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Ah li taglia

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Veramente siamo ben oltre il secondo episodio della telenovelas Alitalia, che comunque vada finirà sempre allo stesso modo, saremo noi cittadini a pagare.

Il referendum che si terrà la prossima settimana vedrà la vittoria dei no, per cui lo stato si accollerà i costi di un ennesimo salvataggio in favore di una macchina mangiasoldi.
Molto interessante quello che dice la nota ANSA su un dettaglio della vicenda:
Invitalia, controllata al 100% dal Ministero dell’economia e delle finanze, ha come mission quella di salvare le aziende in crisi.“.
A parte che a questo punto anche la Bidoni & Toloni, che è in crisi, magari vorrebbe essere salvata, ma quello che deve fare Invitalia è in realtà questo:
Invitalia è l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia.
Dà impulso alla crescita economica del Paese, punta sui settori strategici per lo sviluppo e l’occupazione, è impegnata nel rilancio delle aree di crisi e opera soprattutto nel Mezzogiorno.
Gestisce tutti gli incentivi nazionali che favoriscono la nascita di nuove imprese e le startup innovative.
Finanzia i progetti grandi e piccoli, rivolgendosi agli imprenditori con concreti piani di sviluppo, soprattutto nei settori innovativi e ad alto valore aggiunto.
Offre servizi alla Pubblica Amministrazione per accelerare la spesa dei fondi comunitari e nazionali e per la valorizzazione dei beni culturali.
È Centrale di Committenza e Stazione Appaltante per la realizzazione di interventi strategici sul territorio.
Il tutto preso dal sito Invitalia… o in ANSA non sanno leggere, cosa di cui dubito, oppure siamo davvero nel mondo delle post-verità, Orwell aveva ragione, meglio affrettarsi a imparare la neolingua.


Caduta libera

Quando hai l’impressione di vivere in un romanzo di Franz Kafka, il magnifico autore di romanzi come Il processo e Il castello vuol dire che sei messo male, o è messo male il mondo attorno a te…. oppure siete messi male tutti e due. Sperando di non fare la fine di Gregor nel racconto La metamorfosi mi limito a guardare attonito il balletto che si sta svolgendo attorno alla cosidetta compagnia di bandiera, l’Alitalia. Non ne abbiamo mai parlato in termini lusinghieri, per chi viaggia molto Alitalia da anni non rappresenta la scelta migliore, certo che quello che sta succedendo adesso ha del surreale.

Sull’orlo del fallimento nel 2007 Alitalia venne messa all’asta dal governo Prodi, asta con condizioni ridicole, basti pensare che se ne occupò l’allora ministro Bersani, tanto che alla fine nessuno osò comperare la compagnia; Air France si fece avanti nel 2008 con trattativa diretta ma l’operazione fallì sul filo di lana grazie a un’azione combinata Berlusconi-Sindacati.

La faccenda terminò, apparentemente, con la divisione in due di Alitalia, una bad-company con un paio di miliardi di Euro di debiti, pagati con i nostri soldi, e una good-company venduta per circa trecento milioni a una cordata di italiani, i cosidetti “capitani coraggiosi”. Nonostante il costo dell’operazione (Air France offriva un miliardo e settecento milioni e si sarebbe accollata i debiti) mi sentii sollevato, Alitalia era finalmente privata, e lo stato non se ne sarebbe più occupato.
Adesso la situazione catastrofica, l’anno scorso ogni giorno la compagnia ha perso 800.000 Euro, i debiti passano il miliardo e anche il 2013 si presenta male, con 200 milioni di perdite nel primo semestre, e lo stato cosa fa?
Con gli stessi argomenti della prima volta parte alla riscossa, difendiamo l’italianità, se Air France si prende Alitalia porta i turisti in Francia e non in Italia e via delirando, si bruceranno soldi pubblici per un ennesimo inutile salvataggio: prima si è pensato di far intervenire le ferrovie, adesso siamo alle poste, chissà che l’esercito della salvezza non sia interessato.

Un altro interessante esempio di socializzazione delle perdite, un altro intervento inutile, sempre con un occhio agli amici, sempre con il balletto sull’orlo del vulcano.

E pensare che quei tonti degli svizzeri nel 2001 lasciarono fallire la Swiss Air e la fecero rinascere per venderla a Lufthansa, che da allora la ha risanata, assumendo più persone di quante ve ne fossero al momento dell’acquisto… evidentemente per loro la svizzerità non è da difendere a tutti i costi.


