Ilva, i veleni, l’amianto e la guerra dei disperati

Avete mai fatto caso che finisce sempre alla stessa maniera? Si fanno battaglie, si conseguono risultati che dovrebbero migliorare le condizioni di vita, movimenti per i diritti affollano le strade e magistrati istruiscono processi per colpire chi insegue il profitto a scapito della qualità della vita. Alla fine però a scendere in piazza sono sempre gli operai a difesa del loro posto di lavoro. E questo è giusto, ma quando un operaio mi dice che per lui è meglio morire di cancro a causa delle sostanze tossiche usate/prodotte dall’azienda in cui lavora piuttosto che perdere il lavoro mi si presentano un paio di considerazioni. La prima è che capisco la paura dell’operaio, capisco che lo spettro della disoccupazione oggi è talmente presente e “brutto” da spaventare quasi più di un cancro. Capisco la sua preoccupazione di non essere in grado di provvedere alla sua famiglia. Capisco la mancanza di alternative e l’incertezza del futuro. Sono anche convinto che ogni persona abbia il diritto di rischiare quello che vuole per dare un futuro alla sua famiglia. Un esempio sono i cercatori d’oro dell’Orinoco che usano la tecnica della amalgama con il mercurio per estrarre l’oro dai sedimenti raccolti (con enorme fatica) dal fiume. Non hanno effetti a breve termine, ma nel lungo periodo rimarranno quasi tutti ciechi e reni e fegato soffriranno per l’intossicazione da mercurio, ma fintanto che riescono raccolgono qualche oncia d’oro per garantire un fururo alle loro famiglie.  Rischiano di loro e anche se il fiume a lungo andare sta accumulando metalli pesanti questo non avviene in misura “industriale”. Il discorso della Ilva è differente, mi ricorda quanto accaduto nel paese dove sono nato e cresciuto: Broni.

Anche da noi negli anni ottanta si è acceso il dibattito su una fabbrica che rappresentava il primo datore di lavoro della zona, la Edilfibro, dove si produceva l’eternit. Ora è chiusa e tanta gente ha perso il lavoro, ma a distanza di anni è diventato evidente un altro problema ben più grave: il mesotelioma pleurico. Non colpisce solo i lavoratori della fabbrica, ma molte delle persone che hanno vissuto nei dintorni, nella zona sotto vento. Ho perso molti amici a causa di questo cancro aggressivo e terribile. Gente che non aveva mai lavorato alla “cementifera”, ci aveva solo abitato vicino. Il lascito di quella fabbrica è composto non solo da una gran quantità di manufatti contenenti amianto lasciati esposti all’erosione, ma anche da un numero imprecisato di bombe dormienti innescate nei corpi degli abitanti della zona. Il mesotelioma ha pazienza, attende anche 30 o 40 anni e poi si sveglia e ti distrugge l’esistenza fino a prendersi al tua vita.

Ascoltando i lavoratori della Ilva giustamente proccupati per il loro futuro vedo ancora le medesime strategie e gli stessi ricatti: se non accettate di lavorare nonostante la merda che vi facciamo respirare chiuderemo e voi morirete di fame. Andremo in India o in Cina dove a nessuno frega un cazzo di quanta gente ammaziamo (vedi Bhopal) e voi rimarrete senza lavoro e grazie ai governi (di sinistra e di destra) più scellerati della storia non avrete neppure uno straccio di Stato Sociale a proteggervi. Quindi fermate chi ci vuole punire per avervi avvelenato, per aver avvelenato i vostri figli e le vostre famiglie, altrimenti non saremo più così buoni e vi licenzieremo tutti… perché voi lavorate perché noi siamo buoni, non perché siete lavoratori capaci e senza di voi non si produrrebbe nulla… Ricordate che per ogni lavoratore italiano ne ho dieci cinesi pronti a guadagnare la metà…

Far di conto già ha scritto un bel post sull’incidenza del costo della manodopera sul prodotto finito quindi potrete leggere da lui e farvi un’idea. Quel che mi preme è sottolineare la biecha strategia di imprenditori senza scrupoli (aiutati non so fino a che punto inconsciamente da sindacati insulsi). E’ sempre la solita da sempre: mettere in contrasto gli interessi degli operai con quelli del resto della popolazione. Forse un giorno capiremo che l’acqua la dobbiamo bere tutti e tutti siamo responsabili della sua purezza… l’Ilva dovrebbe rimanera dov’è, ma dovrebbe anche avere un impatto ambientale minimo e avere il massimo rispetto dei suoi operai… per far questo chi è responsabile di aver avvelenato operai e residenti deve essere perseguito e lo Stato, cioè noi, dovrà sempre vigilare e sottolineare diritti e doveri di tutti, operai ed imprenditori.

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