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New Rules from Paramount and CBS: The end of Star Trek Fan Films

WEAT_Poster.jpgHere we go, the Big Pig has delivered the rules for the followers.

I’m a Star Trek fan since the first time the TOS has been broadcasted by TMC in Italy, May 1st 1979. In all these years I followed every new series of the franchise: TNG, DS9, Voyager and Enterprise. Star trek has gone through highs and lows and I must admit that some of the movies were not up to the expectations, to use an understatement. Enterprise itself was not what Gene Rodemberry would have probably produced, but it wasn’t bad at all and it was getting better through the seasons. Unfortunately it has been cancelled at the end of the fourth season. The remake of Battle Star Galactica was probably much more appealing to the tv general consumer while a less “intense” tv show like Enterprise was considered too mild. It doesn’t really matter, at the end, coz Star Trek always had a socket of very fond supporters that have tried to direct the line of the productions keeping it close to the original groove marked by Roddemberry.

As Internet grew deep lots of these fans started a new experience right in the middle of Roddemberry’s path: Fan Films.

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It has been a natural evolution from novels and comics, all produced in house by fans. But nothing forbids a former Star Trek actor from being a Star Trek Fan and the FFP grew in quality and participation. Story were already really good, but today it is much easier to have semiprofessional equipment and high end post production. And in few years Sulu, Uhura, Checov and others appeared on fun films or started their own project. I started collecting all the fan films I could find and I took part in the fund rising of some of them. Last was Axanar, a fan film who promised to be a major revolution in the Fan Film Production.

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Studios quality and intriguing story are the business card of the production, but the Big Pig sniffed the danger…

In June 2016 Paramont and CBS delivered the rules for Fan Films. More than rules… a death sentence. No more than 15 minutes for a self-contained story, fund rising limited to $50k, no use of kickoff gadget, only mainstream crap from the official merchandizing. This are only few lines from a very detail rules and regulation which can be found here.

I mentioned the highs and lows of the franchise, well… few years ago the series was virtually dead with Paramount and CBS just greedily receiving their slice of royalties, without brewing anything new for the fans. The series has not been forgotten only thanks to the Fan Films and already the level was high (far before Axanar). Check out Starship Farragut or Star Trek Phase 2 (or new Voyages) or also Star Trek Continues and if you are a Star Trek Fan you’ll feel like a kid in a candy store. But now, by the haughtiness of the Big Pig, they are all condemned to die or to live a miserable life made of 15 minutes vignette.

Who’s the real victim here? The Fans? Maybe, but the real victim is the freedom of express ourselves, killed on the altar of greediness and profit. Star Trek has been elevated to pop culture which means that it should belong to people. I don’t think Paramount should give up its own right on the franchise but none should prevent anyone to produce out of his own pocket or through a found rising a movie based on the same “Universe” provided there is no profit in it or if there is a profit paying a percentage to the owners of the rights. Paramount and CBS have received only benefits from Fan Films of any quality. Star Trek Continues and New Voyages have used Kirk, Spock, Mc Coy and Scot together with all the other characters of the original tv show keeping them alieve, better, giving them new life and introducing them to a number of new fans.

In a bad (worse) interpretation of the rules I could also think that being the Re-Boot so distant from the original, Paramount and CBS don’t want any competition for the spin off series Star Trek Discovery… which could be as low in Star Trek relevance as Star Trek and Star Trek into darkness are.

Both the movies had clear mistakes straight from the beginning. One? The badge of the USS Kelvin was the same badge of the Enterprise, while the badges have been unified starting from the end of the original five year mission of the Enterprise. Before every space ship had its own…  I understand that this is for hardcore fans of Star Trek, but what would a Star War fan think if the Millennium Falcon would change shape in the next movie just to meet a marketing line?

 

I want to add another victim in this story: Star Trek and Roddemberry’s dream

BTW, I think the Big Pig won’t have my money for the new Star Trek movie… in case I will check the net if I really wish to give it a try…

 

Root Big Pig, Root


Questi li dovete vedere

Rubo due video da Usemlab, un portale dedicato all’economia che ha una corposa sezione multimediale, dove si trovano discorsi e interviste di leader ed economisti, spesso sottotitolati se non italiani.

I due video che vedete sotto sono invece tratti dall’ottimo film La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, ma sono sottotitolati come se a parlare fosse la Cancelliera Angela Merkel, l’argomento la crisi economica europea vista in due giorni diversi, il 5 e l’8 agosto. Una parodia divertente ma anche agghiacciante:

Questo è l’originale, con l’attore svizzero Bruno Ganz che interpreta uno dei migliori Hitler cinematografici, su youtube si trovano dedice di altre parodie basate su questo filmato, ma questa parla di cose reali, e purtroppo tragiche.


