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Drive all night

Drive All Night 5-11-1980

Credo che non si possa dire di aver veramente vissuto se almeno una volta non si è guidato tutta una notte…

per incontrare una persona

per andarsene da una persona

per aiutare un amico

per cercare qualcosa di nuovo dall’altra parte della notte

per tornare a casa

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L’importante e’ viaggiare

La politica mi ha stufato, Renzi non mi e’ mai piaciuto e la mandria di mantenuti in Parlamento mi disgusta. Quando mi prende male fino a questo punto mi rifugio nel passato e mi ritrovo quasi sempre a ricordare come sia iniziata la mia passione per la moto. Bhe, e’ iniziata con la bicicletta! Da ragazzino mi capitava spesso di uscire di casa in bici (mia nonna, la Dea, diceva che ero uno scapa’ da ca’…), con il mio ciclocross (la nonna delle BMX) o, come la chiamavano allora “saltafoss” e pedalavo fin sulle colline che prima di poter girare in bici mi sembravano gia’ cosi’ lontane ma che gia’ con la biciclettina cominciavano ad essere terreno di conquista. Nel 1980 purtroppo manco’ mio nonno e io ereditai la sua colnago. Il raggio dei miei giri si amplio’ e mi trovai a vedere il mio paesello dalla cima delle colline circostanti. Quel che piu’ conta vidi dietro le prime colline… altre colline e qualcuno mi aveva detto che subito dietro c’era il mare. Il MARE… fino ad allora per me il mare voleva solo dire Veneto! Nel 1981 compivo 14 anni… il cinquantino! Il mio era decisamente un cinquantino… Ciao Piaggio, anno di nascita settembre 1968: meno di un anno piu’ giovane di me! Da qualche parte di sicuro ho qualche foto, ma per ora mi dovro’ accontentare delle immagini recuperate da internet.

ciao

In salita non andava o almeno in quelle piu’ impervie c’era da pedalare e in pianura raggiungeva a stento i 50 km/h, ma e’ stato il mio passaporto verso un mondo piu’ vasto. Con in 2,5 litri di serbatoio facevo quasi 100 km, un giro al Penice ti costringeva ad un pieno al distributore vicino all’ipermontebello sulla strada del ritorno, ma vuoi mettere la sensazione di liberta’? Dopo 14 anni passati a vedere l’universo come compresso entro il raggio delle pedalate ora si poteva andare senza sudare fino al Penice e ritorno! All’inizio furono solo modifiche estetiche: sella lunga della GaMan, cupolino (!), extra luci anteriori (si ok… un po’ truzzo… ) poi arrivarono i pezzi Polini. Prima il 60, poi il 75, la Proma alta ed il carburatore 13/13 al posto del 12/10. Puleggia piu’ piccola e filtro dell’aria speciale completavano un Ciao da oltre 100 km/h… volava, letteralmente. Le ruote toccavano un metro si e 4 no… Fantastico!!! Nonostante le elaborazioni i momenti che ricordo con maggiore intensita’ sono le discese di notte a motore spento lungo una strada nota come la “Martinasca”. Una stretta lingua d’asfalto che scende per due chilometri abbondanti tra boschi e vigne. Si partiva la sera dopo l’imbrunire in un numero variabile di cinquantini e arrivati all’inizio della discesa si spegneva tutto. Buio pesto e poi… le lucciole, quelle vere, a segnare la strada. Meravigliosi sciocchi incoscienti. Io, il Montagna detto Elwood, Il Balilla, il Lele, Sbu’, Lurens, il Mister con la vespa e la Muda (se non sapete cosa sia poi ve lo spiego…), Ludigian detto “buttainprima” e pochi altri pazzi che nelle sere d’estate, stufi di stare seduti davanti al bar del Mufi’ partivano semplicemente per la voglia di sentir la strada scorrere sotto le ruote.

