Redde Rationem

Il latino è una lingua ricca e piena di significati, sono decine le locuzioni che ancora oggi usiamo per mettere in luce chiaramente un certo significato.

La traduzione di redde rationem è rendi conto, ma il significato va ben oltre, l’origine del termine deriva infatti da un brano del Vangelo di Luca, il versetto 16,2, che racconta di un ricco possidente il quale aveva affidato l’amministrazione e la gestione dei suoi beni a un terzo.

La gestione di questo delegato era però disinvolta e falliemntare, così il proprietario dei beni lo aveva chiamato dicendogli: “redde rationem villicationis tuae: iam enim non poteris villicare“, ovvero “rendimi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare“.

Il senso della parabola è chiaro, chi in vita si comporta in modo dissoluto prima o poi dovrà renderne conto a Dio, e non avrà più tempo di porre rimedio al suo operato, perché la morte mette fine alle azioni terrene.

Per traslazione il termine è diventato il simbolo di una situazione arrivata a una conclusione ineludibile, il momento in cui si è obbligati a fare i conti e senza possibilità di proroghe o ritardi.

Per le economie europee questo momento è molto vicino, una notizia di oggi rivela un piano di salvataggio per l’Euro, che sarà messo a punto dai massimi esponenti della finanza e della politica europei, il presidente della BCE Mario Draghi, il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, una lista di nomi che è garanzia di sicura riuscita.

Però… però alcuni mesi fa le dichiarazioni di questi signori erano improntate all’ottimismo, Van Rompuy addirittura diceva che l’Europa non rischiava la recessione, Barroso si sbilanciava in affermazioni sulla Grecia che non sarebbe uscita dall’Euro, salvo poi fare marcia indietro, Draghi pensava che si fosse sulla strada giusta, ma il navigatore evidentemente non era aggiornato.

La realtà dei fatti è che ben difficilmente il tracollo dell’Eurozona potrà essere evitato, quando si arriva ai piani di salvataggio la certezza è che ormai non c’è più nulla da fare, il redde rationem arriverà al più tardi in settembre/ottobre, sempre che le elezioni greche non mettano la parola fine prima di quella data, cosa si può fare per affrontare un evento traumatico come la fine della moneta unica?

Purtroppo sarà un qualcosa di rovinoso, che lascerà i paesi coinvolti in balia di sé stessi, mentre le nazioni virtuose, con i conti a posto o un’economia solida vedranno le loro valute apprezzarsi gli altri paesi, tra cui il nostro, assisteranno a una svalutazione improvvisa, utile per ridurre il debito in termini reali, ma non certo per chi ha qualche risparmio o per chi va in un negozio ad acquistare beni di prima necessità, e ha uno stipendio che perde valore giorno per giorno, per non parlare di chi lo stipendio non l’ha proprio.

Come difendersi dunque da una catastrofe del genere?

Innanzitutto parliamo di chi ha risparmi abbastanza consistenti, da 50.000 Euro in su, diciamo subito che investire i propri risparmi nel mattone non ha più senso, la casa sta diventando un bene d’uso, non un investimento, ci sono migliaia di appartamenti e ville vuote, le tasse sono pesanti e anche mettere a reddito l’immobile diventa problematico, dato che sempre più inquilini non possono pagare l’affitto.

Bisogna evitare come la peste obbligazioni bancarie e buoni del tesoro,  a meno che non vogliate investire ad alto  rischio, assicurazioni e SICAV presso banche italiane, le azioni paradossalmente potrebbero essere una buona idea, ma solo di aziende solide e che producano in settori poco toccati dalla crisi o su scala globale.

Tenere i soldi sul conto o nel materasso (leggi cassetta di sicurezza) non serve, restano poche scelte, aprire un conto in una banca extra-euro e acquistare obbligazioni e/o fondi in valuta estera solida (Frachi svizzeri e Corone norvegesi sono buoni esempi) può essere una soluzione, come pure acquistare oro fisico.

Per chi ha un lavoro, e magari qualche piccolo risparmio da parte, il consiglio è prima di tutto di tagliare senza pietà le spese non essenziali, per testare la propria capacità di ridurre le uscite, valutare poi l’opportunità di comperare beni a lungo consumo, magari volti a ridurre certe spese, cambiare caldaia con una più efficiente o mettere serramenti isolanti rientrano in questa categoria, certo se uno ha una caldaia seminuova non conviene, ma se è vecchia la cosa va valutata.

Bisogna inoltre cercare di capire se il proprio lavoro ha una prospettiva, non sarei tanto tranquillo se lavorassi in banca o in una impresa medio-piccola che non esporta, va meglio per i dipendenti eni ed Enel, se si pensa di essere a rischio forse vale la pena di cercare in giro qualche altra opportunità.

Per chi il lavoro non ce l’ha diventa davvero dura, le risorse per sostenere chi è sulla soglia della povertà saranno sempre meno, bisognerà adattarsi a fare di tutto pur di lavorare, senza mai scoraggiarsi, ma le prospettive, purtroppo, sono davvero cupe

Per tutti vale il consiglio di essere più solidali, ora più che mai bisogna riscoprire la solidarietà, quella vera, non quella dei politici.

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