Strane storie italiane

Credo che ormai non ci sia più molto da dire su quello che sta succedendo in Italia, siamo diretti verso la ripresa, la strada del rilancio è imboccata con decisione da almeno quattro anni, quindi il futuro sarà radioso e pacifico.
Il presdelcon Letta dice che attirerà gli investimenti esteri, e i fatti sembrano dargli ragione, per esempio gli spagnoli di Telefonica compreranno Telecom, e Air france diventerà padrona di Alitalia.

Bene, anzi aspetta, come mai gli spagnoli, che dovrebbero avere le pezze al culo, fanno shopping a casa nostra? E Air France non la voleva comperare anni fa, Alitalia, sborsando un pacco di quattrini?

Strano in effetti, gli spagnoli dove li hanno presi i 324 milioni di Euro necessari per arrivare al 66% delle azioni Telecom? Semplice, glieli prestano le banche spagnole, recentemente salvate con i soldi del fondo salvastati ESM, foraggiato anche dall’Italia, un cerchio perfetto, noi prestiamo i soldi all’ESM, che foraggia le banche spagnole che foraggiano Telefonica che compra Telecom.

Bello, un senso di armonia perfetto…. ma un momento, cosa se ne fa Telefonica di Telecom, un baraccone pieno di debiti?

Per esempio potrebbe licenziare senza pietà la pletora di dipendenti Telecom di troppo, e stiamo parlando di 12.000 persone, poi si farà cassa vendendo il pezzo pregiato della collezione, Tim Brasile, e poi Telefonica resterà padrona della rete telefonica fissa, che immagino sarà messa a frutto con il minimo possibile di manutenzione.

Ora che siamo tranquilli sul futuro di Telecom parliamo di Alitalia, nel 2006 il guru delle privatizzazioni Romano Prodi mise in vendita Alitalia con un’asta dalla quale i partecipanti, non appena capivano le condizioni di vendita, scapparono come conigli.

In pratica si poteva acquistare la società ma non cambiare nulla, come se io ti vendessi l’auto ma non puoi portarla dal meccanico… pazzesco, ma fu così.

Alla fine sembrava che Air France fosse comunque decisa, dopo una nuova serie di trattative, a comperare Alitalia, costo dell’operazione un miliardo, era il 2008 e Berlusconi, allora all’opposizione, disse che non bisognava vendere, che Alitalia doveva restare italiana.

I sindacati non firmarono l’accordo con Air France e questa ruppe le trattative, per una volta i sindacati ascoltarono Berlusconi, sino ad allora ritenuto il Demonio in persona. E Berlusconi trovò una soluzione brillante, una cordata di imprenditori italiani sborsò 300 milioni di Euro (come dite? Sono 700 milioni di Euro meno di Air France? Bravi, sapete far di conto) e divenne proprietaria non di Alitalia, ma della parte sana della società, perché la parte marcia venne messa in una bad company con tre miliardi di Euro di debito, che furono pagati da noi stessi.

Adesso la parte sana della società si è rivelata meno sana del previsto, e Air France si rifà avanti per comperala, spendendo la metà circa di quanto avrebbe speso nel 2008, e anche in questo caso preparandosi a tagli sul personale, stavolta si tratta di circa 2.000 persone.

Tranquilli, la ripresa è dietro l’angolo.


Oggi siamo a -17

Non mi sono rincitrullito, oggi siamo, anzi sono davvero a -17. Considerato che sono in Angola e non in Norvegia è ovvio che non sto parlando della temperatura, ma come si usava quando si era a naja, sto facendo il conto alla rovescia. Tra 17 giorni mi accascerò su un sedile dell’Air France e volerò verso casa. Se qualcuno si sta domandando perchè non Alitalia (ammesso che io non sia l’unico a leggere questo post… ma poco importa, il blog è pubblicamente personale, ma di questo parliamo un’altra volta…), se qualcuno si pone questa domanda… beh, per quanto buffo, io ho una risposta, seppur basata solo sulla mia esperienza. Tanto per cominciare qui a Luanda fanno scalo tutti i major player del trasporto aereo Europeo (Air France, iberia, TAP, Lufthansa, BA, Luxembourg, Aeroflot) più Emirates, SA, Ethiopian, China Air, Namibian Air… tutte tranne Alitalia. Vabbè direte voi, non è che ci saranno tanti Italiani che volano in Angola. Può darsi che il numero sia più o meno simile ai Francesi… ma tant’è, Air Fance vola verso Luanda e Alitalia no. Ma se anche ci fosse mi toccherebbe far inquarzare il nostro (sigh!) primo ministro e volare comunque con Air France. Non sono anti Italiano, come potrei… semplicemente odio essere trasportato verso la destinazione sbagliata e poi sentirmi dire “li c’e’ un aereo della Ethiopian, con quello chi ha un biglietto di business potrà proseguire verso la destinazione originale, gli altri… vedremo domani”… E’ il caso di fare un po’ di chiarezza…