059_moto_beta_50_mx6

Nello stesso periodo avevo messo le mani su un altro pezzo da museo: Beta 50 mx6 da cross! Super elaborata con 75 competizione, Mikuni 26 e marmittona tonante… mi ha tenuto compagnia, ma in qualche modo l’enduro non era la mia strada ed e’ scivolata via senza lasciare molte emozioni.

gilera rv 125

Dimostrando che riesco ad arrivare speso tardi il 125 per me e’ arrivato tra i 17 ed i 18 anni. Era una Gilera RV 125 rossa fiammante: quanto la ho amata. Parca nei consumi e instancabile sul passo, mi portava ovunque. Val Trebbia, Val Nure, Santa Margherita Ligure… tanta strada, tanti ricordi e anche la prima vacanza in moto: 1986 Gatteo Mare. Poi indietro fino a Bologna e su per la Porretta e poi giu’ fino a Chiavari e Genova e ancora Val Trebbia e a casa. Io e Fuian, due inseparabili scapestrati.

La Gilera rossa mi ha abbandonato un giorno alla “Crus” in mezzo al mio paese passando lei sotto ed io sopra ad una macchina che ci aveva tagliato la strada in un sabato pomeriggio di mille anni fa…

Da allora sono passati tanti anni e tante moto, ma oggi mi va di ricordare loro… e quegli anni meravigliosi senza pensieri


A “spasso” per Port Harcourt

Salve a tutti. Lo scorso hanno di questi tempi tornavo da un fantastico giro in moto in Australia, tra Nuovo Galles del Sud e Victoria, con tappe in citta’ meravigliose come Melbourne e Sidney (qui se vi va trovate la storia del viaggio e un bel po’ di foto…da questo giorno in avanti). Per la legge della compensazione quest’anno niente Australia e niente moto… quindi vi porto a fare un giro in Nigeria con me!!!


Back to the base

Purtroppo internet mi ha abbandonato e ora sto sfruttando il wifi all”aeroporto  giusto  per dire che gli ultimi du giorni li posterò da casa…per ora sono in attesa del volo che mi porterà a Canton

A dopo…


Back to Sydney

Ieri tappa interlocutoria… un bel trasferimento fino a Katoomba, sulle Blue Mountain. Non mi ero preparato gran ché e la Gopro se ne era rimasta scarica nello zaino. Bè, la strada è stata spettacolare, nel senso che solo i motociclisti possono capire… 😉

Tornanti secchi e serie di curve per oltre 90 km. Ho incontrato parecchi altri motociclisti  e devo ammettere che il limite di velocità è rimasto piuttosto solo soletto, diciamo dimenticato… Se la si guida senza strafare la GS se la cava bene nel guidato veloce, nello stretto risente del peso e dei pochi (?) cavalli, anche se la copia di cui è dotata aiuta ad uscire a fionda dai tornanti. Comunque nel guidato veloce si va bene… tenevo senza fatica il passo, nello stretto ho dovuto stringere i denti e, vuoi per i bagagli, vuoi perché magari gli altri non erano proprio scarsi 😉 ho fatto decisamente fatica ed al secondo rischio di fila mi son detto che era il caso di rallentare…

Oggi brevissimo trasferimento e sono arrivato a Sydney dove ho riconsegnato la GS. Ci siamo lasciati bene, nonostante l’inizio difficile e una sostituzione in corsa. Il mezzo consuma poco e viaggia bene, anche se i piccoletti come me fan fatica a muoverla da fermi.

Comunque rieccomi a Sydney, dopo 13 giorni esatti di chilometri e acqua e sole… e tutta questa meravigliosa Australia. E’ ancora presto per tirare le somme, ho ancora il 21 e (Maya permettendo) il 22 per godermi questa città. Per ora vi lascio qualche foto, domani la Canon farà gli straordinari…


Canberra, giorni due e tre

Eccomi, ho saltato un giorno, ma ieri è stata una giornata un po’ particolare. La mattina l’ho passata a risolvere un piccolo problema elettrico sulla GS, dando fondo alla mia riserva di pazienza. Per quanto piccolo sia stato, il problema mi è comunque costato una mattinata di tentativi per riuscire finalmente a venirne a capo. Alla fine era entrata acqua nella centralina e l’arricchitore del carburante si era bloccato su massima apertura. La cosa buffa è che praticamente non funzionava più nulla neanche nel cruscotto. Ho dovuto riterminare alcuni cavi e cambiare un fusibile: ora funziona tutto… fino alla prossima!

