Le balle di Viggiano…

In questi giorni si è sentito di tutto e di più riguardo la politica energetica italiana e il cosiddetto referendum pro o contro le trivelle. A parte che raramente si sono sentite delle semplificazioni più banali usate come argomentazioni sia tra i sostenitori del sì sia tra quelli del no, rimane il fatto che paesi decisamente “civili” come la Norvegia hanno per anni portato avanti un programma di perforazione nel mare del Nord senza incontrare tutte queste tensioni sociali. In effetti sono considerati socialamente più avanzati di noi, quindi il problema non è nelle trivelle (che andrebbero chiamati impianti di perforazione), ma nella gestione delle licenze oltre che nell’applicazione delle leggi e dei regolamenti che dovrebbero garantire i cittadini contro frodi o inquinamento.

E qui casca l’asino. Noi Italiani siamo allergici alle regole, se queste si applicano a noi. Le amiamo molto se invece si applicano solo agli altri. Le invochiamo piangendo quando dobbiamo insegnare agli altri come vivere, ma (Gelmini docet) quando dobbiamo pagare una multa per divieto di sosta sosteniamo che lo Stato ci sta derubando…

E così finiamo a Viggiano, dove chi doveva vigilare sull’applicazione delle regole era colluso con chi le regole le scriveva e con chi le voleva infrangere…

Ma poi sento una giornalista affermare che non solo i rifiuti non venivano smaltiti propriamente, a fronte di soldi intascati per farlo, ma venivano (UDITE UDITE) re iniettati nei pozzi di petrolio esauriti. Nei blog se ne legge di ogni… cattivi, criminali… pompano quell’acqua sporca giù nei pozzi… assassini di falde freatiche!

Ma qualcuno ha un’idea di come è fatto un pozzo di petrolio? Bhe, magari semplifico un pochino anche io, ma nell’immagine qui sotto ci sono le linee generali.

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Nel pozzo vengono inseriti in sequenza tubi in acciaio con diametro sempre minore, cementati assieme per isolare le varie “zone” e aperti sul fondo verso il giacimento. Vorrei ricordare che il petrolio per definizione è una porcheria, ma che ha origine naturale e che naturalmente potrebbe inquinare le falde in caso di risalita in superficie lungo faglie. I laghi di catrame ne sono un esempio. Nel caso di un pozzo petrolifero si fa in modo che questo non avvenga isolando con massicce dosi di cemento e di acciaio il pozzo. Se alla fine della vita del pozzo sostituisco al petrolio che ho tolto l’acqua sporca di petrolio che ho usato per estrarlo faccio veramente dei danni?

Di certo sarebbe meglio un trattamento per ridurre i volumi, ma sicuramente poi dovrò trovare un posto sicuro dove mettere le melme residue… il fondo di un pozzo esaurito è il luogo più sicuro che mi viene in mente al momento. Si trova migliaia di metri sotto le falde protetto ed isolato da migliaia di metri di roccia e si cemento…

In questi giorni forse l’unica voce che abbia fatto una critica costruttiva riguardo ai referendum la trovate qui, su far di conto

Non si schiera da una parte o dall’altra, ma offre una lettura diversa, basata su statistiche che in fondo lasciano poco spazio all’interpretazione. La stagione del gas in Italia è agli sgoccioli: con tante finte battaglie si otterrà solo di essere in ritardo per lo sfruttamento delle energie rinnovabili…

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One response to “Le balle di Viggiano…

  • fausto

    Mi si evoca. Eccomi qua.

    La ragione per la quale la reiniezione nei giacimenti esausti è una soluzione da considerare è semplice: sono depositi di provata affidabilità, diversamente dalle soluzioni che improvvisiamo noi umani. Se un reservoir ha custodito senza perdite gas in pressione per milioni di anni, allora possiamo stare certi della sua tenuta nel tempo. Ha già avuto modo di dimostrarla.

    Il problema in queste operazioni è sempre e solo la qualità dei rivestimenti dei pozzi: è il passaggio critico, e dipende dal comportamento di chi lo esegue. Comunque condivido l’idea di base, è una soluzione valida sul piano tecnico (purché ben gestita!).

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