Persone invisibili

Aveva freddo.  La notte prima aveva nevicato e il comune aveva aperto le sale d’attesa della Stazione Centrale per permettere a quelli come lui di dormire al coperto. Quelli come lui erano quelli invisibili, quelli che te li ricordi solo quando una banda di balordi li pesta per ammazzare la noia o quando qualche nuova formazione “politica” rivendica il diritto di spazzare via i “parassiti” della società. Guarda caso i parassiti non sono mai i politici da ventimila euro al mese o i mafiosi che gravano il paese con 500 miliardi di euro all’anno di fatturato illegale e corruzione. I parassiti sono i poveri cristi che non hanno nulla e che chiedono solo che non si tolga loro la dignità. Non hanno più un lavoro in un Paese che conta oltre l’otto per cento di disoccupati, spesso non hanno una famiglia che li possa aiutare o perchè non c’è più nessuno che si ricordi di loro o perchè chi è rimasto galleggia appena tra i debiti e le spese quotidiane e un’altra bocca proprio non riuscirebbero a sfamarla.

Lui non era sempre stato un invisibile, ma era stato un membro produttivo della società, per usare  una definizione che piaceva molto ad una certa frangia di politici che prendeva sempre più piede sfruttando la paura e l’ignoranza della gente. Anche lui una volta definiva i poveri “gli straccioni che vivevano agli angoli delle strade”, chiudendosi nel suo bozzolo di insicurezze e di pregiudizi. Aveva un lavoro e uno stipendio, aveva una donna ed un figlio, ma un giorno tutto cambio’. Qualcuno aveva deciso che le aziende erano più importanti degli individui che le componevano e che questi erano sacrificabili sull’altare della crescita economica. Aveva perso il lavoro ed alla sua età era troppo lontano dalla pensione e troppo vecchio per l’apprendistato. Era diventato di colpo uno straccione… La famiglia si disgrego’ lentamente e sua moglie torno’ col figlio piccolo al paese coi suoi genitori mentre lui sopravviveva facendo lavori saltuari come manovale. Un giorno si ferì al lavoro e il capoturno lo porto’ al pronto soccorso intimandogli di non dire dove si era ferito. La mano destra era rotta e non avrebbe potuto lavorare per almeno 5 settimane. Il padrone del monolocale lercio in cui viveva non la prese bene e lo invito’ senza troppi riguardi a lasciare libero il locale: una famiglia di irregolari cinesi lo avrebbe pagato quasi il triplo per il medesimo appartamento. Si ricorda ancora il sorriso del bastardo quando si era ripreso le chiavi. “E’ il mercato, vecchio” gli aveva detto. Vecchio… aveva quarantasei anni ed era vecchio. Da allora aveva dormito in una baracca di cartone e lamiera nel parco ed era sopravvissuto di elemosina. Col freddo era stato costretto a spostarsi verso la Stazione Centrale per poter passare almeno qualche ora al riparo nelle sale d’attesa. Adesso giaceva a terra a quattro gradi sotto zero avvolto in una coperta che un’associazione gli aveva dato la sera prima. Per qualche motivo era stato cacciato fuori dalle sale d’attesa da un gruppo di invasati che gli urlavano che era un parassita e che non aveva il diritto di occupare quello spazio. La polizia aveva assistito senza intervenire ed ora erano tutti fuori, si erano dispersi nella città cercando di ritornare invisibili. Ma per quanto invisibile il freddo lo aveva trovato ed ora stava mordendo le sue mani nude e il suo viso.

Erano le due di notte quando aveva smesso di tremare, non sentiva più le gambe e il sonno era diventato insopportabile. Non aveva una sola ragione al mondo per rimanere sveglio e allora chiuse gli occhi. E si addormentò

Quando riaprì gli occhi, non aveva più freddo. La notte era passata. Si guardo’ alle spalle e vide gli infermieri che si affannavano attorno ad un mucchio di stracci. Guardo’ meglio tra le persone che stavano chine e vide il corpo. Lo guardo’ con una strana sensazione, come di nostalgia. Guardo’ la gente attorno, le persone che si erano fermate davanti all’androne del palazzo in via Scarlatti, a pochi passi dalla Stazione Centrale avevano espressioni tristi, ma non mancavano quelle infastidite per tutto quel trambusto proprio davanti al loro cancello. In fondo loro avevano da fare, era la vigilia di Natale e dovevano affrettarsi a fare il loro dovere di consumatori.

Tutto comicio’ a sparire davvero. I primi a svanire furono proprio quelli che si erano infastiditi perchè aveva avuto l’indelicatezza di morire proprio li, poi sparirono tutti gli altri assieme alla città e per ultimo il suo cadavere. Rimase solo lui. Dopo un po’ decise che doveva camminare, altrimenti sarebbe sparito anche lui. Iniziò a muoversi verso la linea che congiunge il cielo alla terra. Non sapeva dove sarebbe arrivato, ma sapeva che sarebbe valsa la pena fare il viaggio.

 

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