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Drive all night

Drive All Night 5-11-1980

Credo che non si possa dire di aver veramente vissuto se almeno una volta non si è guidato tutta una notte…

per incontrare una persona

per andarsene da una persona

per aiutare un amico

per cercare qualcosa di nuovo dall’altra parte della notte

per tornare a casa

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Non riesco proprio a farci l’abitudine!

Oggi voglio dare ragione a Straf che dice che dovrei parlare un po’ di più di me.

Fare l’abitudine a qualcosa o qualcuno significa anche darlo per scontato. Se è una cosa negativa la si vede come una specie di croce da portare per la quale non si hanno soluzioni, se è positiva, lentamente se ne perde la meraviglia…

Io non riesco ad abituarmi.
Non mi abituo alle fesserie che si dicono nei talk show, riescono sempre a farmi cambiare canale. Ormai neppure li guardo più. Da anni
Non riesco ad abituarmi alla consapevolezza che c’è un sacco di gente che sta da schifo, ma soprattutto non mi abituerò mai ad un sistema che per funzionare prevede che molte persone stiano male.
Non mi abituerò mai alla presenza dei miei amici: è sempre un piacere enorme quando riusciamo a stare assieme, attorno ad un tavolo o ad una chitarra o magari solo sotto un portico a chiacchierare…
Non mi abituerò mai all’assenza degli amici andati, i ricordi riempiono solo parzialmente il vuoto che hanno lasciato. Come dice Ligabue… Ci vediam più tardi.
Non mi abituerò mai alla presenza di una donna nella mia vita, ma anzi sarà sempre una scoperta quotidiana. E sì, qualcuna è passata anche per di qua e io non la ho mai data per scontata.
Non mi abituerò mai all’assenza di una donna che ha lasciato un segno in tutto quello che mi circonda, imparerò a vivere dopo di lei, ma ci son cose che non passano anche dopo che ho detto basta.
Non mi abituerò mai a non avere una moto che mi porti a spasso per le mie colline e infatti fintanto che potrò guidarla, una sarà nel mio garage.
Non mi abituerò mai a non abbracciare una chitarra e parlare attraverso la musica che ne scaturisce, finché potrò continuerò a suonare, bene o male poco importa…
Non mi abituerò mai ai tramonti sulle mie colline, alle corse nei boschi, ai romanzi di Sepúlveda, ai racconti di fantascienza di Asimov, alle canzoni dei Dire Straits e dei Pink Floyd
Non mi ci voglio abituare, so che ogni attimo è unico ed irripetibile.
In un certo senso invidio il pesce rosso con i suoi tre secondi di memoria. Non si abituerà mai a nulla e avrà una vita di prime volte! Allo stesso tempo però non vorrei perdere i miei ricordi, i visi e le voci di tutte persone che ho incontrato nella mia vita e le immagini di tutti i posti che ho visto.

Che dici Straf, va bene così? 😉

 


Cercasi sogno, anche usato purché funzionante. Scambio con realtà in perfetto stato e con garanzia ancora da sfruttare

Anche oggi ho passato un po’ di tempo, poco a dire il vero, a guardare il cielo fuori dalla finestra della mia camera. Non si tratterebbe di una cosa così straordinaria, se questa finestra non si trovasse a quasi 5500 km a nord della mia posizione attuale. Se guardo l’orizzonte notturno sopra di me, vedo la Croce del Sud, mentre dalla “mia finestra” vedo Orione. Se osservo la mia vita come se sbirciassi fuori dalla finestra, la vedrei piena di esperienze e di panorami diversi, con un sacco di punti di vista sempre differenti e di certo tutto fuorché noiosa, ma da un po’ di tempo mi sento inquieto: manca qualcosa. Non è certo la voglia di scoprire, la curiosità è da sempre mia compagna. Ho iniziato seriamente a studiare musica per approfondire la mia passione per la chitarra, quindi anche la voglia di imparare è ben viva nonostante gli anni dell’università siano rimasti nel secolo (e nel millennio) passato… eppure mi pare di essere troppo ancorato alla realtà. Quella stessa realtà che mi ha salvato quando avevo bisogno di certezze ora mi tiene prigioniero.

