A small step for a man, a giant leap for mankind

Flag of the United States on American astronau...

Astronaut Neil Armstrong  (Photo credit: Wikipedia)

 

Neil Alden Armstrong è morto ieri all’età di 82 anni. Non era un eroe, lui non si è mai sentito tale anche se la propaganda Americana lo ha sempre dipinto come uno dei grandi eroi nazionali. Era il 20 Luglio del 1969, eravamo in piena guerra fredda e tutto aveva un significato politico. Ogni frase ed ogni azione venivano viste nell’ottica del predominio. Kennedy aveva affermato l’impegno dell’America entro fine decennio a far scendere un uomo sulla Luna e a riportarlo sano e salvo sulla Terra. Il tempo scarseggiava e quando l’Apollo 11 toccò la superficie lunare per tanti fu la dimostrazione della superiorità tanto desiderata dall’America. Io avevo solo due anni e non ne ho alcun ricordo reale, ma è entrata talmente in profondità nella mia personale formazione che è come se l’avessi vista in diretta. In bianco e nero, nella TV del bar, perchè a quel tempo non vi erano televisori in ogni casa, di sicuro nella mia non c’era. Con la gente a trattenere il fiato mentre il LEM scendeva lungo attimi lunghissimi, quando Armstrong ha dovuto prendere i comandi per dirigere la navicella verso un punto con meno rocce. Il 6 maggio dell’anno prima era sopravvissuto ad un incidente con un mezzo sperimentale che si sarebbe poi evoluto nel LEM e non oso immaginare cosa gli è passato per la testa mentre prendeva tra le mani la vita del suo compagno di avventura Edwin “Buzz” Aldrin (Michael Collins li avrebbe attesi a bordo della capsulaApollo) Il LEM quel giorno pesava molto di più perché a bordo c’erano forse un miliardo di persone in diretta mondovisione, tutte le speranze di una Nazione, ma soprattutto i sogni di chissà quanti amanti della fantascienza che già vedevano le città svilupparsi sul nostro satellite naturale. Da allora solo 12 persone hanno camminato sulla superficie polverosa della compagna della Terra. Purtroppo guerre e interessi diversi ci hanno portato lontano dall’esplorazione spaziale. L’Unione Sovietica non fu in grado di replicare e la corsa finì quel giorno; la guerra del Vietnam stava subendo un’escalation costante e all’Umanità, per qualche motivo, è sempre piaciuto di più distruggere che costruire…

 

“Now The Eagle flies in brighter skies”

 

Dopo aver fatto scendere il LEM sano e  salvo disse: “Houston, Tranquillity Base here. The Eagle has landed”

 

E’ rimasto quasi tutta la vita lontano dai riflettori, ma con un semplice, piccolo passo ha generato un effetto domino enorme che è andato ben al di la di quanto i teorici della propaganda avessero immaginato. Innumerevoli persone hanno visto in quella missione l’alba di una nuova era anche se poi le regole assurde secondo cui ci fan vivere hanno fatto di tutto per uccidere il sogno…

 

Io ricorderò per sempre i sogni di quegli anni…

 

Fly Eagle, Fly!

 

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