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Effetto valanga

La fantascienza è piena di ottimi scrittori che non hanno raggiunto il successo globale e il cui nome non è famigliare a tutti, ma che hanno ugualmente scritto opere davvero godevoli, a volte piccoli capolavori.

Mack Reynolds appartiene a questa schiera di umili artigiani il cui lavoro non è stato dimenticato: Delobooks ha recentemente ripubblicato il suo romanzo Effetto valanga, scritto nel 1974 ma ancora (terribilmente) attuale.

Il romanzo è scritto in un’ottica ironica e paradossale, gli eventi prendono l’avvio in modo decisamente improbabile, la semplice decisione di non acquistare un eletrrodomestico, ma procedono davvero come una valanga, trascinando il mondo intero in un baratro economico di cui non si scorge il fondo.

Le varie soluzioni proposte dagli esperti falliscono miseramente o aggravano la situazione, mentre la popolazione si impoverisce e le risorse iniziano a scarseggiare.

Paradossale e incredibile, eppure sinistramente simile a quanto sta accadendo ora, non è vero?

Scritto con leggerezza e ironia questo romanzo potrebbe sembrare un semplice divertimessent, con le sue situazioni paradossali e i suoi personaggi improbabili, come il presidente degli Stati Uniti donnaiolo e ubriacone che cerca di farsi passare per un Santo.

In realtà Effetto valanga è una critica feroce al nostro sistema basato sulla crescita continua, Reynolds sa che i nodi, prima o poi, vengono al pettine, anche la fine ottimista sembra un ultimo sberleffo che sembra volerci dire come le soluzioni facili esistono solo nei romanzi.

Mack Reynolds, Effetto valanga (Depression or Dust, 1974), traduzione di Luca Volpino, Odissea Fantascienza 53, Delos Books, pag. 208, Euro 9,80. Ebook epub con social DRM, Euro 4,99.

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Una notte sulla E45 da Hirtshals a Milano, ovvero storie di rapimenti e di strani incontri

Era Febbraio 2003 e abitavo a Stavanger, in quel periodo andavo spesso ad Olen, a circa 200 km a nord dove l’impianto di perforazione di cui mi occupavo si trovava in cantiere per un periodo di manutenzione straordinaria. Guardando il calendario scopro che San Valentino cadeva di Venerdì e quindi si aprivano le porte per un bel weekend. Ero follemente innamorato di una ragazza che abitava (e ancora abita) nella nebbiosa pianura del Po, tra Lodi e Piacenza, in quei paesini dove quando c’è la nebbia hai bisogno del radar per trovare la porta di casa dopo aver parcheggiato l’auto in cortile… Organizziamo di trovarci a Linate per la serata di Mercoledì 11 Febbraio e io acquisto i biglietti aerei per il volo Stavanger Milano con KLM, sennonché non noto che il volo era programmato la mattina, mentre io credevo fosse per le 19 e 30. Perdo il volo e rimango semidistrutto per circa 10 minuti a pensare a cosa fare; alla fine decido di guidarmela tutta fino a Milano.

Parto da Stavanger e rischiando varie multe raggiungo Kristiansand giusto in tempo per imbarcarmi sul traghetto per Hirtshals, Danimarca.

Sbarco dal traghetto alla mezzanotte con altri 1650 km da guidare, ne ho già percorsi circa 400 in territorio Norvegese e alla fine della notte ne avrò più di 2000 sul contachilometri… un bel giretto. Comunque in Danimarca, lungo la E45 non c’è anima viva e guido abbastanza forte, sempre sopra i 140 km/h, sempre sopra il limite di 110 che vige da quelle parti. Dopo circa 3 ore e più di 350 km entro in territorio Tedesco. Il mio Golf comincia ad avere sete e decido di fermarmi al primo autogrill per fare rifornimento di nafta e di caffeina. A circa cento chilometri c’è Amburgo e trenta chilometri prima trovo una stazione di servizio autostradale con una serie di distributori disposti in una lunga fila coperti da una tettoia e ben illuminati. Accosto al più vicino al bar e scendo: fa un freddo cane con un vento teso e gelido che mi taglia in due. Apro il serbatoio e inizio a fare rifornimento, ma il vento oltre a farmi rabbrividire si porta dietro anche i singhiozzi di una donna. Alzo la testa e mi guardo attorno ed in quel momento un bestione calvo con il pizzetto nero e un gilet di pelle tipo Hells Angels esce dal bar e mi abbaia qualcosa in tedesco. Io rispondo in inglese e lui mi chiede, in inglese questa volta, se avessi sentito anch’io qualcuno piangere. Assieme controlliamo l’area del distributore fino a che troviamo nella zona più lontana dalla porta del bar una ragazza seduta a terra. Il primitivo le si avvicina e cominciano a parlare in tedesco, poco dopo l’aiuta ad alzarsi e assieme vanno verso il bar. Io finisco il rifornimento e poi entro per pagare e per prendermi un litro di caffè. La tipa è seduta in disparte e sta bevendo un enorme bicchiere di cartone di caffè caldo; si è sistemata i vestiti ed i capelli e sembra star meglio. Vado al banco e prendo letteralmente mezzo litro di latte e caffè e mi siedo un momento per rilassarmi e godermi il beverone. L’omone di cui sopra risulta essere il responsabile del bar in servizio notturno e mi racconta che la tipa è stata lasciata a piedi mentre si dirigeva verso Kassel. Ripenso alla mia road map e vedo che passo in prossimità di quella città, decido allora di offrirle un passaggio. Vado da lei e scopro che parla inglese senza alcun accento particolare e che osservandola bene non riesco a decifrarne l’età, potrebbe avere 20 o 40 anni, non si capisce. Però è vestita piuttosto bene, anche se sembra che si sia messa addosso metà del guardaroba…

A questo punto della storia voglio presentare la quarta protagonista di questa storia. Dopo me stesso, dopo il Primitivo e dopo la Ragazza in difficoltà è il momento di parlarvi della Vocina. Se ci pensate l’avete tutti una vocina interiore che vi avverte quando state facendo una vaccata o vi impone di fare qualcosa quando siete indecisi.

