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Frozen in the moment

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Nigeria…

Mercato ad Odugri

Mi capita raramente di fare post molto personali, ma quando ti dicono che devi ritornare in Nigeria un po’ di depressione ti prende e allora cerchi supporto…

Scuola ad Odugri

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Ci avrei gia’ passato 5 anni da quelle parti e speravo di aver gia’ pagato il mio conto. Evidentemente non e’ cosi’.

Piccioni Nigeriani… 😀

Serpentello…….

 


Back to Sydney

Ieri tappa interlocutoria… un bel trasferimento fino a Katoomba, sulle Blue Mountain. Non mi ero preparato gran ché e la Gopro se ne era rimasta scarica nello zaino. Bè, la strada è stata spettacolare, nel senso che solo i motociclisti possono capire… 😉

Tornanti secchi e serie di curve per oltre 90 km. Ho incontrato parecchi altri motociclisti  e devo ammettere che il limite di velocità è rimasto piuttosto solo soletto, diciamo dimenticato… Se la si guida senza strafare la GS se la cava bene nel guidato veloce, nello stretto risente del peso e dei pochi (?) cavalli, anche se la copia di cui è dotata aiuta ad uscire a fionda dai tornanti. Comunque nel guidato veloce si va bene… tenevo senza fatica il passo, nello stretto ho dovuto stringere i denti e, vuoi per i bagagli, vuoi perché magari gli altri non erano proprio scarsi 😉 ho fatto decisamente fatica ed al secondo rischio di fila mi son detto che era il caso di rallentare…

Oggi brevissimo trasferimento e sono arrivato a Sydney dove ho riconsegnato la GS. Ci siamo lasciati bene, nonostante l’inizio difficile e una sostituzione in corsa. Il mezzo consuma poco e viaggia bene, anche se i piccoletti come me fan fatica a muoverla da fermi.

Comunque rieccomi a Sydney, dopo 13 giorni esatti di chilometri e acqua e sole… e tutta questa meravigliosa Australia. E’ ancora presto per tirare le somme, ho ancora il 21 e (Maya permettendo) il 22 per godermi questa città. Per ora vi lascio qualche foto, domani la Canon farà gli straordinari…


Canberra, giorni due e tre

Eccomi, ho saltato un giorno, ma ieri è stata una giornata un po’ particolare. La mattina l’ho passata a risolvere un piccolo problema elettrico sulla GS, dando fondo alla mia riserva di pazienza. Per quanto piccolo sia stato, il problema mi è comunque costato una mattinata di tentativi per riuscire finalmente a venirne a capo. Alla fine era entrata acqua nella centralina e l’arricchitore del carburante si era bloccato su massima apertura. La cosa buffa è che praticamente non funzionava più nulla neanche nel cruscotto. Ho dovuto riterminare alcuni cavi e cambiare un fusibile: ora funziona tutto… fino alla prossima!

Alle 11 avevo finito e finalmente anche il sole aveva fatto capolino. Ho deciso quindi di fare il turista… Sono andato a piedi verso il centro e dopo aver passeggiato per un po’ sono andato all’Army Memorial.

Si tratta di una costruzione notevole, dedicata ai soldati morti durante le due guerre mondiali, ma anche a coloro che sono caduti in Vietnam. Andandoci mi domandavo esattamente cosa ci fosse da ricordare, capisco perfettamente il sentimento che lega una Nazione ai propri caduti, ma mi son sempre detto che in una guerra non c’è nulla da ricordare. Mi sbagliavo, ovviamente. Camminando tra le sale perfettamente tenute, con personale sempre intento a pulire le vetrine e a illustrare ai visitatori ogni singola sezione ho potuto immergermi nelle fotografie, nelle descrizioni delle condizioni di vita (e di morte) delle persone che quelle battaglie li rappresentate avevano vissuto da entrambe le parti, così come i civili che ne avevano subito le conseguenze. C’è una sala interattiva in cui si entra nella carlinga di un Lancaster e una serie di filmati presentano i membri dell’equipaggio, con nome grado ed età al momento della missione, il tutto condito con la loro fotografia, sorridenti e giovani. Inizia la missione, l’aereo rulla sulla pista e la carlinga vibra forte. Si sente il comandante parlare ai membri dell’equipaggio e una voce narrante ci accompagna attraverso le fasi di avvicinamento. Gli Inglesi facevano le missioni di bombardamento notturno sulla Germania (sulle città tedesche, è bene ricordarlo…), mentre gli alleati americani bombardavano di giorno. Si sente il comandate che avverte tutti che mancano pochi minuti all’obbiettivo, poi arriva la “Flack” e i BF109F tedeschi a cercare di fermare i bombardieri. Si aprono i portelli delle bombe e 14 ordigni vengono sganciati in sequenza, poi il comandante urla che hanno un motore in fiamme e dice a tutti di tenersi pronti a saltare con il paracadute. Tutto vibra e sobbalza, ma un attimo dopo c’è solo il sibilo dell’aria. I motori sono spenti. Il comandante da l’ordine di saltare, lui non salterà, dovrà tenere l’aereo livellato per permettere agli altri di uscirne. Si sente il vento, si vede l’aereo cadere in una palla di fuoco. Dei 7 membri dell’equipaggio solo due si salveranno, verranno fatti prigionieri e poi liberati alla fine della guerra. La stessa voce narrante ci ricorda, mentre scorrono le fotografie dei morti, che quella notte altri 15 Lancaster non fecero ritorno e che centinaia di civili persero la vita…

