Arrivederci Dea

La Dea non ha avuto certo una vita semplice e forse per questo non era una persona facile. Nata nel ’23 nel Polesine, terra povera di pescatori e contadini. Cocciuti. Per generazioni avevano convissuto con il mare che voleva strappare loro la terra e come i loro antenati Veneziani avevano imparato a riprendersi quella terra palmo dopo palmo. Proprio per questo il Partito aveva deciso che quella gente poteva essere utile altrove e aveva preso le famiglie più povere e promesso loro un pezzo di terra in un’isola che molti non sapevano neppure dove fosse. Ma la terra ancora era palude e altra gente vi abitava. Non era importante, il partito voleva fondare una città per glorificare il leader e così partì, la Dea ancora bambina al seguito della famiglia per bonificare e coltivare un posto che ora si chiama Arborea in quell’isola meravigliosa che è la Sardegna.

Non è stato facile, ma questi Veneti e Friulani, cocciuti come i Sardi hanno bonificato la palude, strappato la terra al mare e coltivato… e proprio un friulano della stessa età della Dea entra nella sua vita. E la Dea diventa sposa a 18 anni e madre a 19, mentre il mondo brucia nella guerra… dopo due anni, nel ’44 sembra che la Sardegna verrà invasa e che quindi si debba fuggire. Fuggire, ma dove? A casa, nel Veneto a cucir le reti e a coltivare la barbabietola. Questo pensa la famiglia della Dea e si imbarcano sulla nave che li porterà a Genova e poi sul treno che non raggiungerà mai il Veneto. Sono braccianti, esperti nell’allevamento del bestiame e nella coltivazione della vite e quindi serviranno bene i possidenti dell’Oltrepò… e il treno si ferma, non hanno soldi per altre fermate, hanno solo la forza delle loro braccia.

Intanto la guerra mondiale per l’Italia diventa guerra civile, quasi un tutti contro tutti che troppi hanno trasformato in un’occasione per vedicarsi di torti veri o presunti. La Dea ha 22 anni ed un figlio di 3, è il ’45 e la guerra combattuta finisce, ma non finiscono le quotidiane battaglie che vedono i poveri lottare ogni giorno in un’Italia affamata dalla follia dell’Impero…

Ma lei ed il marito sono due testardi come muli e tirano avanti, tra una cascina e l’altra come braccianti, famei come si chiamavano da queste parti. Il sogno è una casa loro, un lavoro in fabbrica per avere più soldi da investire in un piccolo orto o una vigna… sogni piccoli, enormi!

La Dea sogna, e i suoi sogni ora si chiamano XXXX*, che nasce nel XX*. Anni diversi rispetto al decennio precedente. Quasi tutti sognano una vita migliore e il “boom economico” sembra li apposta per esaudire i desideri.

Dopo tanti sacrifici arriva anche la casa, piccola e senza orto, ma almeno è loro. Il marito lavora alla Snia a Pavia e il figlio maggiore trova impiego alla Necchi, sempre a Pavia. Sono gli anni ’60 e l’Italia è sempre in bilico tra PCI e DC, tra rivoluzione e golpe…

In quegli anni arriva anche il primo nipote e nove anni dopo la nipotina. Vicissitudini varie la costringono ad essere madre ancora, per loro. Ha fatto tutto quel che poteva, la Dea, per essere madre di quei due. Ci sono stati tanti sbagli e tante fesserie dette e mai realmente pensate, le nostre la Dea le perdonava in un momento anche se sembrava sempre burbera.

Gli anni ’80 passano assieme alle loro mode, arrivano gli anni ‘90 e nel ’92 la Dea diventa ancora nonna. Non riesce ad esprimere compiutamente il suo affetto per il nuovo nipotino, ma ne parla talmente tanto che si capisce bene quanto lo ama.

Con gli anni ’90 scivola via anche il secolo, quello in cui lei era stata giovane e che l’aveva vista attraversare anni difficili e momenti di gioia. Nasce un nuovo millennio e la Dea rimane a guardare dalla finestra della sua casetta un mondo che non capisce più.

I nipoti se ne vanno una in America prima e poi in Francia e l’altro in Africa. Lei però rimane, almeno per lui, il centro, il senso stesso della parola “CASA”.

La Dea è morta alle 5 del 27 Gennaio 2013 mentre sono lontano e non so neppure se potrò arrivare in tempo per salutarla…Quindi vorrei solo dire:

Arrivederci Dea, se hai avuto ragione tu dovrò chiedere un permesso per poter salire a trovarti in paradiso, se per caso avrò ragione io forse ci incontreremo ancora e saremo ancora bambini, tutti saremo bambini ancora e per sempre. Ti verrò a trovare in un posto che sicuramente assomiglierà al Polesine della tua infanzia, con gli uomini a cucir le reti e le donne a stendere le lenzuala bianche al sole del mattino.

Grazie di esserci stata, Nonna.

M

*P.S. Mi è stato chiesto di eliminare un nome ed una data dal post: detto, fatto….eliminati!

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7 responses to “Arrivederci Dea

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