Storia di una casa in Bioedilizia, cioè della mia casetta, parte seconda: la ricerca del terreno ideale

Prima di addentrarmi nella descrizione del “progetto casetta” vale la pena spendere qualche parola relativamente al terreno. Se si vuole costruire una casetta è essenziale acquistare un terreno che possa ospitarla in base agli indici di edificabilità stabiliti per una determinata area. Per quanto mi riguarda non sarebbe stato un grosso problema sia perché avevo intenzione di non superare un impronta a terra di 90 metri quadrati e sia anche perché avevo deciso di investire in terreno quanto guadagnato negli anni passati in Norvegia e nei successivi due anni in Nigeria.

La ricerca del terreno era iniziata nel 2005, dopo un anno circa dal mio ritorno in Italia. Casualmente avevo trovato un offerta di una villetta sulle prime colline e avevo deciso di andare a fare un giretto in moto per verificare quanto costasse e in che posizione fosse. Come è abbastanza ovvio la villa in se non poteva interessarmi, ma il terreno attorno era bello, la posizione tranquilla e il vicinato cordiale. Quello che avevo notato immediatamente era la completa esposizione, quindi avrei avuto sole dall’alba al tramonto massimizzando l’efficacia dei pannelli solari. Si trova sul cocuzzolo di una collinetta a circa 120 metri di quota e a nord si stende la Pianura padana, mentre a sud inizia l’appennino con il suo alternarsi di vigneti e boschi. Perfetto! Dopo qualche giorno ci ripassai con la mia compagna di allora e entrambi ce ne innamorammo

Ricordo che quando chiesi il prezzo al metro quadrato mi prese letteralmente un colpo: volevano circa cento euro al metro! Sorridendo dissi alla gentilissima proprietaria dell’agenzia che non lo avrebbero mai venduto a quel prezzo e che io ne offrivo 40… Ovviamente non mi aspettavo certo che accettasse anche perché lei aveva solo la procura a vendere, il proprietario era di Brescia… anzi era un’immobiliare bresciana a cui interessava ben poco sviluppare bene la zona, ma solo guadagnare il più possibile. Il giorno dopo dovevo partire per la Nigeria e rimasi d’accordo che mi sarei fatto vivo dopo due mesi. Il bresciano al telefono ovviamente diceva che lui a meno di 100 non avrebbe venduto.

Dopo due mesi ripassai dall’agenzia che aveva la procura per il terreno e chiesi come stavano le cose. Mi risposero che “il ragioniere”, così si faceva chiamare il tizio, non avrebbe venduto a meno di cento euro e che se non ero interessato avrei dovuto lasciarlo in pace. Nel frattempo mi ero informato e avevo scoperto che la lottizzazione era stata urbanizzata a spese dell’immobiliare di Brescia due anni prima e che la stessa  stava facendo un po’ di pressione sul muinicipio per far allentare i vincoli sull’area e poter costruire delle palazzine di 3 o 4 piani. Per fortuna il municipio si dimostrava irremovibile nella scelta di dedicare la zona a sole villette singole e bifamiliari con al massimo due piani. Lasciai il mio numero di telefono e dissi che avevo appuntamento per visionare altri terreni in zona, cosa per altro vera e uscii dall’agenzia. Dopo nemmeno un’ora il cellulare mi avvisava che “il ragioniere” era interessato a trattare. Vi risparmio tutta la trattativa, perché si è proptratta fino al 2006, ma alla fine il prezzo medio di acquisto è stato 65 euro al metro, tutto sommato non malaccio.

Ricordo benissimo il giorno del rogito, il notaio, gli assegni… non c’è bisogno che spieghi come è andata, chiunque abbia fatto un rogito sa benissimo come funziona, quel che conta è che dopo essere uscito dallo studio del notaio sono andato sulla collinetta e mi sono fermato per un po’ a guardare il terreno che avevo appena comprato. Dopo qualche minuto ho mosso un passo, poi un altro e sono entrato nel mio terreno. Qualcosa dentro di me ha sussurrato: “Casa”. E’ stato uno dei 6 momenti più belli della mia vita!

Nel prossimo post faremo una digressione e vi parlerò di come ho scelto il tipo di casa e delle varie opzioni che ho trovato sul mercato, partendo dagli ultimi mesi in Norvegia nel 2004 per arrivare all’incontro con la persona che alla fine ha dato una svolta alla mia ricerca.

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6 responses to “Storia di una casa in Bioedilizia, cioè della mia casetta, parte seconda: la ricerca del terreno ideale

  • Zazee

    Uno dei SEI momenti più belli della tua vita? È bello che tu li sappia individuare con questa precisione… sarei curiosa di conoscere gli altri ^^ e adesso provo a vedere se riesco a trovarne qualcuno di preciso nella mia vita!

    • jgwolf

      Ho sempre pensato che sarebbe stato un peccato perdere il ricordo delle cose belle e quindi ripenso spesso agli eventi che ho vissuto. Se mi farai l’onore di seguire i prossimi post scoprirai di certo ancora un paio dei momenti più belli che ho vissuto…
      Quello descritto in questo post è stato veramente fantastico: per un attimo mi sono sentito veramente in pace. Dopo tanti anni avevo concretizzato un sogno che covavo fin da bambino… non male davvero 😉
      Sono curioso di conoscere i tuoi

  • Straf

    io sono una gnucca nel fare le trattative.
    già faccio una fatica immensa a impormi nel mio lavoro
    sono un caso perso…:-)

  • marghe61

    anche una mia amica, quando ha visto nascere la sua casa è scoppiata in lacrime….di gioia, naturalmente! Io ne so qualcosa, di che cosa si prova nel vedere crescere la propria casa, che spesso è il sogno della tua vita,
    per questo sono innamorata del mio lavoro, nonostante tutto…..

  • KnockOut

    La mia casa è il mio corpo. Quelle in cui l’ho fatto riposare, mangiare e appendere quadri ai muri e pagare le bollette, solo postazioni provvisorie per ripararlo dalle intemperie. Non ho mai anelato a rifugi particolari o tutti miei( ma è un mio limite).

    La mia casa non è un granchè. Nessun sogno che c’era dentro è andato a buon fine. Ma non è colpa loro.

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