi le esportazioni. Era quindi facile prevederne l’interessamento sia ad acquistare debito sia a mettere le mani sul nostro “territorio”. Il ministro Tremonti (MINISTRO…?) afferma che l’Italia può contare su un patrimonio immobiliare di 500 miliardi di euro di cui il 10% subito vendibile (sic).

Questo comportamento mi ricorda quello del padre di famiglia scemo… facciamo un esempio. Abbiamo una famiglia che nel corso degli anni è riuscita a pagarsi la casa con un po’ di giardino e che ha acquistato beni di lusso e servizi che alla fine del mese gravano pesantemente sul bilancio. I figli vanno in una scuola privata pur avendo una buona scuola pubblica nelle vicinanze, la moglie va dall’estetista ogni settimana pur essendo giovane, il marito frequenta un golf club esclusivo e l’auto di famiglia è un grosso SUV che consuma come una corazzata. In oltre ci sono altre due auto a disposizione, una per la moglie e una per i figli. Il tutto si regge su carte di credito e sullo stipendio dei coniugi, ma un improvvisa crisi ha diminuito il potere d’acquisto e, teoricamente, avrebbe consigliato una razionalizzazione della spesa. All’inizio la nostra famigliola si è mangiata tutti i risparmi pur di mantenere il medesimo stile di vita, poi ha cominciato a fare debiti, con prestiti garantiti dagli stipendi sia della moglie sia del marito. Ad un certo punto viene convocata una riunione dei membri della famiglia per discutere della situazione e dopo ore ed ore di “parole” si decide che bisogna ipotecare la casa per poter andare avanti. Nessuno ha pensato di ridurre le spese idiote, vendere due auto, cambiare il SUV/carro armato con un’auto più efficiente, frequentare la scuola pubblica (e per questo pretenderne la qualità), magari andare dall’estetista una sola volta al mese e frequentare un club meno esclusivo, con rette meno care. No, si è deciso che lo stile di vita era quello giusto, ma che servivano solo i soldi per perpetuarne sprechi e spocchia. Quindi si è messo mano all’essenziale, alla casa.

I nostri governanti la vedono esattamente così: si taglia sull’essenziale, scuola, sanità, servizi primari, si vende il patrimonio immobiliare, ma i privilegi inutili, gli sprechi, le Caste, le corporazioni, quelle non vengono toccate. Meglio precipitare nel baratro cantando e ballando piuttosto che cambiare rotta.

Ma se la famigliola di cui sopra è una famiglia di pirla, noi cosa siamo?

In aggiunta a quanto sopra vorrei far notare la buffa similitudine tra il valore del patrimonio immobiliare italiano stimato da Tremorti e l’ammontare di quanto ci costa l’evasione fiscale, l’elusione, la mafia, la corruzione, etc: entrambi arrivano a 500 miliardi di euro… ovviamente si preferisce svendere il NOSTRO futuro piuttosto che tagliare le palle a quelli che sono i veri elettori del nostro pARLAMENTO (non è un errore di battitura)

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2 responses to “L’Italia mette in vendita i beni di famiglia E Giulio Tremonti batte la pista cinese

  • Sard0nico

    Ci stanno uccidendo lentamente, sostenuti da un sacco di italiani che vivono in case non dichiarate per non pagare le tasse, lavorano in nero in capannoni abusivi e preferiscono apparire piuttosto che essere

  • tobymallon

    Il peggio è che forse nemmeno la Cina ci compra… stanno andando in vacca pure loro.

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