La realtà è una gran bella cosa, ma esiste solo un minuto per volta e con l’andar del tempo diventa un po’ claustrofobica. I sogni invece esistono tutti assieme, si proiettano nel futuro e rendono leggerissimi i ricordi. Il presente diventa un ponte sul quale camminare leggeri per raggiungere un futuro che per quanto distante, inizia subito, nell’esatto momento in cui cominciamo a sognarlo.


Aretha Franklin

Apriamo l’anno con una delle voci più soul che siano mai apparse sul nostro piccolo pianeta, quella di Aretha Franklin, la prima donna a entrare nella Rock and Roll Hall of Fame, vincitrice di 21 Grammy Awards (si, esatto, ventuno, otto dei quali consecutivi).

Nata a Menphis nel 1942, dopo un difficile inizio segnato dal divorzio dei genitori e da quello con il primo marito Ted White, Aretha ha incontrato un successo globale, spaziando in moltissimi generi musicali, sempre con ottimi risultati, ma il soprannome di “Lady Soul” spiega efficacemente quale sia la sua vera impronta musicale.

La canzone che ho scelto è la celebre Think, presa dal film “The Blues Brothers”, una rara concentrazione di talenti in una scena indimenticabile, oltre ad Aretha troviamo Matt “Guitar” Murphy (il marito), Lou “Blue” Marini (il lavapiatti), John Belushi e Dan Aykroyd, mica male per una tavola calda.


Antonella Ruggiero

Genovese, una carriera iniziata negli anni ’70 e continuata, con una parentesi tra il 1989 e il 1996 a seguito della nascita del figlio Gabriele, sino a oggi, Antonella Ruggiero è una delle migliori cantanti italiane.

Il suo percorso la ha portata, dopo il debutto come solista, a diventare cofondatrice e cantante dei Matia Bazar, con i quali ha ottenuto una notevole serie di successi, e quindi di nuovo solista.  Raramente le interpreti di musica pop hanno un’estensione vocale come quella dimostrata da Antonella, che potremmo definire una cantante lirica rubata al teatro, al quale peraltro non ha fatto mancare alcune ottime interpretazioni.

Difficile scegliere tra i molti successi, ma credo che Vacanze romane sia il pezzo che rappresenta al meglio le qualità canore di Antonella.

il brano fu presentato a Sanremo e si piazzò quarto, canzone vincitrice  Sarà quel che sarà di Tiziana Rivale.

Chi è Tiziana Rivale? Già, me lo chiedo anch’io.


Joan Baez

La terza ragazza con la chitarra non è più tanto ragazza, dato che ormai ha raggiunto i settanta anni di età, ed è un vero e proprio mostro sacro nella storia della musica.

Joan Baez in mezzo secolo di carriera ha segnato un’epoca, ha cantato a Woodstock nel 1969, scritto  canzoni di impegno sociale, interpretato brani in italiano e spagnolo di vari generi musicali, vinto dischi d’oro e si è battuta per i diritti civili e contro il razzismo.

Una storia straordinaria, vissuta in un’epoca di grandi cambiamenti che spero possa ritornare.

La canzone che vi propongo è una cover di Bob Dylan, la celeberrima Blowin’ in the wind, in una interpretazione che mette in risalto le eccezionali doti canore dell’Usignolo di Woodstock.


Natalie Merchant

La seconda ragazza con la chitarra che vi presento è Natalie Anne O’Shea Merchant, origini italo-irlandesi (il cognome paterno è l’inglesizzazione di Mercante, mentre quello materno era O’Shea), dal 1981 al 1993 cantante dei 10,000 Maniacs, gruppo di alternative rock, e poi solitaria cantautrice.

Sono stato a lungo in dubbio nella scelta della canzone da proporvi, Natalie ha al suo attivo interpretazioni di classici come Space oddity o Because the night da brivido, ma alla fine ho optato per Nursery rhymes of innocence and experience, ballata tratta da una poesia di Charles Stanley Causley.

Questa lenta ballata è tratta dal  suo ultimo lavoro, Leave your sleep, un doppio CD con 26 canzoni basate su testi di poeti e scrittori, il tema è l’infanzia, un’opera matura e consapevole come se ne sono viste raramente negli ultimi anni.


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