Alle 11 avevo finito e finalmente anche il sole aveva fatto capolino. Ho deciso quindi di fare il turista… Sono andato a piedi verso il centro e dopo aver passeggiato per un po’ sono andato all’Army Memorial.

Si tratta di una costruzione notevole, dedicata ai soldati morti durante le due guerre mondiali, ma anche a coloro che sono caduti in Vietnam. Andandoci mi domandavo esattamente cosa ci fosse da ricordare, capisco perfettamente il sentimento che lega una Nazione ai propri caduti, ma mi son sempre detto che in una guerra non c’è nulla da ricordare. Mi sbagliavo, ovviamente. Camminando tra le sale perfettamente tenute, con personale sempre intento a pulire le vetrine e a illustrare ai visitatori ogni singola sezione ho potuto immergermi nelle fotografie, nelle descrizioni delle condizioni di vita (e di morte) delle persone che quelle battaglie li rappresentate avevano vissuto da entrambe le parti, così come i civili che ne avevano subito le conseguenze. C’è una sala interattiva in cui si entra nella carlinga di un Lancaster e una serie di filmati presentano i membri dell’equipaggio, con nome grado ed età al momento della missione, il tutto condito con la loro fotografia, sorridenti e giovani. Inizia la missione, l’aereo rulla sulla pista e la carlinga vibra forte. Si sente il comandante parlare ai membri dell’equipaggio e una voce narrante ci accompagna attraverso le fasi di avvicinamento. Gli Inglesi facevano le missioni di bombardamento notturno sulla Germania (sulle città tedesche, è bene ricordarlo…), mentre gli alleati americani bombardavano di giorno. Si sente il comandate che avverte tutti che mancano pochi minuti all’obbiettivo, poi arriva la “Flack” e i BF109F tedeschi a cercare di fermare i bombardieri. Si aprono i portelli delle bombe e 14 ordigni vengono sganciati in sequenza, poi il comandante urla che hanno un motore in fiamme e dice a tutti di tenersi pronti a saltare con il paracadute. Tutto vibra e sobbalza, ma un attimo dopo c’è solo il sibilo dell’aria. I motori sono spenti. Il comandante da l’ordine di saltare, lui non salterà, dovrà tenere l’aereo livellato per permettere agli altri di uscirne. Si sente il vento, si vede l’aereo cadere in una palla di fuoco. Dei 7 membri dell’equipaggio solo due si salveranno, verranno fatti prigionieri e poi liberati alla fine della guerra. La stessa voce narrante ci ricorda, mentre scorrono le fotografie dei morti, che quella notte altri 15 Lancaster non fecero ritorno e che centinaia di civili persero la vita…

Delle guerre si devono ricordare gli atti di altruismo come quelli di tale John Simpson, che continuò a trasferire i feriti a dorso di asino fino a quando non venne ucciso, durante la prima guerra mondiale, ma soprattutto, vedendo le fotografie delle persone ammassate in trincea, dei prigionieri di guerra o dei civili in zone di guerra, non bisogna mai dimenticare che la guerra è solo ed unicamente sofferenza e a parte qualche raro caso a combatterla ci finisce chi non si sarebbe mai sognato di farlo… come disse qualcuno un bel pezzo più bravo di me: “chi diede la vita ebbe in cambio una croce”.

Oggi ancora turismo, al museo di storia Australiana prima e poi a spasso per un circuito di “sentieri” attorno al lago Burley Griffin. Cominciamo col dire che a Camberra, come in ogni città australiana, ci sono letteralmente centinaia di chilometri di piste ciclabili e pedonali, dalle periferie al centro. Oggi, dopo la mattinata passata al museo mi sono fatto il giro del lago, 28 km… una bella camminata! Ci sono percorsi più corti, calibrati per una 10000 metri di corsa o per i giri in bicicletta. In ogni caso quel che si ha qui è semplicemente meraviglioso. Se si è appassionati di corsa o di bici questo è una specie di paradiso.