… Propongo alla Ragazza di fare un pezzo di strada assieme e lei, ovviamente (!), accetta. Partiamo in direzione sud e dopo pochi secondi la mia Vocina mi dice: bravo, hai fatto la tua buona azione, ma adesso lasciala dormire e stattene zitto.

Voi l’ascoltate sempre la vostra vocina? Io chiedo alla ragazza come si chiama e cosa ci facesse in piena notte in mezzo al nulla e lei mi dice che era con delle persone che la hanno abbandonata: in pratica non mi ha risposto assolutamente nulla… e la Vocina mi dice: Vedi? Devi stare zitto!

E infatti io chiedo perché l’avessero abbandonata, (la Vocina sospira). La tipa mi risponde che la sua avventura dura da un po’ e che è stata rapita… A questo punto la Vocina strilla “zitto, Zitto, ZITTO!”

Ma chi ti ha rapito, quei tipi che ti hanno poi abbandonata?…

 

La Vocina a questo punto stava dando di matto, ma ormai non si poteva più tornare indietro…

La tipa mi guarda e mi dice: “no, quelli che mi hanno abbandonata hanno solo avuto paura della mia storia, io sono stata rapita….”

Avete presente quel vecchio telefilm americano, the dragnet? (ne hanno anche fatto un film con Dan Aykroyd e Tom Hanks) Credo che in italiano sia stato tradotto come “la retata”… ricordate la sigla? Bene, inseritela qui…perché in questo esatto momento l’ho sentita nella mia testa: TAN TA TA TAN

“…Dagli alieni!”

 

 

 

A questo punto la Vocina è a pezzi e mi dice: “ ‘mbe, che vuoi da me? Non dire che non ti avevo avvertito…”

La tipa sta blaterando di esperimenti sessuali a cui è stata sottoposta e mi propone di vederne gli effetti… io chiedo scusa alla Vocina che sbuffa e si volta dall’altra parte e abbasso il riscaldamento fino al punto in cui il display mostra “LO”. Cerco di calmare la tipa e le propongo di riposare un po’… lei si tranquillizza e chiude gli occhi. A questo punto passo a 180 km/h… e se avessi potuto avrei chiesto al signor Scott di tirare fuori più potenza da quel motore, warp 5 poteva anche bastare. Raggiungo Kassel in circa 3 ore, non male per circa 400 km e la lascio appena dentro la città. Rientro sulla E45 e vado fino a Bregenz e poi entro in San Gallo, traforo del San Bernardino e giù fino al Canton Ticino e poi Italia… alle 15,30 arrivo a San Donato dove incontro la mia “morosa”. Quando le racconto la mia avventura mi guarda strano… chissà come mai…


La verità, di Robert Reed

La semplice stupidità riesce a spiegare tante cose, ma cercare altre motivazioni può essere terribilmente intrigante. Potrebbe essere questa considerazione che ha spinto Robert Reed, uno dei più talentuosi scrittori di fantascienza delle nuove leve, a scrivere questo romanzo.

L’assunto di partenza è semplice, poco tempo dopo la tragedia dell’Undici Settembre la polizia americana, intervenuta sul luogo di un incidente, scopre che l’auto uscita di strada trasporta abbastanza materiale fissile da costruire una bomba atomica. Il conducente aveva da poco passato la frontiera con il Canada e se non fosse uscito di strada niente avrebbe potuto impedirgli di portare il suo mortale carico in una qualsiasi città degli Stati Uniti.

Sembrerebbe un normale, anche se gravissimo, caso di terrorismo, se non fosse che il prigioniero è in grado di predire avvenimenti futuri con stupefacente precisione. Per quanto possa sembrare incredibile egli fa parte di un gruppo di integralisti islamici, 129 persone arrivate dal futuro per abbattere gli Stati Uniti, guidate da un capo chiamato Abraham: L’America si trova a dover fronteggiare una minaccia mortale, e indirizza tutte le sue risorse  alla ricerca degli altri terroristi.

Questo è il modo con cui Reed spiega la storia recente e immagina quella dell’immediato futuro: l’invasione dell’Afganistan e dell’Iraq, Guantanamo, le torture nel carcere di Abu Ghraib derivano dalla volontà statunitense di trovare ed eliminare i terroristi temporali.

La voce narrante è quella di Carmen, agente governativa incaricata di interrogare Ramiro, questo il nome del prigioniero, dopo che il suo predecessore e amico Collins si è suicidato. Quale verità può essere tanto sconvolgente da spingere un agente abile ed esperto a togliersi la vita?

Tutti i fili sospesi si riannoderanno nell’intenso finale, degna conclusione di una vicenda tesa e appassionante, una storia come non se ne vedono spesso.

Questo romanzo ha partecipato alle votazioni per il premio Hugo 2009, venendo battuto dal più tranquillizzante e new age La connessione Erdmann, della scrittrice Nancy Kress: ritengo che gli appassionati di fantascienza americani abbiano mal digerito un romanzo duro e spietato come questo, e credo di essere facile profeta se dicvo che risentiremo ancora parlare di questo autore.

Qui una recensione dello scrittore Giovanni De Matteo, per chi desiderasse approfondire.


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