Canberra, giorni due e tre

Eccomi, ho saltato un giorno, ma ieri è stata una giornata un po’ particolare. La mattina l’ho passata a risolvere un piccolo problema elettrico sulla GS, dando fondo alla mia riserva di pazienza. Per quanto piccolo sia stato, il problema mi è comunque costato una mattinata di tentativi per riuscire finalmente a venirne a capo. Alla fine era entrata acqua nella centralina e l’arricchitore del carburante si era bloccato su massima apertura. La cosa buffa è che praticamente non funzionava più nulla neanche nel cruscotto. Ho dovuto riterminare alcuni cavi e cambiare un fusibile: ora funziona tutto… fino alla prossima!

Alle 11 avevo finito e finalmente anche il sole aveva fatto capolino. Ho deciso quindi di fare il turista… Sono andato a piedi verso il centro e dopo aver passeggiato per un po’ sono andato all’Army Memorial.

Si tratta di una costruzione notevole, dedicata ai soldati morti durante le due guerre mondiali, ma anche a coloro che sono caduti in Vietnam. Andandoci mi domandavo esattamente cosa ci fosse da ricordare, capisco perfettamente il sentimento che lega una Nazione ai propri caduti, ma mi son sempre detto che in una guerra non c’è nulla da ricordare. Mi sbagliavo, ovviamente. Camminando tra le sale perfettamente tenute, con personale sempre intento a pulire le vetrine e a illustrare ai visitatori ogni singola sezione ho potuto immergermi nelle fotografie, nelle descrizioni delle condizioni di vita (e di morte) delle persone che quelle battaglie li rappresentate avevano vissuto da entrambe le parti, così come i civili che ne avevano subito le conseguenze. C’è una sala interattiva in cui si entra nella carlinga di un Lancaster e una serie di filmati presentano i membri dell’equipaggio, con nome grado ed età al momento della missione, il tutto condito con la loro fotografia, sorridenti e giovani. Inizia la missione, l’aereo rulla sulla pista e la carlinga vibra forte. Si sente il comandante parlare ai membri dell’equipaggio e una voce narrante ci accompagna attraverso le fasi di avvicinamento. Gli Inglesi facevano le missioni di bombardamento notturno sulla Germania (sulle città tedesche, è bene ricordarlo…), mentre gli alleati americani bombardavano di giorno. Si sente il comandate che avverte tutti che mancano pochi minuti all’obbiettivo, poi arriva la “Flack” e i BF109F tedeschi a cercare di fermare i bombardieri. Si aprono i portelli delle bombe e 14 ordigni vengono sganciati in sequenza, poi il comandante urla che hanno un motore in fiamme e dice a tutti di tenersi pronti a saltare con il paracadute. Tutto vibra e sobbalza, ma un attimo dopo c’è solo il sibilo dell’aria. I motori sono spenti. Il comandante da l’ordine di saltare, lui non salterà, dovrà tenere l’aereo livellato per permettere agli altri di uscirne. Si sente il vento, si vede l’aereo cadere in una palla di fuoco. Dei 7 membri dell’equipaggio solo due si salveranno, verranno fatti prigionieri e poi liberati alla fine della guerra. La stessa voce narrante ci ricorda, mentre scorrono le fotografie dei morti, che quella notte altri 15 Lancaster non fecero ritorno e che centinaia di civili persero la vita…

Delle guerre si devono ricordare gli atti di altruismo come quelli di tale John Simpson, che continuò a trasferire i feriti a dorso di asino fino a quando non venne ucciso, durante la prima guerra mondiale, ma soprattutto, vedendo le fotografie delle persone ammassate in trincea, dei prigionieri di guerra o dei civili in zone di guerra, non bisogna mai dimenticare che la guerra è solo ed unicamente sofferenza e a parte qualche raro caso a combatterla ci finisce chi non si sarebbe mai sognato di farlo… come disse qualcuno un bel pezzo più bravo di me: “chi diede la vita ebbe in cambio una croce”.