Delle guerre si devono ricordare gli atti di altruismo come quelli di tale John Simpson, che continuò a trasferire i feriti a dorso di asino fino a quando non venne ucciso, durante la prima guerra mondiale, ma soprattutto, vedendo le fotografie delle persone ammassate in trincea, dei prigionieri di guerra o dei civili in zone di guerra, non bisogna mai dimenticare che la guerra è solo ed unicamente sofferenza e a parte qualche raro caso a combatterla ci finisce chi non si sarebbe mai sognato di farlo… come disse qualcuno un bel pezzo più bravo di me: “chi diede la vita ebbe in cambio una croce”.

Oggi ancora turismo, al museo di storia Australiana prima e poi a spasso per un circuito di “sentieri” attorno al lago Burley Griffin. Cominciamo col dire che a Camberra, come in ogni città australiana, ci sono letteralmente centinaia di chilometri di piste ciclabili e pedonali, dalle periferie al centro. Oggi, dopo la mattinata passata al museo mi sono fatto il giro del lago, 28 km… una bella camminata! Ci sono percorsi più corti, calibrati per una 10000 metri di corsa o per i giri in bicicletta. In ogni caso quel che si ha qui è semplicemente meraviglioso. Se si è appassionati di corsa o di bici questo è una specie di paradiso.

Sopra trovate le foto, ma non mi sono limitato al giro del lago, ho voluto anche vedere quella parte di Canberra che non è pubblicizzata nei depliant delle agenzie turistiche e sono andato dove mi avevano sconsigliato di andare. Fino ad ora, a parte un paio di mendicanti non avevo trovato nessuno che fosse meno che “in salute”. Ho voluto quindi vedere un suburbs non di quelli carini e con le aiuole pettinate di fresco. Ho messo in tasca la compatta e sono partito a piedi verso ovest.Il muro, il passaggio si nota quasi all’istante. A terra bottiglie di birra vuote, resti di mealboxes e aiuole malconce. Se mezzo chilometro prima c’era un cestino ogni venti passi qui non ci sono cestini e neppure si notano i sempre presenti addetti alla manutenzione. Consultando la cartina le linee dei bus arrivano fino a qui ma le corse si interrompono alle 21, mentre altrove continuano fino alle 2. Non mi aspetto nulla di particolare, ma immagino che qui ci siano “quelli che non ce l’hanno fatta”, quelli che non si sono adattati o che sono ai margini per qualche altro motivo. Sono abituato alle strade di Luanda o di Lagos, quindi sono tranquillo e la gente che incontro, pur se non propriamente amichevole mi ignora. Sono Australiani (quelli originali!), ma anche asiatici ed europei. Noto però che non li incontro mai assieme nella stessa zona. Sono perfettamente separati. Sono separati dal resto della città e tra di loro. Lo Stato qui è meno presente e anche le auto della polizia sono meno visibili. Non significa che non ci siano, solo pare quasi che preferiscano non esserci…

il disagio quindi esiste anche qui. Nei giorni scorsi non lo avevo visto perché nelle città e nelle campagne avevo visto le opportunità e avevo capito che sono l’unica cura al disagio… In questa periferia le opportunità sono limitate e il disagio, l’emarginazione e la microcriminalità crescono. Dove lo Stato crea o aiuta a creare le opportunità le generazioni non si perdono e contribuiscono al benessere della Nazione, dove per qualche motivo lo Stato manca le opportunità scarseggiano e cresce il disagio sociale. Non ho idea di come sia la situazione della criminalità, ma di certo dove ci sono buone opportunità di lavoro e di vita le organizzazioni criminali non hanno molta manovalanza a disposizione, al contrario diventa facile reclutare soldati dove non ci sono ne lavoro ne istruzione.

P.S. Si, lo so che ho scritto Canberra in due modi diversi… solo che il primo mi è venuto italianizzato… 😉


Camberra

Eccomi a Camberra. Partendo da Bright questa mattina mi aspettavo di fare ancora una tappa sotto la pioggia ed invece a parte un inizio freddo e nuvoloso la giornata si è sviluppata bene e sono arrivato a Camberra con un bel sole e circa 30 gradi. La strada mi ha offerto ancora un sacco di panorami decisamente notevoli, con una prateria infinita mossa da basse colline fino a perdita d’occhio. Sono arrivato nella capitale australiana alle 15 circa e o quindi avuto il tempo di fare un primo giro a piedi della città.