L’ultima spiaggia

Scritto nel 1957 da Nevil Shute, scrittore mainstream prestato alla fantascienza, L’ultima spiaggia fu un romanzo di grande successo, dal quale fu tratto un film con Gregory Peck e Ava Gardner, Fred Astaire e Anthony Perkins. Ma non è del romanzo e delle opere che ne furono tratte, per quanto affascinanti, che voglio parlarvi, piuttosto vorrei soffermarmi sul significato che la frase “Ultima spiaggia” riveste nel linguaggio comune.

Il termine ha il significato di estrema possibilità per evitare il disastro, fallita la quale non resta che l’abbattersi della catastrofe. Spesso già l’uso di questa espressione implica il fallimento, essere all’ultima spiaggia significa aver perso anche l’extrema ratio, non resta che morire, come succede ai protagonisti del romanzo.

Non per essere pessimista, ma credo che il nostro paese all’ultima spiaggia ci sia davvero arrivato, non vedo come potremo evitare di andare in rovina e diventare una colonia franco-tedesca. Gli avvenimenti di questi ultimi giorni credo abbiano dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che la nostra classe politica non sa cosa fare, ma ha un’idea ben chiara in mente: togliere alla carcassa ogni pezzetto di carne rimasto, prima che arrivi il crollo. Magari ci sono parecchi nostri politici che non si rendono conto di quello che sta succedendo, e credono ancora che l’italico stellone ci salverà, ma presumo che la maggior parte abbia capito. La desolazione italiana è sottolineata dalle dimissioni di Zapatero, che si sia d’accordo o meno con le idee dell’ex premier spagnolo va detto che lui, con coerenza, si è fatto da parte, permettendo ad altri, si spera portatori di idee nuove e risolutive, di prendere il controllo. E questo all’età di 51 anni.

A confronto i nostri ultimi primi ministri avevano 58 anni (Berlusconi), 57 (Prodi), 54 (Amato), 49 (D’Alema)  e 64 anni (Dini)…. quando hanno iniziato la loro carriera da premier. E non è che si siano ritirati, più o meno tutti ancora imperversano, Berlusconi addirittura ancora da primo ministro, alla fresca età di 75 anni. E proprio lui domani, mercoledì 3 agosto, andrà in parlamento a riferire sulla crisi economica.

E all’ultima spiaggia cosa dità il presidente, sarà un discorso epocale, con il quale porrà le basi per un rinnovamento reale del paese? Annuncerà che si fa da parte in modo da permettere un ricambio? O sarà il solito discorso vuoto e trito con il quale tirerà a campare un altro anno e mezzo?

Io ho una mia idea, ma non ho tempo per dirvela, devo andare ad avvitare la targa sulla mia Ferrari.


Orizzonti di gloria

Fare zapping oltre mezzanotte fa male, avrei dovuto saperlo, ma quando il telecomando ha intercettato l’inizio di Orizzonti di gloria sembrava logico pensare che guardare le prime scene e poi andare a letto non fosse granché difficile. E così mi sono trovato immerso in un film in bianco e nero del 1957 (ancora dovevo nascere), che peraltro avevo già visto, e sono andato a letto spaventosamente tardi.

Diretto da Stanley Kubrick, interpretato da un Kirk Douglas in gran forma e da una pletora di ottimi caratteristi, Orizzonti di gloria è un film antimilitarista, basato su fatti realmente accaduti a Souain, cittadina francese nella Marna, nel 1915. La storia racconta l’assalto a una munitissima postazione tedesca, il formicaio, azione voluta dal generale Mireau per ottenere una promozione e risoltasi in un disastro. Alla ricerca di un capro espiatorio il generale manda davanti alla corte marziale tre soldati che verranno inutilmente difesi dal colonnello Dax, comandante delle operazioni nonché avvocato di successo. L’estremo tentativo di Dax per salvare dalla fucilazione i tre soldati risulterà vano, anche se porterà alla rovina del generale, reo di aver ordinato all’artiglieria di sparare sulle proprie truppe.

Orizzonti di gloria è un film dove non si vede che un solo esercito, quello francese, e dove l’unica donna compare nel commovente finale, unico spiraglio di speranza in un panorama dove l’umanità sembra scomparsa, cinque minuti da antologia in un capolavoro del cinema.


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