Non puoi vincere, non puoi pareggiare, non ti puoi neppure ritirare

Guarda la bottiglia di grappa, quasi vuota come del resto a quell’ora è quasi vuoto anche il bar, mentre il barista già da un po’ guarda lui da dietro il bancone per capire se si alzerà o se invece rimarrà per finire la bottiglia. E’ l’una e un quarto e ha passato le ultime tre ore a svuotare metodicamente un bicchierino dopo l’altro e a guardar duro chiunque osasse incrociare il suo sguardo. Quando un ragazzotto che pensava di sapere tutto di lui e dei suoi guai ha ridacchiato lo ha fulminato con un’occhiata che nemmeno Clint Eastwood avrebbe potuto produrre. Adesso si alza mormorando una maledizione e gli unici due rimasti nel bar assieme al barista lo squadrano per capire se riuscirà a reggersi in piedi o se invece si dovrà risedere sotto il peso della grappa. Per lui invece gli unici pesi sono i suoi guai, una foto e il ferro di una pistola che gli preme contro la gamba da dentro una tasca. Svuota l’ultimo bicchiere e lo lascia capovolto sul tavolo assieme ad alcune banconote. Guarda il barista che lo saluta e lo ricambia ringhiando una buonanotte; attraversata la porta del bar si trova di colpo dentro la notte. L’aria fresca gli entra nei polmoni e scaccia dalla testa l’intontimento provocato dalla grappa. Le stelle indifferenti rimangono sospese dentro il cielo nero mentre una falce sottile di luna fa capolino da dietro le colline. La città è silenziosa e il vicolo è pieno dell’odore del giorno prima, mentre i muri delle case restituiscono alla strada il calore del sole. Dalle finestre socchiuse filtrano le voci sommesse delle camere e lui rimane fermo nel vicolo a provare invidia per quella pace. Ripensa a quando anche lui  ne godeva e sputa la sua rabbia sulla strada. Calcia lontano un sasso e un gatto salta su un muretto di cinta facendo cadere il coperchio del bidone su cui stava appisolato. Da lontano un cane abbaia il suo fastidio per quel rumore improvviso mentre dalla finestra di Regina arrivano attutiti i sospiri del “re per quella notte”.

Al mondo ci sono regole alle quali non si può sfuggire, pensa. Infila la mano nella tasca e tocca il ferro della pistola che da un po’ gli pesa più nel cuore che nella tasca. A volte non puoi vincere, non puoi pareggiare e non ti puoi neppure ritirare…

Sono le quattro del mattino e le sue gambe lo stanno portando ovunque tranne che a casa sua. I bar della sua città sono tutti chiusi e non gli è rimasto nessun altro rifugio in cui nascondersi. Cammina lentamente e si lascia la città alle spalle mentre una foto gli brucia forte sul cuore. Adesso l’aria si è fatta più fredda e lui stringe la giacca per cercare di non tremare, anche se non è del tutto sicuro che sia per il freddo. Procede con la faccia rivolta verso la notte mentre dietro di lui a oriente il cielo comincia a cambiare colore. Arriva al ponte sul fiume: un posto vale l’altro per quello che ha in testa. Ormai si sente messo all’angolo dall’ineluttabilità della conclusione di quella vicenda. Poi quella vicenda per inciso sarebbe la sua vita, ma in quel momento gli pare solo un pessimo racconto. Guarda giù verso il fiume e ascolta il gracidare delle rane mentre la brezza fa frusciare le canne. A parte questo, il silenzio è totale e gli sembra di essere davvero solo. “Bene così”, pensa, “non voglio che qualcuno mi veda ora”. Infila la mano destra nella tasca interna della giacca e ne tira fuori una fotografia sbiadita dal tempo, come se a furia di guardarla i colori si fossero trasferiti nella sua testa. Ora i suoi occhi sono pieni di lacrime, ma non ha bisogno di loro per vedere il sorriso ampio della donna che da tanti anni lo guarda da quella foto. Erano su una spiaggia, lo ricorda bene ed erano ingenui e felici. Sembra passata una vita e invece sono passati solo tre anni. Dopo di lei non ha più trovato il coraggio di cercare un’altra donna. E’ certo che non potrà che essere infelice e tanta è la convinzione che ha passato gli ultimi tre anni nell’infelicità più cupa. Adesso si trova sul ponte sul fiume con la foto in una mano mentre nell’altra è apparsa la pistola. Continua a vedere quel sorriso, anche se non guarda più la fotografia. Lo vede nei ricordi di una vita che non c’è più. Anche quest’anno è andato a trovarla ma non ha avuto il coraggio di andarle vicino. Pensa ancora all’ultimo giorno, a quello che si sono detti, alla discussione che hanno avuto. A lei che si allontana a piedi sotto la pioggia. Al telefono che due ore dopo ha squillato. Sente ancora quella voce. Ora quel sorriso lo guarda dalla fotografia e lui sa che è lo stesso sorriso che vedrebbe se le andasse vicino, la dove si trovava adesso.

“deve venire subito” diceva quella volta una voce al telefono “sua moglie ha avuto un brutto incidente.”

Lei era morta quel pomeriggio e da allora lui non aveva avuto il coraggio di avvicinarsi alla sua tomba.

Regole cui non si può sfuggire. Ora guarda la pistola e pensa di non avere altra scelta se non fare quello che ha rimandato per tanto tempo. Dietro la pistola, il fiume ha smesso di essere una striscia nera nel buio della notte e comincia a colorarsi e a riflettere mille scintille. La sua attenzione si sposta per un attimo dal ferro gelato della pistola al calore che sente sulla schiena. Si volta e vede il sole che sta nascendo su un giorno nuovo di zecca. Adesso sente la notte alle sue spalle, la sente dissolversi dentro la luce del sole che sorge lentamente ma senza alcuna esitazione. Vede le colline colorarsi dei colori forti dell’inizio dell’estate e sente i suoni del nuovo giorno.

Si volta e guarda ancora la pistola e poi la fotografia. Si sente un tonfo e le rane smettono per un attimo di gracidare.

Ora sta guardando la pistola sparire nel fiume.

Adesso sa che deve andare a dire addio alla sua donna, che la deve lasciare andare.

Regole cui non si può sfuggire… ma le regole si possono cambiare.

 

Ovviamente si tratta di un raccontino di pura fantasia e ogni riferimento a persone o fatti reali è assolutamente casuale

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