ENI’s way, la corruzione in Africa ed i commenti idioti

Questa mattina un amico, sapendo bene per chi lavoro e di cosa mi occupo mi ha segnalato un articolo che trovate a questo link

L’articolo in se non e’ fatto poi malissimo, purtroppo sacrifica sull’altare del sensazionalismo alcuni dettagli (chiamiamoli cosi’). Soprattutto riporta dei documenti ufficiali della camera bassa Nigeriana e la sentenza di una corte di arbitrato che suffragano abbastanza bene la tesi del giornalista che vorrebbe presentare i soliti manager italiani come sciagurati corruttori e i poveri Africani come vittime… Il probblema nasce dalla constatazione della realta’… in Nigeria (e non solo) la corruzione e’ praticamente istituzionalizzata e spesso gli affari si fanno attraverso conoscenze e frequentazioni a dir poco equivoche. Quello che non viene rimarcato a dovere e’ che coloro che hanno iniziato le trattative per far assegnare a BP e a ENI i diritti di sfruttamento di una certa concessione (in gergo blocco), ad un certo punto hanno cercato di “far le scarpe” ai loro referenti avvicinando direttamente il Presidente Nigeriano. Siccome avere degli intermediari non e’ assolutamente illegale (anche se discutibile) questi signori si sono rivolti ad una corte di arbitrato che era stata sicuramente decisa all’inizio delle contrattazioni (solitamente e’ inserita in contratto e non e’ mai una corte “locale”, ma una di fiducia di entrambi i contraenti del contratto).

Allora cosa manca per renderlo un articolo buono per una sana discussione? Semplice, il giornalista dovrebbe ricordarsi di far sapere ai suoi lettori che purtroppo mazzette e corruzione sono la norma in questo tipo di business e che tutto fila liscio quando nessuno crede di essere troppo furbo o diventa troppo ingordo. Nel qual caso la parte “lesa”, chiamiamola cosi’, tendenzialmente si incazza e ti pianta un casino di quelli epocali…

Personalmente trovo molto piu’ patetici alcuni (quasi tutti) i commenti, sia dei moralisti dell’ultima ora sia di coloro che dicono cose tipo “… ENI e’ una compagnia che sta cercando di fare grande l’Italia e i soliti giudici italioti la vogliono fermare…” Berlusconi ha realmente lasciato il segno.

Cominciamo con il dire che ENI, pur essendo controllata in parte dal Tesoro non crea ricchezza in Italia. Ha gli asset registrati all’estero e pure una banca tutta sua in Belgio. Non ci credete? verificate un po’ questo indirizzo: Banque ENI SA, Rue Guimard, 1A…. e normalmente i fondi transitano dalla Citibank di New York…. Altre sussidiarie hanno sede a Madeira o in Lussemburgo…. ma vabbe’… ci sara’ qualcuno che mi dira’ che in Italia non si puo’ fare impresa… io rispondo che il governo (ogni governo!!!!) invece di migliorare la situazione porta i fondi all’estero senza dichiararli al fisco italiano…. cioe’ a se stesso…e poi chiede a noi sacrifici e ci tratta come criminali se abbiamo un conto fuori dal Paese (dichiarato al riquadro D1 del mod 730).

Vorrei anche far notare che e’ illegale anche commettere reati all’estero e che se in un filone d’inchiesta emergono reati commessi all’estero i giudici hanno il dovere di approfondire le indagini a maggior ragione se ci sono coinvolti un mucchio di soldi. L’obbligatorieta’ dell’azione penale serve ad evitare la discrezionalita’ del magistrato che potrebbe decidere di non perseguire il potente per una ragione qualsiasi…

Ultima nota polemica: Non credo assolutamente che le altre Oil Company siano delle verginelle anzi so per certo che non lo sono, solo nella maggior parte dei casi sono molto piu’ caute (o forse furbe) e evitano di esporre al pubblico ludibrio le loro porcherie…

Personalmente credo che ENI debba rimanere statale e che debba covogliare tutti gli utili (esclusi gli investimenti) nelle casse dello Stato… sarebbe un buon modo di diminuire le tasse…

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