Depressione “tecnica”

E’ un bel pezzetto che non scrivo e queste pagine mi sono mancate parecchio in questo periodo. Non ho scritto non perché non avessi nulla da scrivere ma perché mi veniva difficile mettere le parole in ordine. Negli ultimi mesi ho sentito affievolirsi la speranza di uscire dalla cosiddetta Crisi con conseguenze gestibili. Ammetto di aver accarezzato un minimo di speranza il giorno delle dimissioni di B, ma purtroppo l’euforia è durata lo spazio di un sorriso, poi ho realizzato che essendo l’Italia una democrazia parlamentare un cambiamento dovrebbe implicare l’azzeramento del Parlamento e nuove elezioni. Anche in questo caso però non credo avremmo avuto nessun vero cambiamento… perché essendo l’Italia una democrazia il vero cambiamento deve iniziare dalle persone. Personalmente la vedo dura.

Sono stato per un periodo in Italia e nei primi giorni ho respirato l’effetto della crisi. Strade con meno traffico, amici che avevano perso il lavoro e altri che erano seriamente preoccupati. Mi sono detto che questi semplici effetti (non perché facili, ma perché facilmente prevedibili) avrebbero smosso la gente dando loro un motivo in più per cambiare. Purtroppo dopo pochi giorni sono entrato più addentro ai discorsi e ho ricominciato a sentire le solite scuse: “ma tanto chi vorresti votare?” “gli altri sono uguali” “chiunque arrivi lì si comporterà al medesimo modo”, “tu faresti lo stesso”.

Io farei le stesse cose? No, cazzo! per mia fortuna ho una dignità che mi impedirebbe di essere un ladro ed un truffatore. Lo ho dimostrato per anni nel mio lavoro, scoperchiando business di altri e rifiutando categoricamente e con ostinazione di rubare.

A questo punto mi son sentito come nel mezzo del girone degli ignavi…

E ho fatto  una domanda: “e noi cosa stiamo facendo per cambiare?”

E le risposte mi hanno messo ancora di più in depressione: “tu la fai facile, non hai figli, non hai famiglia”, “tu sei sempre via, ma qui dobbiamo sopravvivere e LORO comandano” (LORO chi?), “tu non puoi capire…”

Io non posso capire. Forse è vero, io faccio parte del gruppo degli irriducibili che fin dal liceo rompono le scatole per tutto, per le discariche, per l’amianto della cementifera, per le irrorazioni fatte con gli elicotteri. Ancora oggi ex compagni di scuola mi dicono che di me ricordano le polemiche…

Anche quelli che negli anni hanno perso i genitori a causa del mesotelioma si ricordano delle mie polemiche.

Ho l’impressione che la gente comune stia aspettando il crollo sperando di sopravvivere, sperando che “qualcuno” ci pensi. Aspettano un messia qualunque, anche di seconda mano, basta che li sollevi dalla responsabilità di prendere in mano la loro esistenza e di prendere il toro per le … palle!

Si, per le palle, perché per prenderlo per le corna ci vuole forza e ormai non credo ne sia rimasta molta in Italia.

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3 responses to “Depressione “tecnica”

  • KnockOut

    Comprendo bene il tuo stato d’animo. E la tua depressione è la mia. Ma devi rassegnarti, non ci sono speranze. Forse per chi può è meglio dimenticare.

    • TheRagpicker

      Depressione… purtroppo vedo amici scaraventati fuori dal lavoro con la scusa della crisi e intanto lo stato sociale non esiste più, distrutto con la medesima scusa. Poi apro i giornali e scopro che i politici e i loro leccaculo non fanno altro che perpetuare la loro presenza. Le banche vengono “salvate” e i correntisti gettati sul lastrico…
      Forse potremmo anche rassegnarci, ma penso sarebbe meglio contrattaccare. Purtroppo la gente si accalora per il campionato di calcio, ma non per il futuro dei figli…
      Che postaccio che è diventato questo paesucolo… insignificante come i suoi abitanti…

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