Il Baracchino ovvero: chiacchiere a 27 MHz

Chi ha vissuto gli anni ’80 e ’90 così come è capitato alla mia generazione non può non ricordare un oggetto che ai tempi faceva sognare almeno quanto un iPhone oggi: il Baracchino.

Con questi apparati si poteva trasmettere sulla cosiddetta banda cittadina (citizen band in inglese, da cui C.B.), erano relativamente economici e a fronte di una piccola tassa di concessione (ai miei tempi era di 15.000 lire, ora di 12 euro) si poteva mantenere il contatto con amici e conoscenti e anche conoscere persone nuove, un po’ come in un social network.

I primi C.B. risalgono, ufficialmente al 1973, quando il loro uso è stato legalizzato e regolamentato, ma da almeno un decennio esistevano i cosiddetti “pirati” che passavano le serate a chiacchierare in frequenza con apparati spesso autocostruiti e antenne filari nascoste sotto le grondaie delle case per sfuggire all’occhio dell'”escopost”. Un sottobosco di appassionati che spesso evolveva nei più professionali “radioamatori”e che costituiva il bacino di utenza dal quale il radiantismo italiano attingeva passione.

Ricordo le prime antenne costruite con pezzi di filo collegati al ricetrasmettitore con un aggeggio chiamato balun. Si riceveva un sacco di statica ma che ad ogni segnale ricevuto e ad ogni “controllo” positivo registrato faceva crescere la curiosità e la voglia di imparare altro e soprattutto di metterlo in pratica. C’era una rivista, Nuova elettronica, che ogni mese proponeva circuiti e piccoli progetti. Ci si passavano le nottate e quando si scopriva qualcuno che “modulava” usando un apparato autocostruito si cercava subito di apprendere nuovi trucchi e nuove tecnologie. Era un continuo scambio di informazioni che alimentava la passione.

I soggetti che popolavano quell’etere erano poi vari e variegati. C’era quello che faceva sempre “orecchie pelose” cioè passava le giornate ad ascoltare i QSO (chiacchiere…) degli altri, senza quasi mai entrare nelle conversazioni. Raccoglieva materiale per fare gossip o semplicemente teneva la radio accesa per farsi far compagnia. C’erano quelli che modulavano dall’auto mentre andavano o tornavano dal lavoro con radio più o meno modificate montate sulle automobili. Erano riconoscibili a distanza per le antenne che arrivavano anche a due metri! Ricordo che un amico aveva la sirio 2000 sulla panda 30 e scherzando diceva che con il vento contrario non riusciva a mettere quarta…le chiamavamo “barre mobili”. C’era chi invece alla radio ci parlava mentre lavorava ed erano i cammionisti, le cosiddette “barre pesanti” che modulavano principalmente sul canale 5. Avevano amplificatori talmente pompati che quando passavano sull’autostrada (a circa due chilometri da casa mia) mi azzeravano due canali sopra e due sotto il canale 5.

Io avevo il baracchino che si vede in fotografia: President Jackson. 240 canali, bande laterali, sintonia fine… un bel baracco! Sul tetto avevo una bella antenna di circa sette metri (vi lascio immaginare l’espressione di mio padre quando mi ha visto montare una roba del genere sul tetto di casa…). Si trattava di una Mantova 5, della Sigma. Belle soddisfazioni e belle chiachierate. Dal mio paesello coprivo facilmente fino a Milano e quando la propagazione era propizia riuscivo ad avere contatti anche in nord Europa ed in Spagna. Ma la parte migliore era passare le sarate invernali a chiacchierare con gente che era nel raggio di venti chilometri e condivideva la stessa passione per la radio. Non si rimaneva mai a corto di argomenti e c’era sempre qualcuno che “breakava” da lontano per far due parole e per sapere a che distanza ci si trovava per mettere una bandierina sulla mappa dei contatti.

Personalmente non sono contrario alle nuove tecnologie, anzi le uso estensivamente, ma un messaggio con Whatsapp o con Skype lo do quasi per scontato, mentre quattro chiacchiere in frequenza erano sempre legate al filo sottile della propagazione, del rumore di fondo e della confusione sul canale… Diciamo che avevano un sapore un po’ romantico e davano sempre il senso della scoperta, mentre internet la diamo come acquisita e ci infastidiamo quando la banda passante è poca o il server è lento. Quando il segnale era debole disegnavo una nuova linea per l’antenna o cercavo un amplificatore… o chiedevo ad altri di aiutarmi con la loro esperienza.

Sto pensando di rimettere in piedi la mia vecchia stazione… se passate per l’Oltrepò provate a breakare sul canale 20, non si sa mai, magari sono in frequenza e ci facciamo quattro chiacchiere ricordando i vecchi tempi 😉

73-51

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6 responses to “Il Baracchino ovvero: chiacchiere a 27 MHz

  • marghe61

    Che bel pezzo della nostra storia hai raccontato! Mi hai fatto tornare indietro di almeno trent’anni, quando mio papà lo utilizzava, aveva un nome in codice che ora non ricordo più e purtroppo Lui non è più in grado di dirmelo…..pazienza, ma mi è rimasto un bellissimo ricordo.

  • Daniele

    e si è cosi’ ..proprio ieri..accompagnando mio figlio di 12 anni…nella parte vecchia della casa,in quella stanza ormai inutilizzata da 30 anni e priva di riscaldamento ,rispolverando il mio vecchio cb ,,il mitico Midland 7001 e il lineare a valvole C.T.E. ancora su quel vecchio tavolo dal 1982 ai tempi della grande propagazione e dei mitici DX … ci siamo accorti che senza antenna nulla funzionava …..poi . armati di saldatore …qualke connettore ,il rosmetro….. 6 metri di filo di rame,da 4 mm, un ‘elastico per isolare i dipoli, ci siamo messi a tirare l’improvisata antenna dietro casa nell’orto…… accensione del baracchino e Via!!! la storia ricomincia……!!!

  • Umberto

    Ve lo ricordate il trucco tra due classi di frequenza col president jackson?

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