Alcuni anni or sono, era il 2007, lavoravo in Nigeria e il volo Milano Linate – Lagos era di gran lunga il più comodo per andare al lavoro. Ricordo che quella volta arrivo all’aeroporto e dopo alcune ore di attesa l’addetta al check in comunica che per motivi tecnici il volo era rimandato al giorno dopo. Mi sfrego le mani “evvai” penso “un giorno extra di vacanza”. Mi ripresento come da indicazioni il giorno dopo e questa volta,  anche se con qualche ritardo partiamo. Dopo il decollo la hostess di business ci comunica che sfortunatamente non andiamo a Lagos, ma ad Accra… “Come ad Accra?” chiedo io assieme ad altri passeggeri estremamente perplessi… La signorina ci risponde che una volta arrivati saremo riprotetti (si dice così) con altri voli… quali? altri…

Così arriviamo alle 2230 ad Accra e scopriamo che “gli altri voli” sono un volo strapieno della Ethiopian che può prendere a bordo solo una dozzina di persone. Io ed altri compagni di avventura chiediamo cosa ne sarà degli altri, principalmente del resto del mio equipaggio che non volava in business. Risposta: vedremo domani. Dove dormiranno?: Chiedete a quella persona, è un rappresentante locale dell’Alitalia…. e a questo punto i piloti e l’equipaggio del vecchio e decrepito boing 767 spariscono a bordo di un pulmino e vanno al loro albergo. Io chiedo garanzie per il mio equipaggio e non ricevo nulla di preciso… guardo gli altri e decidiamo tutti di rimanere assieme ad Accra. Chiediamo ad un confuso rappresentante Alitalia dove possiamo andare a dormire, qualcuno azzarda “andiamo dove dormono i piloti”. “non si può, non sono autorizzato, ma conosco un albergo verso il centro della città…” Ok, andiamo, ma prima abbiamo bisogno di un visto temporaneo per lasciare l’aeroporto. Poco dopo mezzanotte abbiamo ritrovato i bagagli ed ottenuto il visto. Saliamo su un paio di furgoncini ed andiamo verso il nostro albergo. Scopriamo che è di un parente della nostra guida… Una volta giunti a destinazione siamo piacevolmente sorpresi: l’albergo è relativamente bello e sufficentemente pulito. Io non mangio neppure e vado a letto.

La mattina dopo Alitalia ci contatta e ci dice che avendo rifiutato il volo della sera prima non sa come farci volare e che dovremo forse attendere altri due giorni… è troppo! Chiamo il mio ufficio di Lagos e dopo aver spiegato la situazione chiedo di saltare Alitalia e comprare i biglietti per tutti con la Virgin Nigeria. Dopo due ore è tutto fatto siamo prenotati sul volo delle 19.00.

Arriviamo a Lagos in serata e chiediamo al rappresentante Alitalia locale cosa diavolo fosse accaduto. Risposta: “La compagnia era talmente in arretrato con i pagamenti delle tasse e del carburante che il governo Nigeriano ha negato il diritto di sorvolo e quindi siamo andati direttamente allo scalo successivo”. Tutto questo si è protratto fino a che il governo Nigeriano non ha ricevuto concrete garanzie dal governo Italiano…

Perchè non volo con Alitalia? Perchè è già sufficientemente spiacevole finire semi abbandonato in piena notte in una città del West Africa, ma è ancora più triste vedere quanto siano diversi gli standard di servizio e di attenzione verso il cliente tra compagnie importanti e Alitalia. Non mi piace dover constatare che purtroppo non siamo all’altezza.

P.S. Vorrei far notare ai più distratti che essere in piena notte ad Accra senza sapere dove si dormirà e come si volerà verso la propria destinazione non è esattamente come perdere il treno delle 20.00 a Pavia…


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