Primo: se vi aspettate una capitale in senso europeo vi sbagliate di grosso. La città è stata costruita al solo scopo di essere la capitale federale dell’Australia, il sito scelto nel 1908 e i lavori sono iniziati nel 1913, comunque su Wikipedia trovate tutto.

Secondo: la prima passeggiata mi ha dato l’impressione di un luogo incredibilmente tranquillo e senza la “freschezza” culturale di Melbourne, ma domani approfondirò la cosa.

Terzo: A Sydney e a Melbourne avevo incontrato alcuni mendicanti, ma erano di origine “Inglese”, nel senso che erano europei, qui ho visto parecchi aborigeni per così dire spiantati, non nel centro, ma nelle zone più periferiche.

Nel centro ho visto gente di tutte le provenienze, ma erano principalmente turisti asiatici ed indiani, mentre gli immancabili cinesi qui hanno un po’ meno la prevalenza. Nelle altre città che ho visitato, piccole o grandi che fossero, soprattutto sulla costa, la ristorazione è al 90% in mano ai cinesi, con una piccola percentuale di tailandesi e coreani. Assolutamente di nicchia i ristoranti italiani, carissimi e super di lusso.

Domani un bel giro attorno alla città e poi vedremo cosa fare… per ora vi lascio con un po’ di foto.


Cambio di programma…

Partiamo da dove avrei dovuto essere a quest’ora. Sarei dovuto essere a Bright, circa 250 km a nord-est di Melbourne in una zona famosa in tutta l’Australia per la bellezza dei suoi paesaggi in stile alpino. Nella brochure che avevo recuperato su internet si parlava dell’Alpine Road come di una delle più suggestive di tutto il continente. Si affermava poi che in quella zona c’erano più chilometri di piste da sci che in Svizzera.

Dove sono invece? A Colac. Dov’è Colac? Bè, a dire il vero lo sanno in pochi anche in Australia tanto è vero che quando ho chiamato il bike rental per avvisarlo che la GS mi aveva abbandonato mi ha chiesto di fare lo spelling del nome e poi lo ha cercato su Google maps…

Nei due post precedenti ho dato una breve descrizione di quanto accaduto, in effetti una moto con neanche 6000 km non dovrebbe mollarti così, ma purtroppo sono cose che possono capitare e l’unica cosa è fare buon viso a cattivo gioco. Domani dovrebbe arrivare la moto di scorta e spero di potermi rimettere quanto prima in carreggiata. Di fatto dovrò cambiare il mio itinerario, quindi questa notte mi studierò le cartine e vedrò come gestire la cosa.

Se vogliamo inserire una nota polemica (ma si inseriamola, va… 😉 ), è dal 1992 che guido Kawasaki, ho avuto tutte le cilindrate da 500 in su fino a 1043, non mi hanno mai piantato a piedi e non ho mai dovuto fare nulla di più della manutenzione ordinaria, questa è la prima BMW e mi molla in mezzo alla prima vacanza in 6 anni… insomma, non un bel biglietto da visita per i signori di Monaco di Baviera.

Comunque un lato positivo c’è anche oggi: ho avuto modo di fare quattro chiacchiere con varie persone e ho conosciuto gente interessante. Un esempio su tutti e Safuan, libanese, comproprietario di un bar nel centro del paese. Laureato in lingue, ne parla una manciata, dopo aver lavorato per un po’ ad Abu Dhabi ha deciso di cambiare emisfero e ha investito un po’ di soldi assieme ad una signora australiana. E’ qua con la moglie e la figlia da circa tre anni e mi dice che di sicuro non se ne andrà…

Altro tizio particolare è il proprietario del garage dove ho portato la moto (concessionario Suzuki e Kawasaki). Quando ho scritto il mio nome e cognome sul documento di consegna del mezzo mi ha guardato e ha esclamato: Italia, Udine? Lo ho guardato senza capire, poi mi ha spiegato che sua moglie è di Udine. Quando gli ho detto che i miei nonni sono friulani mi ha fatto una tirata infinita sulle montagne del Friuli, come se ci fosse stato ieri. Quando ci siam sentiti la prima volta al telefono il suo problema era sapere se sarei stato io a saldare il conto o quelli del noleggio. Dopo aver scoperto che sono italiano e che in qualche maniera ho radici nella medesima zona della moglie il suo problema è diventato trovarmi una stanza per la notte. Per mia fortuna comunque, appena la moto mi ha piantato mi son trovato un albergo…

Anche oggi, purtroppo, non ho molte foto, ma qualcuna la posto ugualmente.


La BMW è una moto estremamente affidabile…

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In Germania, forse, qui ha scelto il giorno peggiore per lasciarmi a piedi… piove di brutto e sono a 500 km dalla mia metà per oggi…
Che culo!


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