Sopra trovate le foto, ma non mi sono limitato al giro del lago, ho voluto anche vedere quella parte di Canberra che non è pubblicizzata nei depliant delle agenzie turistiche e sono andato dove mi avevano sconsigliato di andare. Fino ad ora, a parte un paio di mendicanti non avevo trovato nessuno che fosse meno che “in salute”. Ho voluto quindi vedere un suburbs non di quelli carini e con le aiuole pettinate di fresco. Ho messo in tasca la compatta e sono partito a piedi verso ovest.Il muro, il passaggio si nota quasi all’istante. A terra bottiglie di birra vuote, resti di mealboxes e aiuole malconce. Se mezzo chilometro prima c’era un cestino ogni venti passi qui non ci sono cestini e neppure si notano i sempre presenti addetti alla manutenzione. Consultando la cartina le linee dei bus arrivano fino a qui ma le corse si interrompono alle 21, mentre altrove continuano fino alle 2. Non mi aspetto nulla di particolare, ma immagino che qui ci siano “quelli che non ce l’hanno fatta”, quelli che non si sono adattati o che sono ai margini per qualche altro motivo. Sono abituato alle strade di Luanda o di Lagos, quindi sono tranquillo e la gente che incontro, pur se non propriamente amichevole mi ignora. Sono Australiani (quelli originali!), ma anche asiatici ed europei. Noto però che non li incontro mai assieme nella stessa zona. Sono perfettamente separati. Sono separati dal resto della città e tra di loro. Lo Stato qui è meno presente e anche le auto della polizia sono meno visibili. Non significa che non ci siano, solo pare quasi che preferiscano non esserci…

il disagio quindi esiste anche qui. Nei giorni scorsi non lo avevo visto perché nelle città e nelle campagne avevo visto le opportunità e avevo capito che sono l’unica cura al disagio… In questa periferia le opportunità sono limitate e il disagio, l’emarginazione e la microcriminalità crescono. Dove lo Stato crea o aiuta a creare le opportunità le generazioni non si perdono e contribuiscono al benessere della Nazione, dove per qualche motivo lo Stato manca le opportunità scarseggiano e cresce il disagio sociale. Non ho idea di come sia la situazione della criminalità, ma di certo dove ci sono buone opportunità di lavoro e di vita le organizzazioni criminali non hanno molta manovalanza a disposizione, al contrario diventa facile reclutare soldati dove non ci sono ne lavoro ne istruzione.

P.S. Si, lo so che ho scritto Canberra in due modi diversi… solo che il primo mi è venuto italianizzato… 😉


Camberra

Eccomi a Camberra. Partendo da Bright questa mattina mi aspettavo di fare ancora una tappa sotto la pioggia ed invece a parte un inizio freddo e nuvoloso la giornata si è sviluppata bene e sono arrivato a Camberra con un bel sole e circa 30 gradi. La strada mi ha offerto ancora un sacco di panorami decisamente notevoli, con una prateria infinita mossa da basse colline fino a perdita d’occhio. Sono arrivato nella capitale australiana alle 15 circa e o quindi avuto il tempo di fare un primo giro a piedi della città.

Primo: se vi aspettate una capitale in senso europeo vi sbagliate di grosso. La città è stata costruita al solo scopo di essere la capitale federale dell’Australia, il sito scelto nel 1908 e i lavori sono iniziati nel 1913, comunque su Wikipedia trovate tutto.

Secondo: la prima passeggiata mi ha dato l’impressione di un luogo incredibilmente tranquillo e senza la “freschezza” culturale di Melbourne, ma domani approfondirò la cosa.

Terzo: A Sydney e a Melbourne avevo incontrato alcuni mendicanti, ma erano di origine “Inglese”, nel senso che erano europei, qui ho visto parecchi aborigeni per così dire spiantati, non nel centro, ma nelle zone più periferiche.

Nel centro ho visto gente di tutte le provenienze, ma erano principalmente turisti asiatici ed indiani, mentre gli immancabili cinesi qui hanno un po’ meno la prevalenza. Nelle altre città che ho visitato, piccole o grandi che fossero, soprattutto sulla costa, la ristorazione è al 90% in mano ai cinesi, con una piccola percentuale di tailandesi e coreani. Assolutamente di nicchia i ristoranti italiani, carissimi e super di lusso.

Domani un bel giro attorno alla città e poi vedremo cosa fare… per ora vi lascio con un po’ di foto.


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