La Grecia è sarda… è santa… è salvia… è salva, la Grecia è salva.

Come cambia il significato delle parole in questi tempi tribolati.

Riporto la (lunga) definizione che il dizionario Treccani associa alla definizione di “salvo”:

salvo agg. [lat. salvus, della stessa radice di salus «salute»]. –

a. Che ha superato un pericolo, anche grave, senza subire alcun danno; incolume, illeso, intatto: è difficile uscire salvi da imprese di quel tipo; l’aereo è stato costretto a un atterraggio di fortuna, ma i passeggeri sono s.; le ferite sono abbastanza gravi, ma pare che gli organi vitali siano s.; come rafforzativo di sano (anche senza riferimento a pericoli reali): siamo rientrati a casa sani e s.; è tornato dal viaggio sano e s.; eccomi qua, sano e salvo! Raro, e solo ant., sicuro da danni e pericoli: Costor sian salvi infino a l’altro scheggio (Dante). Col primo sign., anche riferito a cose: la carrozzeria è andata distrutta, ma il motore è s.; il pacco è arrivato sano e s.; e di cosa astratta: tutto è perduto, ma l’onore è s.; la sua reputazione è salva.

b. Fuori di pericolo, che non corre più alcun pericolo: il bambino è nato con difficoltà, ma ormai è s.; è ancora in camera di rianimazione, ma è ormai s.; grazie a Dio, siamo s.; se il vento si calma, possiamo dirci s.; sono salvo!, come esclamazione, vedendosi ormai fuori di un pericolo, anche non grave (per esempio, dopo aver attraversato la strada in pieno traffico, o evitato un’interrogazione a scuola, scansato un seccatore, e sim.). In senso spirituale, che ha raggiunto la salvezza eterna, e non corre perciò più il pericolo della dannazione: pregavano perché la sua anima fosse s.; chi ha fede sarà salvo.

Allo Swap, ovvero il taglio e la rimodulazione del debito, hanno aderito molti creditori, più dell’ottantacinque per cento, percentuale che arriva al novantacinque e sette mediante l’attivazione delle clausole di azione collettiva (Cac), che in pratica obbligano i creditori ad aderire alla ristrutturazione del debito.

Quindi la Grecia è uscita dalla sua situazione senza danni… peccato che la moria dei posti di lavoro, l’impoverimento della popolazione, l’aumento dei suicidi e gli edifici bruciati nel centro di Atene raccontino un’altra verità, quella di un popolo che sta entrando in un baratro di cui non si vede il fondo.

Va bene, si potrebbe obiettare, allora si può applicare la definizione b, la Grecia ha attraversato un periodo difficile ma ora il peggio è passato, e il paese non corre più pericolo.

Purtroppo l’operazione non mette affatto al sicuro la Grecia, i sacrifici non garantiscono per nulla una certa tranquillità se non a questa alle generazioni future.

La cancellazione di parte del debito dei privati porterebbe a togliere 107 miliardi di Euro dal fardello che pesa sulla Grecia, quindi ci sarebbe una riduzione da 357 a 240 miliardi di Euro, apparentemente una bella sforbiciata, ma purtroppo insufficiente.

Basti considerare che il debito greco a fine 2008, all’inizio della crisi, era di circa 263 miliardi di Euro per capire come la situazione sia destinata a tornare disperata a breve termine.

Questo deriva da due fattori, prima di tutto il debito in mano a BCE e FMI non è stato toccato, secondariamente la Grecia ha un deficit in crescita e un PIL in calo, il che getta una seria ipoteca sulla possibilità che il paese riesca a ripagare il suo debito, non a caso sono pronti altri prestiti (anche se curare un drogato con la droga non è una grande idea) che alla fine porteranno al collasso del paese ellenico.

Ma allora perché insitere e lottare per ottenere la partecipazione “volontaria” dei creditori al taglio e alla ristrutturazione del debito, perché non andare semplicemente al fallimento, cosa che se fosse stata fatta due anni fa avrebbe comportato un dissesto di circa la metà rispetto a quello attuale?

Semplicemente perché un fallimento non mascherato avrebbe comportato che i CDS in possesso dei creditori di Atene sarebbero stati esigibili; a questo punto una spiegazione si impone, i famigerati Credit Default Swamp sono strumenti finanziari che in un mondo normale sarebbero inesistenti, si tratta di certificati assicurativi sul fallimento di una società o di uno stato.

In pratica il creditore acquista un CDS pagando a una banca o a una assicurazione una parte del valore del credito concesso, e in caso di fallimento del debitore chi ha emesso il CDS risponde del debito.

Il bello è che non solo chi ha concesso il prestito può chiedere un CDS, e il valore assicurato non è limitato in alcun modo, praticamente è come se voi, nel mondo normale, assicuraste l’auto di un amico per dieci milioni di Euro, sperando che un incidente vi faccia diventare ricchi. Adesso però tecnicamente la Grecia non è fallita, i suoi creditori hanno “volontariamente” aderito alla ristrutturazione e i CDS non sono esigibili… come se il vostro amico andasse a sbattere e l’assicurazione vi dicesse “si, ma l’auto non si è distruta completamente, ma solo per il 50%”.

Ovviamente questo è un enorme vantaggio per le banche e le assicurazioni, che in caso di fallimento avrebbero dovuto tirar fuori almeno 60 miliardi di Euro, purtroppo per il popolo greco significa altri sacrifici (che in ogni caso avrebbe dovuto affrontare) senza la speranza che la situazione migliori.

Unica nota positiva è che forse i CDS cadranno in disuso, visto il modo con cui sono stati aggirati credo che ben pochi abbiano ancora voglia di pagare per niente, piccola consolazione di fronte al massacro di un popolo, il post da quale ho tratto la vignetta di Mauro Biani ha un titolo che definisce bene chi ci governa: Cravattari.

Annunci

2 responses to “La Grecia è sarda… è santa… è salvia… è salva, la Grecia è salva.

  • TheRagpicker

    E’ interessante notare come questa situazione si sia ormai involutra al punto che i “grandi” pensatori della finanza non siano più in alcun modo connessi con la realtà. La cosa ha contagiato un po’ tutti e la battaglia non consiste più nel cercare di riavvicinare l’economia alla realtà, ma solo sul non senso: è meglio rimanere chiusi nella moneta comune e far prosperare la grande finanza (che sta da decenni spostando una marea di capitali verso oriente, sia vicino, Dubai…, sia estremo) oppure tornare ad una moneta nazionale per poter stampare quanta carta vogliamo per (così dicono) pagare il debito e far felici le banche? Ma dico… pensare ad una alternativa? Tipo tornare ad un’economia basata sul lavoro e sulla produzione mirata ai bisogni no?
    Tra non molto toccherà all’Italia… cosa sceglieremo?

  • tobymallon

    Temo di sapere cosa sceglieremo, ma credo anche che ce ne pentiremo.
    Un cambio di paradigma ormai si impone, le illusioni possono essere simpatiche ma non riempiono la pancia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: