Strane storie italiane

Credo che ormai non ci sia più molto da dire su quello che sta succedendo in Italia, siamo diretti verso la ripresa, la strada del rilancio è imboccata con decisione da almeno quattro anni, quindi il futuro sarà radioso e pacifico.
Il presdelcon Letta dice che attirerà gli investimenti esteri, e i fatti sembrano dargli ragione, per esempio gli spagnoli di Telefonica compreranno Telecom, e Air france diventerà padrona di Alitalia.

Bene, anzi aspetta, come mai gli spagnoli, che dovrebbero avere le pezze al culo, fanno shopping a casa nostra? E Air France non la voleva comperare anni fa, Alitalia, sborsando un pacco di quattrini?

Strano in effetti, gli spagnoli dove li hanno presi i 324 milioni di Euro necessari per arrivare al 66% delle azioni Telecom? Semplice, glieli prestano le banche spagnole, recentemente salvate con i soldi del fondo salvastati ESM, foraggiato anche dall’Italia, un cerchio perfetto, noi prestiamo i soldi all’ESM, che foraggia le banche spagnole che foraggiano Telefonica che compra Telecom.

Bello, un senso di armonia perfetto…. ma un momento, cosa se ne fa Telefonica di Telecom, un baraccone pieno di debiti?

Per esempio potrebbe licenziare senza pietà la pletora di dipendenti Telecom di troppo, e stiamo parlando di 12.000 persone, poi si farà cassa vendendo il pezzo pregiato della collezione, Tim Brasile, e poi Telefonica resterà padrona della rete telefonica fissa, che immagino sarà messa a frutto con il minimo possibile di manutenzione.

Ora che siamo tranquilli sul futuro di Telecom parliamo di Alitalia, nel 2006 il guru delle privatizzazioni Romano Prodi mise in vendita Alitalia con un’asta dalla quale i partecipanti, non appena capivano le condizioni di vendita, scapparono come conigli.

In pratica si poteva acquistare la società ma non cambiare nulla, come se io ti vendessi l’auto ma non puoi portarla dal meccanico… pazzesco, ma fu così.

Alla fine sembrava che Air France fosse comunque decisa, dopo una nuova serie di trattative, a comperare Alitalia, costo dell’operazione un miliardo, era il 2008 e Berlusconi, allora all’opposizione, disse che non bisognava vendere, che Alitalia doveva restare italiana.

I sindacati non firmarono l’accordo con Air France e questa ruppe le trattative, per una volta i sindacati ascoltarono Berlusconi, sino ad allora ritenuto il Demonio in persona. E Berlusconi trovò una soluzione brillante, una cordata di imprenditori italiani sborsò 300 milioni di Euro (come dite? Sono 700 milioni di Euro meno di Air France? Bravi, sapete far di conto) e divenne proprietaria non di Alitalia, ma della parte sana della società, perché la parte marcia venne messa in una bad company con tre miliardi di Euro di debito, che furono pagati da noi stessi.

Adesso la parte sana della società si è rivelata meno sana del previsto, e Air France si rifà avanti per comperala, spendendo la metà circa di quanto avrebbe speso nel 2008, e anche in questo caso preparandosi a tagli sul personale, stavolta si tratta di circa 2.000 persone.

Tranquilli, la ripresa è dietro l’angolo.

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