Oggi ancora turismo, al museo di storia Australiana prima e poi a spasso per un circuito di “sentieri” attorno al lago Burley Griffin. Cominciamo col dire che a Camberra, come in ogni città australiana, ci sono letteralmente centinaia di chilometri di piste ciclabili e pedonali, dalle periferie al centro. Oggi, dopo la mattinata passata al museo mi sono fatto il giro del lago, 28 km… una bella camminata! Ci sono percorsi più corti, calibrati per una 10000 metri di corsa o per i giri in bicicletta. In ogni caso quel che si ha qui è semplicemente meraviglioso. Se si è appassionati di corsa o di bici questo è una specie di paradiso.

Sopra trovate le foto, ma non mi sono limitato al giro del lago, ho voluto anche vedere quella parte di Canberra che non è pubblicizzata nei depliant delle agenzie turistiche e sono andato dove mi avevano sconsigliato di andare. Fino ad ora, a parte un paio di mendicanti non avevo trovato nessuno che fosse meno che “in salute”. Ho voluto quindi vedere un suburbs non di quelli carini e con le aiuole pettinate di fresco. Ho messo in tasca la compatta e sono partito a piedi verso ovest.Il muro, il passaggio si nota quasi all’istante. A terra bottiglie di birra vuote, resti di mealboxes e aiuole malconce. Se mezzo chilometro prima c’era un cestino ogni venti passi qui non ci sono cestini e neppure si notano i sempre presenti addetti alla manutenzione. Consultando la cartina le linee dei bus arrivano fino a qui ma le corse si interrompono alle 21, mentre altrove continuano fino alle 2. Non mi aspetto nulla di particolare, ma immagino che qui ci siano “quelli che non ce l’hanno fatta”, quelli che non si sono adattati o che sono ai margini per qualche altro motivo. Sono abituato alle strade di Luanda o di Lagos, quindi sono tranquillo e la gente che incontro, pur se non propriamente amichevole mi ignora. Sono Australiani (quelli originali!), ma anche asiatici ed europei. Noto però che non li incontro mai assieme nella stessa zona. Sono perfettamente separati. Sono separati dal resto della città e tra di loro. Lo Stato qui è meno presente e anche le auto della polizia sono meno visibili. Non significa che non ci siano, solo pare quasi che preferiscano non esserci…

il disagio quindi esiste anche qui. Nei giorni scorsi non lo avevo visto perché nelle città e nelle campagne avevo visto le opportunità e avevo capito che sono l’unica cura al disagio… In questa periferia le opportunità sono limitate e il disagio, l’emarginazione e la microcriminalità crescono. Dove lo Stato crea o aiuta a creare le opportunità le generazioni non si perdono e contribuiscono al benessere della Nazione, dove per qualche motivo lo Stato manca le opportunità scarseggiano e cresce il disagio sociale. Non ho idea di come sia la situazione della criminalità, ma di certo dove ci sono buone opportunità di lavoro e di vita le organizzazioni criminali non hanno molta manovalanza a disposizione, al contrario diventa facile reclutare soldati dove non ci sono ne lavoro ne istruzione.

P.S. Si, lo so che ho scritto Canberra in due modi diversi… solo che il primo mi è venuto italianizzato… 😉

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2 responses to “Canberra, giorni due e tre

  • MARC

    Belle foto Manuel….ma cielo che “CIELO”….questo lo riconosco….fenomenale……come direbbe un mio ex-collega da Fantastimacchina….ricordando i fumetti dei fantastici 4, quando il cielo veniva disegnato completamente azzurro, come quello che hai fotografato………buona continuazione…..

    • jgwolf

      Davvero spettacolare il cielo… sulle città, incredibile sulle praterie, dove puoi far perdere lo sguardo in ogni direzione per centinaia di chilometri…

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